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LA POLEMICA
"Ma da noi i soldi per le campane non li avrà davvero"
Barbara Burzi
Che don Ernesto Moro sia un parroco dalla personalità spiccata - è la stessa comunità della diocesi di Pistoia a riconoscergli un ruolo di leader carismatico - lo si capisce dalla poca voglia di commenti degli abitanti del paese di Seano all'indomani della notizia sulla fortuna (un patrimonio da 5 milioni) ereditata dal prete col lascito di una signora. Ma ora sono a rischio le offerte per le campane
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CARMIGNANO. Che don Ernesto Moro sia un parroco dalla personalità spiccata - è la stessa comunità della diocesi di Pistoia a riconoscergli un ruolo di leader carismatico - lo si capisce dalla poca voglia di commenti degli abitanti del paese di Seano all'indomani della notizia sulla fortuna (un patrimonio da 5 milioni) ereditata dal prete col lascito di una signora. Ma ora sono a rischio le offerte per le campane.
La prima reazione che l'articolo pubblicato ieri dal giornale Il Tirreno ha scatenato, è stata il silenzio: indignazione o paura? Sicuramente quell'invito formale a contribuire con un'offerta ai 25mila euro spesi per la manutenzione delle campane è apparso, alla luce dei fatti, come una richiesta un po'sfrontata.
Quel contributo che i parrocchiani sono stati invitati a lasciare in occasione della benedizione delle case, rischia di essere messo seriamente in discussione, dal momento che in tanti giurano di non voler più sborsare un euro per la causa. «Chi gliel'ha chiesto di rifare le campane un'altra volta? Noi non sapevamo niente di questo intervento», svela un fedele. «Le aveva già sostituite una volta, poco dopo il suo arrivo in paese - prosegue l'uomo - Anche allora decise di sua spontanea volontà di far fondere le vecchie campane, che erano 4, e farne aggiungere una quinta chiedendo a noi di contribuire alla spesa che ammontava all'epoca, intorno ai 50 milioni di lire.
Poi il campanile si è evoluto dotandosi di telecomando elettrico e di uno strumento che permette di comporre motivetti musicali su una tastiera, anch'essa elettronica. Insomma, fece costruire un vero e proprio impianto musicale da una ditta di Bergamo con cui penso che avesse un rapporto di amicizia, dato che anche il parroco viene da quelle zone. Ma secondo me non c'era bisogno di spendere tutti quei soldi, se non fosse che questo impianto gli permetteva di suonare canzonette con le campane, come piaceva a lui. All'inizio infatti succedevaa tutte le ore, più volte al giorno per qualche minuto di seguito, poi qualcuno si dev'essere lamentato perché adesso si sentono suonare così soltanto nelle occasioni speciali».
A distanza di anni arriva un secondo intervento, forse una sesta campana o più probabilmente una spesa di manutenzione. «Stavolta non darò neanche un soldo - sbotta il tipo - questo è certo». Poi salta fuori la questione del cancello: «Qualche anno fa - racconta un altro abitante del posto - decise di chiudere piazza San Pietro dove c'è la chiesa, con un cancello automatico. Anche in questo caso furono spesi dei soldi messi insieme con le offerte, andati poi sprecati. Perché la chiusura del cancello, che secondo il parroco doveva servire a mantere il decoro della piazza utilizzata a sproposito come un parcheggio per le auto, è durata poco più di un mese. E non c'è di che stupirsi - spiegal'uomo - in piazza ha sede la Misericordia (presieduta da Nicola Fratoni ndr) e le ambulanze hanno bisogno di avere il passaggio libero in qualsiasi momento: ora infatti resta sempre aperto».
La bufera in parrocchia è appena scoppiata anche se «come sacerdote don Ernesto va lasciato stare», commenta una donna con la spesa in mano. «E' un bravissimo predicatore - aggiunge - come dice bene la messa lui, non c'è nessun altro. Arrivano da tutta la Toscana per assistere alle sue funzioni, soprattutto quando dice la messa della guarigione celebrata con l'imposizione delle mani». «Sarà anche un bravo sacerdote - osserva un giovane del posto sulla trentina - ma non sa stare in mezzo alla gente. Non partecipa mai al catechismo dei ragazzi e da qualche anno a questa parte, non passa neanche personalmente a benedire le case».
La prima reazione che l'articolo pubblicato ieri dal giornale Il Tirreno ha scatenato, è stata il silenzio: indignazione o paura? Sicuramente quell'invito formale a contribuire con un'offerta ai 25mila euro spesi per la manutenzione delle campane è apparso, alla luce dei fatti, come una richiesta un po'sfrontata.
Quel contributo che i parrocchiani sono stati invitati a lasciare in occasione della benedizione delle case, rischia di essere messo seriamente in discussione, dal momento che in tanti giurano di non voler più sborsare un euro per la causa. «Chi gliel'ha chiesto di rifare le campane un'altra volta? Noi non sapevamo niente di questo intervento», svela un fedele. «Le aveva già sostituite una volta, poco dopo il suo arrivo in paese - prosegue l'uomo - Anche allora decise di sua spontanea volontà di far fondere le vecchie campane, che erano 4, e farne aggiungere una quinta chiedendo a noi di contribuire alla spesa che ammontava all'epoca, intorno ai 50 milioni di lire.
Poi il campanile si è evoluto dotandosi di telecomando elettrico e di uno strumento che permette di comporre motivetti musicali su una tastiera, anch'essa elettronica. Insomma, fece costruire un vero e proprio impianto musicale da una ditta di Bergamo con cui penso che avesse un rapporto di amicizia, dato che anche il parroco viene da quelle zone. Ma secondo me non c'era bisogno di spendere tutti quei soldi, se non fosse che questo impianto gli permetteva di suonare canzonette con le campane, come piaceva a lui. All'inizio infatti succedevaa tutte le ore, più volte al giorno per qualche minuto di seguito, poi qualcuno si dev'essere lamentato perché adesso si sentono suonare così soltanto nelle occasioni speciali».
A distanza di anni arriva un secondo intervento, forse una sesta campana o più probabilmente una spesa di manutenzione. «Stavolta non darò neanche un soldo - sbotta il tipo - questo è certo». Poi salta fuori la questione del cancello: «Qualche anno fa - racconta un altro abitante del posto - decise di chiudere piazza San Pietro dove c'è la chiesa, con un cancello automatico. Anche in questo caso furono spesi dei soldi messi insieme con le offerte, andati poi sprecati. Perché la chiusura del cancello, che secondo il parroco doveva servire a mantere il decoro della piazza utilizzata a sproposito come un parcheggio per le auto, è durata poco più di un mese. E non c'è di che stupirsi - spiegal'uomo - in piazza ha sede la Misericordia (presieduta da Nicola Fratoni ndr) e le ambulanze hanno bisogno di avere il passaggio libero in qualsiasi momento: ora infatti resta sempre aperto».
La bufera in parrocchia è appena scoppiata anche se «come sacerdote don Ernesto va lasciato stare», commenta una donna con la spesa in mano. «E' un bravissimo predicatore - aggiunge - come dice bene la messa lui, non c'è nessun altro. Arrivano da tutta la Toscana per assistere alle sue funzioni, soprattutto quando dice la messa della guarigione celebrata con l'imposizione delle mani». «Sarà anche un bravo sacerdote - osserva un giovane del posto sulla trentina - ma non sa stare in mezzo alla gente. Non partecipa mai al catechismo dei ragazzi e da qualche anno a questa parte, non passa neanche personalmente a benedire le case».
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