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La rabbia dei cacciatori «Gettati al vento 400 euro tra tasse e bolli»
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I cacciatori sono sul piede di guerra per gli storni Ma si spera ancora nella deroga per il 2 ottobre «I danni ci sono ma sono meno evidenti degli ungulati»
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QUARRATA. Hanno preparato il capanno, rinnovato il porto d'armi, pagato l'iscrizione all'Atc, le assicurazioni, le tasse. La spesa si aggira intorno ai 300-400 euro. Ma per la maggior parte dei cacciatori quarratini e aglianesi, se non cambiano le cose, saranno tutti soldi buttati al vento: il divieto regionale di caccia allo storno, per loro, significa cancellare la stagione. L'unica speranza è nella deroga annunciata per il 2 ottobre. Anche su questo punto, però, sono molte le perplessità. 200 cacciatori iscritti alla Federcaccia aglianese, 500 a quella di Santonuovo-Quarrata. Di questi pochissimi sono quelli che praticano la caccia con il cane; la maggior parte è legata alla tradizione della caccia da appostamento, in questo territorio legata soprattutto allo storno: «Il problema - spiega Maurizio Ciottoli, presidente Federcaccia Agliana - è che c'è una limitazione per tutti quei territori che non hanno presentato danni riconducibili a un'eccessiva presenza di questi uccelli. Il fatto è che, mentre per gli ungulati, i danni alle imprese o abitazioni, sono ben visibili e constatabili, quelli legati agli storni sono meno evidenti: chi va a chiedere i danni perché gli storni beccano la frutta dagli alberi, o perché con il nido hanno intasato la grondaia? Eppure basta guardarsi intorno per vedere che ce ne sono tanti. Infatti spesso capita che vengano disposti abbattimenti a caccia chiusa e questo ha ancora meno senso, visto che in molti casi vengono fatti nei periodi di riproduzione». Il problema è anche economico: «Fino al 31 agosto non era ancora chiaro se la caccia allo storno fosse consentita o meno, nonostante la prima preapertura fosse il primo settembre - spiega Elisabetta Gori, presidente Federcaccia Santonuovo -. I cacciatori si sono quindi preparati a una eventuale apertura, che però non è avvenuta né alla prima, né alla seconda preapertura (il 5 settembre) e non avverrà neppure con l'apertura ufficiale del 19: si sono spesi invano centinaia di euro per tesserini, iscrizioni, rinnovi del porto d'armi, sistemazioni dei capanni: in zona, se non si caccia lo storno, non si caccia niente, o quasi. L'unica speranza è nella deroga ventilata per il 2 ottobre. Anche se è un controsenso permettere la caccia soltanto dopo il 2, quando ormai hanno beccato tutta l'uva, la frutta ecc. Questo incrementa l'abbandono della caccia da parte dei giovani: gli iscritti infatti sono sempre meno». «Non c'è ricambio - aggiunge Ciottoli -: l'80% dei miei iscritti ha più di 65 anni». Federcaccia ci tiene a fare un distinguo: «Vogliamo sottolineare la nostra estraneità con i bracconieri, con chi mette le tagliole o i bocconi avvelenati», afferma Gori.
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