A TEATRO
Al Manzoni uno sguardo sugli abissi dell'uomocon il Macbeth di Lavia
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Gabriele Lavia in una scena del suo Macbeth Nella foto piccola Giovanna Di RausoDopo il grande successo di Misura per Misura, ancora un omaggio al genio universale del grande Shakespeare. Gabriele Lavia lo offre al pubblico del Teatro Manzoni con il suo Macbeth, un'opera fortemente simbolica che si avvale della traduzione di Alessandro Serpieri (tra i maggiori esperti e traduttori del poeta inglese)
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PISTOIA. Accanto a Lavia, nei panni della terribile Lady, Giovanna Di Rauso. I due attori saranno protagonisti sul palco del Teatro Manzoni da domani a domenica.
«Davanti e dietro la scena del "Palcoscenico del Mondo" - spiega lo stesso Gabriele Lavia - Mi pare che queste parole raccontino bene l'idea dello spettacolo. Una "parte del tutto" di un camerino, col suo specchio, il suo lavandino, l'attaccapanni, le sedie, sulla sinistra del proscenio. Sulla destra, una scala, casse, bauli di trovarobato e sartoria. Dietro il sipario, uno spazio vuoto che, di scena in scena, viene occupato dagli oggetti che servono al modo del nostro racconto, un letto, uno specchio, un tavolo, le tombe di un cimitero, un muro bombardato in una delle guerre del nostro mondo... "La vita è un'ombra che cammina, un povero attore...". Così ho pensato a un attore che vive la sua "Storia raccontata da un idiota" sulla scena e dietro le quinte, divorato dall'angoscia di non essere mai nel "posto che gli spetta", di sentirsi fuori ruolo in ogni spettacolo».
«Nella piccola e maldestra recita del Potere - prosegue l'attore e regista - quest'attore si trucca, si mette le scarpe coi rialzi, indossa doppio-petti esasperati, sfoggia vuoti sorrisi da marionetta, si affanna come un filodrammatico senza mestiere, con "la paura del debuttante, senza nessuna esperienza" e, nella sua crudeltà, fa crudelmente pena. E forse ci ricorda figure del Palcoscenico della Nostra Vita. Come quei sorridenti mascalzoni di cui parla Amleto quando allude allo zio diventato re. L'opera di Shakespeare ha come tema di fondo il grande mistero della filosofia: l'Essere e il non Essere di Amleto, l'illusione dell'Essere di Otello, la rinuncia dell'Essere di Lear, l'incertezza dell'Essere di Macbeth. "Essere così è niente se non si è qualcosa con certezza". Cosa ci può essere di più lontano da noi, uomini di oggi, conficcati nel pensiero scientifico e tecnologico? Perciò è sempre una sfida occuparsi di "tali faccende". Il Niente, il Non dell'ente, cioè il Non dell'essente, cioè l'Essere. L'unico modo, dunque, dell'Essere con certezza è non Essere?...».
La prevendita dei biglietti è aperta alla biglietteria del Teatro Manzoni (per informazioni telefonare ai numeri 0573/991609-27112), oppure on line sul sito www.pistoiateatri.it., o tramite il circuito Box Office.
«Davanti e dietro la scena del "Palcoscenico del Mondo" - spiega lo stesso Gabriele Lavia - Mi pare che queste parole raccontino bene l'idea dello spettacolo. Una "parte del tutto" di un camerino, col suo specchio, il suo lavandino, l'attaccapanni, le sedie, sulla sinistra del proscenio. Sulla destra, una scala, casse, bauli di trovarobato e sartoria. Dietro il sipario, uno spazio vuoto che, di scena in scena, viene occupato dagli oggetti che servono al modo del nostro racconto, un letto, uno specchio, un tavolo, le tombe di un cimitero, un muro bombardato in una delle guerre del nostro mondo... "La vita è un'ombra che cammina, un povero attore...". Così ho pensato a un attore che vive la sua "Storia raccontata da un idiota" sulla scena e dietro le quinte, divorato dall'angoscia di non essere mai nel "posto che gli spetta", di sentirsi fuori ruolo in ogni spettacolo».
«Nella piccola e maldestra recita del Potere - prosegue l'attore e regista - quest'attore si trucca, si mette le scarpe coi rialzi, indossa doppio-petti esasperati, sfoggia vuoti sorrisi da marionetta, si affanna come un filodrammatico senza mestiere, con "la paura del debuttante, senza nessuna esperienza" e, nella sua crudeltà, fa crudelmente pena. E forse ci ricorda figure del Palcoscenico della Nostra Vita. Come quei sorridenti mascalzoni di cui parla Amleto quando allude allo zio diventato re. L'opera di Shakespeare ha come tema di fondo il grande mistero della filosofia: l'Essere e il non Essere di Amleto, l'illusione dell'Essere di Otello, la rinuncia dell'Essere di Lear, l'incertezza dell'Essere di Macbeth. "Essere così è niente se non si è qualcosa con certezza". Cosa ci può essere di più lontano da noi, uomini di oggi, conficcati nel pensiero scientifico e tecnologico? Perciò è sempre una sfida occuparsi di "tali faccende". Il Niente, il Non dell'ente, cioè il Non dell'essente, cioè l'Essere. L'unico modo, dunque, dell'Essere con certezza è non Essere?...».
La prevendita dei biglietti è aperta alla biglietteria del Teatro Manzoni (per informazioni telefonare ai numeri 0573/991609-27112), oppure on line sul sito www.pistoiateatri.it., o tramite il circuito Box Office.
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