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Troppa burocrazia, pochi volontari e sempre più anziani
San Marcello dice addio alle sue contrade
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Sfilata medievale organizzata dalla contrada di Porta VitiChiudono per sempre le attività Campana, Porta Viti e Poggiolo, resiste solo Port’Arsa. Le tre contrade paesane confluite nell'autunno del 2007 nel comitato San Marcello 3000 cesseranno legalmente e giuridicamente la loro attività entro il 15 dicembre
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SAN MARCELLO. E' un colpo durissimo, anche se probabilmente al momento non avrà ripercussioni nei tanti volontari che nel corso degli anni si sono adoperati ad organizzare ogni tipo di festa.
Era ormai chiaro, infatti, chiaro che non poteva che finire in questo modo. Ma qualche lacrimuccia e un po' di delusione per una scelta dolorosa ci potrebbe scappare da qui a qualche giorno.
Chiudono per sempre i battenti la contrada Campana presieduta da Paolo Romagnani, la contrada Porta Viti diretta da Carla Rinaldelli e anche il vecchio e caratteristico borgo del Poggiolo sta intraprendendo la stessa strada.
Nel capoluogo montano resta quindi in vita la sola contrada Port'Arsa che nel novembre 2007 non aderì alle proposte di San Marcello 3000 e da due anni a questa parte ha sempre proseguito da sola il proprio cammino.
Era il lontano 1952 quando ci fu l'atto costitutivo delle quattro contrade che divise il territorio di San Marcello in quattro zone ben distinte tra loro ed era solo settembre del 2002 quando con una grande festa in piazza l'amministrazione guidata dall'allora sindaco Moreno Seghi festeggiò il 50^ anniversario della nascita.
Mai nessuno avrebbe pensato alla loro morte solo 7 anni dopo. Ma da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Sono successi tanti episodi, in primis il clamoroso sciopero contro il Comune (anno 2006) per la burocrazia che - si disse - tarpava le ali all'inventiva e alla creatività degli organizzatori. Ma soprattutto è mancato nel corso degli anni un ricambio generazionale: in pratica erano sempre gli stessi personaggi a dover lavorare per il paese.
Le contrade hanno vivacizzato il capoluogo per oltre 50 anni, a loro è spettata l'organizzazione del carnevale lungo le vie del paese negli anni '50 e '60, poi recentemente il classico torneo di calcio dei rioni, il lancio della mongolfiera di Santa Celestina, poi tantissime feste estive e con questa chiusura San Marcello perde un pezzo di storia ed è senza dubbio più povero.
«E' anche cambiata la legge sulle associazioni - racconta il presidente della Campana Paolo Romagnani - anche se eravamo rimasti in vita solo a livello legale, da più di tre anni non ci siamo più riuniti e i nostri 11 componenti del consiglio direttivo della contrada hanno votato compatti per la chiusura delle attività. Tengo a precisare che, come da statuto, il denaro rimasto in cassa sarà devoluto ad altre associazioni paesane presenti sul territorio».
«Come contrada Poggiolo - racconta il presidente Daniela Tabani - ci dobbiamo ancora incontrare coi nostri affiliati, ma salvo qualche clamoroso colpo di scena anche noi chiudiamo per sempre».
Era ormai chiaro, infatti, chiaro che non poteva che finire in questo modo. Ma qualche lacrimuccia e un po' di delusione per una scelta dolorosa ci potrebbe scappare da qui a qualche giorno.
Chiudono per sempre i battenti la contrada Campana presieduta da Paolo Romagnani, la contrada Porta Viti diretta da Carla Rinaldelli e anche il vecchio e caratteristico borgo del Poggiolo sta intraprendendo la stessa strada.
Nel capoluogo montano resta quindi in vita la sola contrada Port'Arsa che nel novembre 2007 non aderì alle proposte di San Marcello 3000 e da due anni a questa parte ha sempre proseguito da sola il proprio cammino.
Era il lontano 1952 quando ci fu l'atto costitutivo delle quattro contrade che divise il territorio di San Marcello in quattro zone ben distinte tra loro ed era solo settembre del 2002 quando con una grande festa in piazza l'amministrazione guidata dall'allora sindaco Moreno Seghi festeggiò il 50^ anniversario della nascita.
Mai nessuno avrebbe pensato alla loro morte solo 7 anni dopo. Ma da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Sono successi tanti episodi, in primis il clamoroso sciopero contro il Comune (anno 2006) per la burocrazia che - si disse - tarpava le ali all'inventiva e alla creatività degli organizzatori. Ma soprattutto è mancato nel corso degli anni un ricambio generazionale: in pratica erano sempre gli stessi personaggi a dover lavorare per il paese.
Le contrade hanno vivacizzato il capoluogo per oltre 50 anni, a loro è spettata l'organizzazione del carnevale lungo le vie del paese negli anni '50 e '60, poi recentemente il classico torneo di calcio dei rioni, il lancio della mongolfiera di Santa Celestina, poi tantissime feste estive e con questa chiusura San Marcello perde un pezzo di storia ed è senza dubbio più povero.
«E' anche cambiata la legge sulle associazioni - racconta il presidente della Campana Paolo Romagnani - anche se eravamo rimasti in vita solo a livello legale, da più di tre anni non ci siamo più riuniti e i nostri 11 componenti del consiglio direttivo della contrada hanno votato compatti per la chiusura delle attività. Tengo a precisare che, come da statuto, il denaro rimasto in cassa sarà devoluto ad altre associazioni paesane presenti sul territorio».
«Come contrada Poggiolo - racconta il presidente Daniela Tabani - ci dobbiamo ancora incontrare coi nostri affiliati, ma salvo qualche clamoroso colpo di scena anche noi chiudiamo per sempre».
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