Il Tirreno

Pistoia

IL LAVORO CHE NON C’È

Gli operai della Massenza stipendio bloccano le spedizioni

Marta Quilici
La protesta dei lavoratori della Mas di Bottegone
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La protesta dei lavoratori della Mas di Bottegone

«Dallo stabilimento non uscirà più niente fino a quando non ci verrà pagato almeno lo stipendio di giugno»: parte da qui l'ennesima protesta degli operai della Mas, l'azienda di laminati elettronici di Bottegone, che ha chiuso i battenti ormai tre mesi fa senza alcuna speranza per i lavoratori

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PISTOIA. «Dallo stabilimento non uscirà più niente fino a quando non ci verrà pagato almeno lo stipendio di giugno»: parte da qui l'ennesima protesta degli operai della Mas, l'azienda di laminati elettronici di Bottegone, che ha chiuso i battenti ormai tre mesi fa senza alcuna speranza per i lavoratori.
Il risultato: sei mesi senza stipendio, perché la prima rata della cassa integrazione non arriverà prima di ottobre. Unica entrata sono le poche centinaia di euro mensili che sono state concesse dall'azienda agli operai in cambio dell'organizzazione di un presidio permanente a vigilanza dell'impianto. Dopo la chiusura dell'azienda, infatti, gli operai della Mas hanno continuato a rimanere, a turni, nello stabilimento, garantendo così la vigilanza dell'impianto: hanno organizzato un presidio permanente 24 ore su 24, ciascuno dei quali è composto da un addetto alla manutenzione e da altri tre o quattro operai. In questo modo hanno garantito la sorveglianza e la manutenzione dei macchinari, la sicurezza dell'impianto e delle sostanze tossiche e pericolose. Non solo. Hanno anche preparato per la spedizione la merce e le materie prime destinate alla vendita.

Questo, in accordo con l'azienda che ha pagato regolarmente ai turnisti le ore di lavoro: «Si tratta - spiega Giancarlo Bordi dell'Rsu Cgil - di 100-200 euro al mese o poco più, perché ogni persona fa tre o quattro turni al mese. Ma grazie al nostro lavoro l'azienda ha potuto vendere il materiale per centinaia di migliaia di euro, più che sufficienti a pagarci almeno lo stipendio di giugno».
In realtà l'azienda sarebbe tenuta a pagare tutti gli arretrati soltanto dopo il 29 ottobre, data in cui sarà deciso, di fronte al tribunale di Firenze, se accordare il concordato preventivo o avviare il fallimento. «Ma noi - spiega Alessio Rossi, dell'Rsu Cisl - non possiamo continuare fino a novembre senza stipendio: è da maggio che non riceviamo nulla e anche per la cassa integrazione dobbiamo aspettare dei mesi. Così abbiamo deciso il blocco delle spedizioni: vogliamo chiedere al dott. Vincenzo Pilla, commissario liquidatore e ad Antonio Settembre, giudice del tribunale di Firenze di sbloccare i soldi ricavati dalle ultime vendite per pagarci almeno giugno».

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