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ASILO LAGER
Pistoia, la denuncia dell'asilo lager «Vidi i maltrattamenti e lo dissi in Comune»
Una commerciante di 35 anni accusa: vide un bambino di due anni e mezzo nel giardino al freddo e semisvestito che veniva maltrattato e andò a denunciare la cosa all'ufficio istruzione del Comune ma nessuno la prese in considerazione
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PISTOIA. «Era lì nel giardino, al freddo, con addosso solo una maglia di cotone con le maniche lunghe. Un bambino che avrà avuto si e no due anni e mezzo. E piangeva. Con quella donna che lo tirava per un braccio. Andai a dirlo alla pubblica istruzione, ma non mostrarono alcun interesse. Anzi».
Era il dicembre del 2007 quando la 35enne commerciante pistoiese vide con i propri occhi i maltrattamenti subiti da uno dei piccoli ospiti dell'asilo Cip Ciop. Per poi raggiungere, infuriata, l'ufficio istruzione del Comune, dove segnalò a un'impiegata ciò che era successo. «Non prese neppure carta e penna per segnarsi il mio nome, non mostrò alcun interesse», ci racconta oggi la donna, che preferisce non rendere note le sue generalità ma che comunque è già stata formalmente presa a verbale dagli investigatori della polizia, le cui indagini hanno portato in carcere le due maestre Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce.
Le dichiarazioni della commerciante fanno parte delle testimonianze in base alle quali un avvocato ha presentato alla procura di Genova un esposto per chiedere ai magistrati di indagare su eventuali omissioni da parte del Comune di Pistoia sulla vicenda dei maltrattamenti all'asilo. In particolare per quanto riguarda le segnalazioni fatte da tre donne all'ufficio istruzione già prima delle indagini della polizia, nel 2005, nel settembre 2009 e - quella di cui trattiamo - nel dicembre 2007.
Quella mattina verso le 11, la commerciante si fermò in via Galvani per caso, davanti all'asilo, per controllare il portellone del suo furgone.
«Scendo - racconta al Tirreno - e sento un bambino piangere. Lì per lì non ho realizzato che lì c'era un asilo. Mi affaccio alla porticina, che era socchiusa, e vedo questo bambino. C'è una donna, mora, sui 45 anni, con una tuta scura, che prende il bambino per un braccio e gli grida di smetterla e di stare fermo. A quel punto mi è salito il sangue alla testa. Sono entrata e le ho chiesto perché lo tenesse lì al freddo. E lei mi rispose di andarmene, che non erano fatti miei».
Era il dicembre del 2007 quando la 35enne commerciante pistoiese vide con i propri occhi i maltrattamenti subiti da uno dei piccoli ospiti dell'asilo Cip Ciop. Per poi raggiungere, infuriata, l'ufficio istruzione del Comune, dove segnalò a un'impiegata ciò che era successo. «Non prese neppure carta e penna per segnarsi il mio nome, non mostrò alcun interesse», ci racconta oggi la donna, che preferisce non rendere note le sue generalità ma che comunque è già stata formalmente presa a verbale dagli investigatori della polizia, le cui indagini hanno portato in carcere le due maestre Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce.
Le dichiarazioni della commerciante fanno parte delle testimonianze in base alle quali un avvocato ha presentato alla procura di Genova un esposto per chiedere ai magistrati di indagare su eventuali omissioni da parte del Comune di Pistoia sulla vicenda dei maltrattamenti all'asilo. In particolare per quanto riguarda le segnalazioni fatte da tre donne all'ufficio istruzione già prima delle indagini della polizia, nel 2005, nel settembre 2009 e - quella di cui trattiamo - nel dicembre 2007.
Quella mattina verso le 11, la commerciante si fermò in via Galvani per caso, davanti all'asilo, per controllare il portellone del suo furgone.
«Scendo - racconta al Tirreno - e sento un bambino piangere. Lì per lì non ho realizzato che lì c'era un asilo. Mi affaccio alla porticina, che era socchiusa, e vedo questo bambino. C'è una donna, mora, sui 45 anni, con una tuta scura, che prende il bambino per un braccio e gli grida di smetterla e di stare fermo. A quel punto mi è salito il sangue alla testa. Sono entrata e le ho chiesto perché lo tenesse lì al freddo. E lei mi rispose di andarmene, che non erano fatti miei».
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