Il Tirreno

Pistoia

Festa laica e religiosa che la città celebra da oltre mille anni

Paolo Gestri
Festa laica e religiosa che la città celebra da oltre mille anni

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 PISTOIA. Festa doppia oggi a Pistoia, religiosa e civile, qualcosa che mescola devozione e passione, anima e corpo, l'intero "io" dei pistoiesi. Avendo duplice valenza, è una giornata da completare in due tempi: processione dei ceri e messa solenne del vescovo al mattino, corteo storico e Giostra dell'orso di sera e di notte. Con l'intermezzo di una "Conchiglia d'argento" per la contrada più storica e folcloristica. Gran finale con la proclamazione del rione vincitore e del cavaliere speron d'oro.  Ma ecco maggiori dettagli su questa giornata. La processione dei ceri ricorda l'usanza di donare alla Chiesa la preziosa cera. Composta da figuranti dei rioni, della Comunità e della Compagnia dell'orso, partirà alle 9,30 dalla piazzetta Romana. Attraversata la Sala, farà il giro attorno alla città vecchia, fino alla cattedrale dove sarà accolta dal vescovo. La messa solenne, durante la quale sarà rinnovata l'offerta dei ceri, comincerà attorno alle 11. A sua volta, il corteo storico (rioni, Gruppo storico del comitato cittadino, Compagnia dell'orso, rappresentanze comunali) partirà alle 19 dal rione del Drago, vincitore della scorsa edizione. Attraversata piazza della Resistenza e percorse via Carratica e via del Can Bianco sbucherà in via Cavour; girata quindi la vecchia cerchia di mura, arriverà in piazza del Duomo attorno alle 20,45. Ci si mette in ordine, "si caricano" i fantini, i cavalli scalpitano. Alle 21,30, primo gong della Giostra.  Tutto in nome della storia. Questo 25 luglio cade nel 1144º anniversario del culto di S. Jacopo, risalendo all'anno 866 il primo grazie dei pistoiesi al loro patrono. Temevano, i cittadini, di essere devastati dalle orde saracene, ma l'apostolo Giacomo fece loro la grazia di tenerle lontane. I festeggiameti religiosi cominciarono immediatamente, nel 1144, all'arrivo della reliquia dell'apostolo Giacomo, centro focale di tutta la festa, festeggiamenti che, appena un anno dopo, suggerirono di erigere in cattedrale una cappella speciale in onore del santo; così come si pensò in seguito ad una bella processione in pompa magna, da San Francesco alla cattedrale, passando da Sant'Andrea.  Per le feste civili, si dovette invece aspettare la fine del secolo. Ad organizzare sfilate, sfide e quant'altro si rendesse utile alla buona riuscita del loro 25 luglio, pensarono per primi i "buonomini", organizzatori del palio, di una fiera e pure una lauta colazione per i nobili nostrani e ospiti.  Solo le epidemie e le guerre hanno tolto dalla testa dei pistoiesi il lor gran santo. Si era partiti, nel Duecento, con il palio dei Barberi, cavalli purosangue senza fantino in corsa in linea retta da Pontelungo a piazza del Duomo. Tali furono le prime corse del palio, modificate nei secoli e che, all'inizio del XIV secolo, divennero parte integrante, ed intrigante, delle feste patronali. Come dire che a dare sostanza alla Giostra di oggi c'è tutta una tradizione, coinvolgente come per altre similari manifestazioni, soprattutto toscane, dal Palio di Siena al Saracino di Arezzo. La Giostra insomma è il grimaldello del nostro sentirci pistoiesi, nel segno di una competizione oggi finalmente festosa, al posto delle lotte civili di nefasta memoria.  Come giunse la reliquia. Pistoia deve al vescovo Atto il possesso della reliquia iacopea. Fu lui che, nel 1144, inviò al collega vescovo di Santiago di Compostella, mons. Didaco, due cittadini scelti tra i più onorevoli, Tebaldo e Mezzovillano, a chiedere il sacro cimelio.  Da parte sua la Provvidenza aveva disposto che a Santiago si fosse affermato come ecclesiastico di rango, tale messer Renieri da Pistoia, il quale, pregato "per salute e honore della sua patria" fece appunto da buon mediatore.  Alla fine, monsignor Didaco concesse un pezzetto d'osso della nuca del santo apostolo Giacomo, solo dietro solenne promessa di tenerla con reverenza con ventiquattro lampade sull'altare. Il viaggio di ritorno fu per mare.  Arrivata la reliquia a Pistoia, fu portata processionalmente in cattedrale, col vescovo in testa, tutto il clero, i magistrati ed infinito popolo.

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