Il Tirreno

Pistoia

Pistoiese e pratese accusati di aver contattato una loro vittima per chiedergli i soldi indietro

Condannati per usura, tornano in carcere

Paolo Nencioni
Condannato per usura 3 mesi fa pistoiese è tornato in carcere
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Condannato per usura 3 mesi fa pistoiese è tornato in carcere

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 PRATO. Appena tre mesi fa avevano patteggiato una condanna per usura ed erano stati rimandati a casa, uno con l'obbligo di firma, l'altro agli arresti domiciliari. Ma martedì sera per Pietro Cozzolino, 37 anni, di Montemurlo, e Giovanni Tommasi, 47 anni, di Pistoia, si sono nuovamente aperte le porte del carcere della Dogaia.  Ai due il sostituto procuratore del tribunale di Prato Eligio Paolini contesta di aver contattato più volte uno degli imprenditori che li accusavano di aver fatto prestiti a usura, per chiedergli di onorare comunque il "debito".  Una storia veramente insolita, perché Tommasi e Cozzolino, difesi da Costanza Malerba, Federico Febbo e Gabriele Terranova, non potranno essere processati di nuovo per lo stesso reato, ma il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto che siano pericolosi per chi li aveva accusati al processo.  I contatti proibiti con un imprenditore edile di Montemurlo sarebbero avvenuti nel mese di aprile. L'uomo avrebbe riferito in Procura di essere stato avvicinato sia da Cozzolino che da Tommasi e da loro familiari con la richiesta di rendere quello che gli era stato prestato. Sul tenore della richiesta ci sono due ipotesi. L'accusa sospetta che i due usurai volessero il capitale (circa 150.000 euro) oltre agli interessi, mentre la difesa dà un'interpretazione più benevola, e cioè che Tommasi e Cozzolino volessero rientrare in possesso del solo capitale. Tommasi avrebbe fatto anche qualche passo formale per sapere se era possibile fare un'ingiunzione legale.  L'imprenditore edile, uno dei tre che denunciarono i due usurai, ha riferito agli inquirenti che si è trattato di vere e proprie intimidazioni e ora si faranno accertamenti per capire che cosa è davvero successo.  In ballo, come detto, ci sono quei 150.000 euro, solo una piccola parte dei prestiti a strozzo che vengono addebitati a Cozzolino e Tommasi.  Quando scattarono gli arresti, nel luglio dell'anno scorso, carabinieri e guardia di finanza sequestrarono in gran parte a Cozzolino beni per milioni di euro: sette auto di grossa cilindrata, tre case, quote di quattro diverse società, 17 polizze assicurative e 156 tra conti correnti e libretti di risparmio.

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