Il Tirreno

Pistoia

LETTERA AD UN AMICO

Ci mancano i tuoi lampi che rischiaravano le nostre serate

Sinistra Ecologia Libertà   Coordinamento provinciale

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Caro Stefano, sono passati due anni dalla tua scomparsa ma è come se tu fossi ancora in mezzo a noi, un punto che si muove su questa biglia colorata che continua ancora a girare pericolosamente intorno al tombino dell'universo. Avremmo voglia di chiederti come siamo, visti dall'alto, ma non ti vogliamo provocare, magari ti scappa la parola giusta e non c'è luogo che ti possa tenere a freno.  Oltre le innumerevoli riunioni, con il futuro della sinistra sempre all'ordine del giorno, ci torna in mente il tuo modo di raccontare le cose con l'estro di chi deve montare la scena. Erano lampi che e più di una volta hanno rischiarato le nostre serate. Sapevi sbobinare i frammenti di tanti ricordi, piccole vicende popolari che alla fine sembrava di averle vissute anche a noi.  È vero, qualche battuta bassa in fascia protetta ti sarà pure scappata; in compenso non ti abbiamo mai sentito usare le solite frasi morte del politichese. E diciamolo, altri tempi quelli delle parole dette per emozionare, incantare.  Il tempo dei comizi imbandierati di rosso, col microfono che non funzionava quasi mai e la voce che usciva a colpi di mortaio, con delle "p" che spaccavano i vetri.  E la fabbrica? Con tanto di cane e padrone che ti guardavano attraversare il cancello, mentre la fotografia di Amintore Fanfani veniva incollata sul muro delle affissioni a debita distanza da quella di Giancarlo Pajetta.  Quel tempo e quelle immagini sono esplose in una nuvola di milza affumicata, imparentando gli atomi di chi era più o meno cristiano con quelli di chi era più o meno comunista.  Niente di male, anzi, ci piace pensare che l'idea del Cristianesimo sia stata covata insieme a quella del Comunismo, nello stesso guscio primordiale. E ora, dopo essere stati avversari smisurati. Dobbiamo fare squadra per fronteggiare una politica abbordata da una ciurma di pirati metropolitani.  Caro Stefano, a te queste cose le possiamo dire, perché dietro quella tua nebbiolina ironica riuscivi a nascondere le cose più dure: dobbiamo andare avanti anche se, certe volte, c'è un gran silenzio nelle nostre parole.  Un pensiero e un abbraccio da tutti noi.

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