Il presidio
«Scarcerate mio fratello, è l'unico che mi aiuta»
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Giorgio Pagano nellatrio del tribunale Trentun anni, sulla sedia a rotelle, protesta da giorni nell'atrio del tribunale
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PISTOIA. Sulla sua sedia a rotelle, facendo lo sciopero della fame, ormai da giorni se ne sta davanti o nell'atrio del palazzo del tribunale. Una muta presenza per dar forza alla sua richiesta: «Scarcerate mio fratello, concedetegli gli arresti domiciliari affinché possa continuare a prendersi cura di me: al mondo ho solo lui». Giorgio Pagano, 31 anni, di Ascoli Piceno, è un ex imprenditore. A Bologna aveva quattro negozi, un'attività fiorente, fino a quando gli è stata diagnosticata la distrofia muscolare, in una rarissima forma il cui progredire non può essere contrastato dai comuni farmaci. Fino a un anno fa camminava, poi è stato costretto su una sedia a rotelle. Adesso vive con un defibrillatore nel petto e con la bombola d'ossigeno sempre pronta. Nella tarda serata di mercoledì, proprio davanti al tribunale, ha avuto l'ennesimo svenimento. Trasportato all'ospedale e visitato ha rifiutato il ricovero per tornare alla sua silenziosa protesta, incatenando la sua carrozzina nell'atrio del palazzo di giustizia. Suo fratello Nicola è stato arrestato dai carabinieri con dell'hascisc nell'auto. Adesso si trova in carcere a Pistoia in attesa del processo. «Soffro di gravissimi problemi di salute - spiega Giorgio - e non sono in grado di provvedere a me stesso. Lui è l'unica persona che mi ha sempre assistito». Nei giorni scorsi, ha scritto una lettera sia al pm che ha seguito le indagini sia al gip del tribunale che ha ordinato la custodia cautelare in carcere. Quindi ha presentato una formale istanza per la concessione degli arresti domiciliari al fratello. Istanza respinta dal gip. «Mio fratello ha sbagliato e deve pagare - precisa, spiegando di aver scritto anche al Presidente Napolitano e al ministro Alfano - Non chiedo che sia messo in libertà, che non venga giudicato. Ma perché devo pagare anch'io? Io non sono più in grado di camminare, di cucinare, di lavarmi. Era lui che mi aiutava in tutto. Non voglio protestare contro i giudici, vorrei soltanto che mi venisse data la possibilità di vivere quel che mi resta con mio fratello. In fondo anche la badante arrestata ieri perché picchiava quell'anziana malata di Alzheimer ha ottenuto gli arresti domiciliari...».
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