Il Tirreno

Pistoia

«Imprenditori miopi e istituzioni assenti»

M.Q.
L’imprenditore Alberto Nieri
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L’imprenditore Alberto Nieri

Nieri punta il dito sul crollo del salotto imbottito made in Tuscany

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 QUARRATA. Quasi 600milioni di euro di fatturato persi nelle esportazioni dal 2001 al 2007; più di 222 milioni di euro in meno sul mercato interno; quote di mercato internazionale crollate dal 31,1% del 2000 al 15,8% del 2006. Quello del mobile imbottito sembra un bollettino di guerra. Ma la ricetta per la sopravvivenza non è la delocalizzazione, scelta miope e illusoria che ha fatto andare a fondo il settore; e parte della colpa è anche delle istituzioni: lo dice Alberto Nieri, presidente del Gruppo Industriale Nieri, commentando la profonda crisi del mobile che in dieci anni ha perso numeri e credibilità.  «È necessario riportare il Made in Italy ai fasti di un tempo - dice Nieri - ma istituzioni e imprenditori devono fare la loro parte. Paghiamo a prezzo salatissimo scelte imprenditoriali miopi e un coordinamento istituzionale inadeguato, anzi, inesistente».  Il Gruppo Nieri approverà il bilancio entro fine giugno e, stando alle stime, chiuderà in pareggio: «Un risultato, oggi, che vale come una crescita del 30% di dieci anni fa».  Il rapporto tra gli imprenditori e la delocalizzazione si è fatto sempre più stretto, per un abbattimento dei costi del lavoro come escamotage contro la crisi. Ma questo ha comportato un rischio: quello di un Made in Italy "annacquato".  «A Quarrata, nel 2000 - spiega Alberto Nieri - le aziende del mobile imbottito erano circa 400. Oggi è un mortorio. La colpa non è della qualità dei prodotti e del Made in Italy non più attrattivo, ma di coloro che hanno svenduto il nostro know how, che hanno delocalizzato per fronteggiare, temporaneamente e ciecamente, la crisi. Invece di tutelare il marchio italiano, si sposta la produzione, si mette un timbro e tutto è risolto».  Da gennaio a novembre dell'anno scorso, le esportazioni di mobili sono crollate del 10% in Germania, del 34,7% in Gran Bretagna, del 34,2% in Russia, del 32% negli Usa (dati Cosmit/Federlegno). Ma la colpa non è del divano italiano: «Il Made in Italy è vivo - commenta Nieri - altrimenti perché i produttori asiatici, e soprattutto cinesi, chiamano le proprie aziende con nomi italiani come "Violino" o "Alberta Salotti"?».  A proposito della Nieri: «Il nostro marchio - continua - non è 100% Made in Italy, ma 100% Made in Tuscany: fin dal 2000 sapevamo che dislocare e abbattere i costi di produzione avrebbe pagato nei primi due-tre anni, ma poi sarebbe stata la fine. Abbiamo resistito: produciamo tutto qui, in Toscana, dai disegni fino all'ultimo supporto in legno».  E sulle istituzioni: «Il 90% delle aziende che operano in questo settore sono piccole e medie imprese con meno di 16 addetti. E ora sono rimaste sole. Vengono stanziati fondi pubblici per partecipare a una fiera in Indocina e neanche un euro per partecipare, in Italia, al Salone del Mobile di Milano, la più importante fiera al mondo! Non c'è coerenza».

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