Il Tirreno

Pistoia

«Il palio ormai è la festa di un giorno»

Saverio Melegari
A destra Ronaldo Lomi premia Antonio Niccolai al termine del Palio calcistico dei rioni del 2004
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A destra Ronaldo Lomi premia Antonio Niccolai al termine del Palio calcistico dei rioni del 2004

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 PISTOIA. C'era anche lui, nel 1974, fra quel manipolo di coraggiosi che decisero di ridare vita al "Luglio pistoiese". Era segretario dell'assessore Enea Cotti, ma Ronaldo Lomi, ex calciatore della Pistoiese, ci mise la faccia per essere uno dei protagonisti della rinascita.  Fratello di Alfredo, a lungo presidente del comitato cittadino, descrive la Giostra della rinascita come un qualcosa oramai distante nel tempo e parla di una città che ha difficoltà a vestirsi a festa e si accende solo negli ultimi due-tre giorni che anticipano il Palio.  E non vale nemmeno per tutti visto che «c'è chi va al mare mentre il 25 luglio i pistoiesi dovrebbero essere in piazza».  Con che spirito si decise di ripartire nel 1975?  «Tutti i rioni partecipavano in modo sano e, soprattutto, senza nessun scopo di lucro. Nessuno prendeva le ferie e gli amministratori locali si compravano i biglietti per assistere alla Giostra perché non c'erano gli omaggi».  Come viveva la città quegli anni della rinascita?  «Nonostante la rivalità, c'era uno spirito diverso da oggi perché tutti si sentivano partecipi. Ogni rione metteva in piedi iniziative e cene sia per tirare su qualche soldo ma, soprattutto, per stare insieme alla gente. Noi del Leon d'oro non stavamo solo in Porta San Marco, ma organizzavamo eventi anche a Candeglia e Santomato. Una volta, durante le prove, un cavallo saltò fuori dalla staccionata e investì un ragazzo: ci fu una partecipazione notevole di chi era lì e per tutta la notte, volontariamente, tante persone rimasero in piazza a rifare completamente tutto il recinto per renderlo più sicuro. Penso che oggi non si potrebbe più fare una cosa del genere».  A lei, però, stava particolarmente a cuore anche il Palio calcistico.  «Avevamo la fortuna di poter schierare in campo giocatori importanti, ognuno di loro sentiva l'appartenenza al rione e nessuno voleva perdere, anche perché si trovavano di fronte tantissimi spettatori. Siamo arrivati anche a 14.000 paganti ed eravamo preoccupati visto che lo stadio aveva una capienza inferiore. Oltre al calcio, poi, c'era anche l'opera e gli spettacoli: nel '75 portammo Lucio Dalla e ci costò 500.000 lire, poi venne anche Corrado negli anni seguenti».  Poi l'entusiasmo è scemato. Come mai?  «I primi anni, quando c'era qualsiasi iniziativa, capitava di dover mandare indietro la gente perché non c'era più posto e quando c'erano le prove della sfilata, che venivano fatte in piazza della Resistenza, le persone facevano a gara per indossare i vestiti e le donne si sfidavano per chi era la più bella. Poi, quando sono iniziati ad entrare gli enti privati e le associazioni c'è stata la svolta in negativo: i rioni sono stati emarginati, il pubblico si è allontanato. D'altra parte, era una manifestazione ben riuscita, tutti volevano inserirsi e c'era chi non digeriva che qualcuno venuto dal popolo si trovasse a parlare dentro lo stadio di fronte a diecimila persone».  Cosa bisognerebbe fare oggi per rilanciare il Luglio pistoiese?  «So che i rioni hanno provato ad aprirsi maggiormente ma non hanno trovato adesioni perché, ripeto, c'è chi il 25 luglio va al mare invece di stare a Pistoia. C'è bisogno di collegarsi con le componenti culturali e ricostituire i comitati rionali sulle basi di una volta».

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