Quando i ricchi signori prendevano la carrozza anche per l'ultimo viaggio
Paolo Gestri
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A sinistra la carrozza funebre per i ricchi signori 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Curare gli infermi e seppellire i morti sono da sempre opere di misericordia e di pietà umana. Oltre che nei riti della religione, la loro memoria si tramanda attraverso i mezzi con cui l'infermo veniva soccorso ed onorato il morto. A Pistoia ne abbiamo esempi al cimitero della Misericordia, ove il custode ha raccolto e restaurato vecchie lettighe e carrozze funebri, trovate in soffitte, scantinati e vecchi garage. In pratica, è un piccolo museo, pressoché unico nel suo genere, di ausili e mezzi, generalmente dei primi anni del secolo scorso, patrimonio della nostra concittadina arciconfraternita. Il custode artigiano-artista è Riccardo Marchini, volontario quindicenne, poi dipendente come autista e responsabile, oggi, del cimitero. L'insolita raccolta mostra lettighe, barelle ed un paio di carri, trainati un tempo da lenti cavalli. A rammentare l'inferno e il paradiso, ci pensa un manichino in sembianze di fratello carico di rosari, cappa nera e buffa in testa. Ma ecco i cimeli. Le volantine. Dette anche lettighe o portantine, sono tra quelle usate, per ammalati e feriti, fino all'avvento delle prime ambulanze motorizzate, attorno al 1930, ed ancora utili nella Seconda guerra mondiale, quando i tedeschi requisirono le autoambulanze. In questa raccolta se ne vedono due: una a stanghe corte, da trainare a mano, l'altra a stanghe lunghe per attaccarvi un cavallo; dietro il cocchiere una cappotta proteggeva l'ospite sul lettino, su due grandi ruote. «Le volantine - spiega Marchini - non sono che l'evoluzione di ben più antichi mezzi di trasporto, risalenti all'XI secolo e conservati nella Sala di Brigata, presso la sede della Misericordia, in via del Can Bianco». La barella sugli sci. Appoggiate al muro s'incontrano poi alcune barelle a mano, di quelle che in tutte le guerre hanno raccolto feriti e morti, ma il cimelio più curioso è la barella da neve. Il suo inventore era di Prato, certo Pietro Mazzoni, circa ottant'anni fa. La sua idea fu semplice quanto geniale: allorché la troppa neve bloccava le ruote, non restava che togliere la barella dall'autoambulanza e metterla sugli sci. Quella in mostra, restaurata, Marchini l'ha dissepolta, ormai a pezzi e rugginosa, da uno scantinato. Carro funebre per bambini. Praticamente, è un carro adattato ad esigenze funebri. Di colore bianco, tramanda una pietà raccolta e tragica. Cocchiere e cavallo portavano i piccoli morti nell'oltretomba, accompagnati senza parole, su due sedili di dietro, dal padre e la madre. Quattro ceri ai lati ed uno centrale illuminavano la triste strada. Carrozza per signori. La morte sì, ma i funerali no: mai stati uguali per tutti. Era, ed è, una distinzione accetta. I signori di prima, ad esempio, "usavano" una carrozza, come quella che si vede nel nostro museo, della fine dell'Ottocento. Marchini l'ha rintracciata nella vecchia cantina di Villa Colle Alberto, a Montale, di proprietà della stessa Misericordia. L'ha rimessa in sesto con l'aiuto di vecchi barrocciai, come lui, gente d'ingegno e volontà. Eccola: carrozza nera per un cavallo, ruote piccole davanti e grandi dietro, rulli sul piano dell'abitacolo per immettervi la bara, velluti neri con fregi in giallo, crocifisso sul tetto e gangi per le corone.
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