Il Tirreno

Pistoia

Alla Marcia premiato don Luigi Ciotti

Marta Quilici
Don Luigi Ciotti premiato operatore di giustizia A sinistra l’assessore Chiara Innocenti
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Don Luigi Ciotti premiato operatore di giustizia A sinistra l’assessore Chiara Innocenti

Primo operatore di giustizia, i discorsi di Caselli e Cerullo

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 QUARRATA. Perché il male trionfi, basta che gli uomini del bene non facciano niente. Dobbiamo essere il risarcimento dei diritti per chi non li ha. Questo è per Davide Cerullo il tema della 17ª Marcia della giustizia.  Cerullo si è definito «un sopravvissuto alla camorra»: spacciando droga a Scampia, è finito in carcere dove si è «convertito alla legalità». Adesso si batte perché i bambini del suo quartiere abbiamo un'infanzia diversa dalla sua. Tante e intense le testimonianze che sabato sera si sono succedute sul palco di piazza Risorgimento a Quarrata, di fronte a una platea numerosa. Non poteva mancare il procuratore Giancarlo Caselli, decano della marcia, che ha puntato il dito verso un governo che «per sottrarre il premier al processo Mills che lo vede imputato, ha inventato prima il Lodo Alfano, poi il legittimo impedimento e infine il processo breve che non è altro che un processo ucciso prematuramente». Ha rinnovato l'appello alla Costituzione: «Questa politica invoca la tolleranza zero, ma elimina le intercettazioni con cui si sono scoperti e condannati pedofili, sfruttatori, corruttori, bancarottieri ecc».  Don Ciotti, presidente di Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, ha invitato al disgusto «verso chi pensa di recuperare denaro attraverso i tagli ai servizi, piuttosto che con la lotta all'evasione che, secondo l'Istat, oscilla tra i 255 e i 274 miliardi di euro. Disgusto verso la limitazione delle intercettazioni che hanno permesso finora a 14mila ragazze di uscire dal racket della prostituzione. Stima e riconoscimento, invece, per i magistrati e le forze dell'ordine che svolgono il loro lavoro in povertà di mezzi».  Il presidio di Libera Pistoia ieri sera donava gratuitamente ciocche di uva raccolta in terreni confiscati alla mafia in provincia di Foggia: «Togliere terreno alle mafie - continua Ciotti - e farci andare a lavorare onestamente la gente del posto è un grosso smacco alla criminalità che è talmente potente da mandare i suoi uomini in parlamento, come Di Girolamo mandato in Senato dalla 'Ndrangheta del clan degli Arena». A Don Ciotti è stato conferito ieri sera la prima edizione del premio "operatore di giustizia" da 10 mila euro, donati dal Circolo Oscar Romero, la Banca di Pistoia e una privata cittadina.

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