Il Tirreno

Pistoia

L’INTERVENTO

Quei 152 morti vicino all'inceneritore

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Un recente studio epidemiologico condotto in Francia sull'insorgenza di malformazioni al tratto urinario in bambini nati da madri esposte prima del concepimento o nelle primissime fasi della gravidanza ad emissioni di impianti di incenerimento di rifiuti ha identificato 304 casi di malformazioni di questo tipo diagnosticate nel periodo 2001-2003 nel sud est della Francia ove sono attivi 21 inceneritori ed ha evidenziato, entro 10 km dalla fonte ed in base all'esposizione a diossine calcolata su un modello di ricaduta, un rischio di insorgenza di malformazioni variabile da tre a quasi sei volte l'atteso.  Ancor più interessante dello studio stesso è però l'editoriale che compare nella prestigiosa rivista scientifica in cui lo studio è pubblicato ed in cui si afferma ciò che ormai da anni noi medici andiamo dicendo e cioè che questi impianti, oltre che immettere fumi in atmosfera, producono ceneri tossiche che da qualche parte vanno collocate, contribuiscono al riscaldamento globale e, soprattutto, una volta costruiti, vanno alimentati con rifiuti ed ostacolano quindi il diffondersi di pratiche molto più virtuose quali la riduzione e il recupero/riciclo.  Sempre dallo studio condotto in prossimità degli impianti a Forlì, si documenta, nel livello di esposizione citato e nelle sole donne, un aumento di ricoveri per: malattie renali (oltre il 200%) infarto, infezioni respiratorie, scompenso cardiaco ed un aumento di morte per tumori e complessivamente nell'intera area esaminata ben 116 decessi oltre l'atteso fra le donnenei 13 anni presi in esame.  Tutto ciò non deve stupire se si pensa che nelle emissioni di questi impianti, nonostante l'utilizzo di tecnologie adeguate, sono comunque presenti inquinanti di ogni specie. Del resto, da quanto di recente emerso sulla stampa, anche l'inceneritore di Montale non è stato da meno, se si sono registrati ben 152 morti per cancro in eccessonei soli Comuni di Montale ed Agliana, di Montemurlo, l'altro comune soggetto alle ricadute, non sono disponibilii dati.  E infine c'è davvero bisogno di continuare a fare studi per avvalorare ciò che il semplice e comune buon senso indica? Perché continuare a spargere veleni, tanti o pochi che siano, quando ne possiamo fare assolutamente a meno? Patrizia Gentilini, oncologa Comitato contro l'inceneritore

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