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ECOLOGIA

Pannelli fonoassorbenti dai rifiuti

Barbara Burzi /
Luca Querci di Cormatex
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Luca Querci di Cormatex

Rifiuti urbani che invece di finire in discarica prendono la via del riciclo per trasformarsi in prodotti da impiegare nel mercato dell'edilizia. E'il cerchio che si chiude, l'anello mancante di una filiera il cui sviluppo dipende dall'esito del progetto di sperimentazione in corso tra Asm e l'azienda meccanotessile di Montemurlo Cormatex

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MONTEMURLO. Rifiuti urbani che invece di finire in discarica prendono la via del riciclo per trasformarsi in prodotti da impiegare nel mercato dell'edilizia. E'il cerchio che si chiude, l'anello mancante di una filiera il cui sviluppo dipende dall'esito del progetto di sperimentazione in corso tra Asm e l'azienda meccanotessile di Montemurlo Cormatex, finalizzato alla realizzazione di un "termovalorizzatore a impatto zero" per Prato.
I due partner coinvolti nel progetto stanno lavorando alla proposta di un impianto industriale "verde", da realizzare con la tecnologia Cormatex. Un brevetto pilota che consente di valorizzare gli scarti di lavorazione, trasformandoli in materiali che hanno un valore per il mercato, in particolare, in tessuto non tessuto da impiegare nella produzione di pannelli fonoassorbenti e termoisolanti. Il principale campo d'applicazione per questo genere di prodotti è l'edilizia, dove l'obbligo di certificazione energetica previsto per le nuove costruzioni, ha fatto impennare la domanda di materiali che consentono la realizzazione di edifici efficienti dal punto di vista energetico. «Dall'impiego dei pannelli per l'isolamento nelle abitazioni - spiega Luca Querci di Cormatex - si ottiene indirettamente un risparmio energetico derivato dal minor consumo di riscaldamento».
Da qualche mese è in corso la prima fase di sperimentazione. I primi rifiuti impiegati sono stati gli scarti di produzione tessile, ma sono già stati fatti dei tentativi con il legno, la cellulosa e la gomma da pneumatici. «L'obiettivo finale è quello di moltiplicare le ricadute positive sul territorio - osserva Querci - da una parte, alleggerire il peso del costo dei rifiuti che grava nelle tasche cittadini, dall'altra, diminuire lo spreco di energia. Se questo iter darà i risultati attesi in termini di performance, i profitti saranno redistribuiti su tutto il territorio. Per smaltire questi scarti Asm sostiene infatti dei costi di gestione, che con il riciclo sparirebbero. Il beneficio per i cittadini sarebbe immediatamente percepito da una riduzione delle tariffe sulla tassa dei rifiuti. Anche per questo mi piace definirlo impianto a impatto zero». Prima di conoscere l'esito della sperimentazione, ci vorranno altri due mesi, dopodiché, si procederà a definire ruoli e impegni dei soggetti coinvolti. «Noi metteremo a disposizione la tecnologia - specifica l'imprenditore - l'amministrazione, se interessata, dovrà fare la sua parte, anche a livello normativo». Si calcola che con l'impiego dell'80% di scarti prodotti, l'impianto possa garantire una produzione di almeno 400 chili di riciclato l'ora. I costi di realizzazione oscillano tra il milione e duecentomila euro e i due milioni.

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