Il Tirreno

Pistoia

La prima sfilata? «C'erano solo dieci figuranti»

Saverio Melegari
Littorio Nesti impegnato in una delle tante sfilate che lo hanno visto protagonista
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Littorio Nesti impegnato in una delle tante sfilate che lo hanno visto protagonista

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 PISTOIA. Quando si pensa all'organizzazione della sfilata storica, un nome balza alla mente: Littorio Nesti.  Con la sua abilità e la sua volontà di tenere vive le tradizioni medievali, è riuscito a far decollare e tenere vivo l'interesse verso una sfilata che rende i festeggiamenti di San Jacopo ancora più unici.  Rionale del Drago, è stato fra coloro che hanno guidato la rinascita della Giostra a metà anni Settanta, oltre che responsabile insieme a "Bruschino" del carnevale dei ragazzi in porta Carratica.  Come nacque in città la voglia di fare la sfilata?  «Con la vestizione di San Jacopo. Nel 1977 ideai insieme ad altre persone la prima sfilatina: erano dieci ragazzi che partivano dal Comune e consegnavano a vigili del fuoco il mantello del santo. Il primo anno c'erano trenta persone in piazza, tra cui il Gasperini con la sua bicicletta che mi disse: "Ho visto S. Jacopo vestito a festa, Nesti non demordere e continua così". Ha avuto ragione».  Qual'è stato il problema più grande nell'organizzazione della sfilata?  «Non avere mai una sede fissa visto che abbiamo girato tutta la città trasferendo, ogni volta, enormi quantità di vestiti. Ho cercato di tirare avanti la comunità e siamo riusciti a vestire centinaia di ragazzi. Il nostro lavoro durava tutto l'anno perché c'era sempre qualcosa da sistemare perché tutto fosse in ordine il giorno della sfilata».  Se oggi esiste ancora il tutto, quanto merito hanno i "padri fondatori"?  «Direi quasi tutto, visto che senza di loro non saremmo arrivati ad oggi. Sarebbe bello ricordare tutti quelli che, nel 1975, presero parte alla rinascita, anche se sono dimenticati dalla città».  Come mai, invece, non si respira più quell'entusiasmo di una volta?  «I rioni tendono a chiudersi in se stessi e rimangono distanti dal popolo. Negli anni Settanta, al Drago, con "Bruschino" organizzavamo le cene e non facevamo pagare perché chiedevamo aiuto a tutti: si andava dal macellaio e si chiedeva di portare un chilo di macinato e così via. Oggi non succede più e per questo dico: muovetevi e vedrete che la gente ha ancora voglia di riconoscersi nei rioni».  Se fosse lei il presidente del comitato cittadino, quali soluzioni attuerebbe per migliorare la Giostra?  «Intanto eliminare le interruzioni per sistemare la pista: la corsa deve durare un'ora e mezzo al massimo. Poi sistemare decorosamente i figuranti sulle tribune e, infine, chiudere il 31 luglio con l'ammainata dei gonfaloni e la consegna ufficiale del "cencio" e dello Speron d'Oro perché attirerebbe tanta gente. Era un'idea di Montalvo Bellari che fu fatta solo per qualche anno».  Due anni fa è uscito dai responsabili della sfilata: come mai?  «Sono venuto via dopo 34 anni e senza una riconoscenza. Con Attilio Tuci ed il figlio Christian ho formato un nuovo gruppo che si chiama "Primo Comune d'Italia 1105" voluto da Federico Barbarossa per la lealtà che i pistoiesi ebbero nei suoi confronti. A 73 anni mi sono rimesso in gioco, siamo in 43 con vestiti completamente nuovi. Abbiamo già sfilato da qualche parte, ma il prossimo 5 settembre in piazza del Duomo alla presenza del sindaco faremo l'inaugurazione ufficiale. Ma domenica per la Giostra non ci saremo».

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