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La messa in sicurezza è in ritardo a causa del maltempo. Terrazzamenti e scogliere lungo il fiume Reno
Frana, si allungano i tempi dei lavori
Carlo Bardini
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La frana terrazzata dalle ruspe Per il ponte occorrono altri tre mesi. Gli anziani evacuati: «Siamo esasperati»
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PRACCHIA. Procede a passi molto lenti la messa in sicurezza della frana da un milione di metri cubi che colpì la frazione di Pracchia il 26 dicembre scrso. E la famiglia evacuata dalla casa che costeggia il corso del fiume, i cognati Oliviero Cipriani e Forestina Bizzarri, è ancora ospite del nipote e non sa ancora quando potrà fare ritorno nella propria abitazione. Ogni giorno che passa i due cognati sono sempre più disperati e demoralizzati e sembra quasi che abbiamo perso ogni speranza di riuscita. A metterci lo zampino è il cattivo tempo, che non permette alla ditta "Terra uomini ed ambiente" di completare la messa in sicurezza del versante di monte interessato. E' evidente che c'è ancora molto da lavorare, anche se i tecnici del comune di Pistoia e gli operai della ditta esecutrice, stanno facendo i salti mortali per poter terminare l'intervento, che sembra essersi dimostrato più complicato del previsto. «Il grosso problema - spiega il responsabile dei lavori Angelo Biagini - È il maltempo che imperversa senza darci tregua. Chi lo avrebbe creduto che maggio sarebbe stato così disastroso. E pensare che hanno messo ancora una decina di giorni di pioggia. Comunque gli interventi per la messa in sicurezza del versante stanno procedendo bene ed ormai manca poco per terminare. E' stata eseguita una scogliera con massi ciclopici sull'argine del fiume, eseguito delle terrazze lungo la pendice di monte ed eseguita una struttura di micropali per la tenuta. Basterebbe una tregua del maltempo per scrivere la parola fine alla messa in sicurezza». Ma poi c'è la costruzione del ponte per guadare il fiume. E questa costruzione porterà via almeno tre mesi buoni. «Esiste un progetto del Comune di Pistoia - dice Biagini - per la costruzione di questo ponte che prevede l'utilizzo di acciaio e legno». Ciò significa che ormai è stata abbandonata l'idea del ponte in ferro montato dall'esercito. Ma dall'altro lato c'è l'amarezza dei cognati Cipriani e Bizzarri: «ormai sono cinque mesi che siamo ospiti di nostro nipote e non sappiamo niente sui tempi di rientro nella nostra casa. Spesso - dicono i due - chiamiamo i responsabili dei lavori per capire quando possiamo tornare alla normalità ma non riusciamo mai a capire con esattezza quando sarà quel giorno perché per ora sono state molte chiacchiere e pochi fatti». L'amarezza di Forestina ed Oliviero è anche un'altra: «Poche volte dal Comune di Pistoia si sono fatti vivi per capire come stavamo ed interessarsi al nostro caso. Siamo stati ospiti per un mese anche della struttura Rsa di Pracchia perché la nostra badante era tornata a casa sua. Nessuno si è fatto vivo e non sappiamo nemmeno se riusciremo a tornare a casa nostra». Sul rietro a casa dei due cognati non ci dovrebbero essere problemi. «L'abitazione evacuata - conclude Biagini - è già provvista di luce, telefono, ed acqua. L'importante è arrivare a costruire questo ponte, che sarà carrabile ma che inizialmente potrà almeno permettere alla famiglia evacuata di fare ritorno a casa».
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