Artigianato e microimprese
Fatturato in calo del 18%
Francesco Albonetti
Un fatturato che scende del 18% rispetto all'anno precedente, peggior risultato assoluto a livello toscano. E poi un crollo quasi del 6% dell'occupazione, già messa a dura prova nel 2008. E' un quadro da vero de profundis quello sull'economia pistoiese presente nel rapporto sulla congiuntura dell'artigianato e della micro-impresa toscana nel 2009
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PISTOIA. Un fatturato che scende del 18% rispetto all'anno precedente, peggior risultato assoluto a livello toscano. E poi un crollo quasi del 6% dell'occupazione, già messa a dura prova nel 2008. E' un quadro da vero de profundis quello sull'economia pistoiese presente nel rapporto sulla congiuntura dell'artigianato e della micro-impresa toscana nel 2009. Un consuntivo di dati, grafici e commenti che ha visto impegnati, oltre alla Regione e all'Irpet, Unioncamere, Cna e Confartigianato, Cigl, Cisl e Uil. Ad portare giù l'economia sono i comparti della manifattura tradizionale: tessile, metalmeccanica, ma a Pistoia anche l'edilizia e i servizi. Ecco la situazione più nel dettaglio. Fatturato. Fra le imprese artigiane, Pistoia scende del 18,1%, peggior risultato in Regione, precedendo Pisa e Firenze (-17,1%). In Toscana, non si salva nessuno, ma sono Livorno e Grosseto a presentare i risultati meno peggiori, rispettivamente con -10,5 e -10,7%. Va appena un po' meglio per le imprese piccole non artigiane. Pistoia è sempre in testa con -14,3%, a fronte di una media regionale del -10%. Tessile e metalmeccanica. Sono i settori che mostrano il maggior calo di fatturato rispetto al 2008 fra le imprese artigiane: -22,4%. Complessivamente il manifatturiero scende del -19,3%. Non vanno molto meglio edilizia e servizi, rispettivamente col -19,6% e -13,1%. Dati ancora peggiori per moda ed edilizia fra le imprese non artigiane, rispettivamente con -26,2% e -27%. Qui va decisamente male la manifattura, che perde un 20,9%, mentre servizi ed edilizia si fermano a -14,3%. In tutti i casi Pistoia è ai vertici regionali della congiuntura negativa, salvo qualche percentuale peggiore per Firenze e Prato. Occupazione al palo. In questo caso il calo complessivo del -5,2% per la manifattura artigiana e del -11,2% per quella non artigiana rappresentano il peggior andamento regionale, ma arrivano dopo la provincia di Massa Carrara. A portare giù l'occupazione è soprattutto il settore moda, con -7,2% fra gli artigiani e -12,8% fra le altre imprese piccole. Solo Prato fa peggio nella moda, con -16,7%. Negli altri settori artigiani, il metalmeccanico perde il 4,5% degli addetti, l'edilizia il 2,3% e i servizi l'1,4%. Solo il metalmeccanico delle imprese non artigiane mostra un segno positivo, +0,6%. Imprese nate e morte. Il tasso di crescita delle imprese artigiane a Pistoia e provincia nel 2009 è stato di -0,8%, pari a 83 imprese perse. Ciò è frutto soprattutto della diminuzione del manifatturiero, che presenta un 2,2% di calo, pari a 74 imprese. Diminuiscono anche l'edilizia (-0,3%) e i servizi (- 0,6%). In Toscana però Pistoia è in buona compagnia, visto che quanto a tasso di crescita delle imprese vanno peggio nell'ordine Firenze, Siena, Lucca e Pisa. Prospettive fosche per il 2010. Ci sarà l'auspicata inversione di tendenza nell'anno in corso? Sergio Giusti, direttore della Cna, è pessimista. «Non c'è niente che lasci pensare che il 2010 sia l'anno della ripresa. I settori principali dell'artigianato - meccanica, tessile, mobile, edilizia - sono fermi. Le svolte potrebbero avvenire su un duplice fronte: quello dell'esportazione, ma la congiuntura internazionale è quella che è; quello della domanda interna, ma i segnali non sono buoni e l'atteggiamento del governo non aiuta. L'ultimo provvedimento presentato a favore del settore cucine, elettrodomestici, potrebbe produrre qualche effetto settoriale, ma si tratta sempre di politiche estemporanee e poco organiche. Aggiungiamoci che devono ripartire anche le filiere, ma quelle dipendono dalla ripartenza delle grandi imprese». Una crisi infinita? «No - conclude Giusti - sul 2011 si attestano diverse aspettative, in parte giustificate e in parte dettate dalla speranza che si sia già toccato il fondo».
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