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QUARRATA

Biancheria per la casa sempre più in crisi

Marta Quilici
Un’operaia al lavoro in una ditta di biancheria
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Un’operaia al lavoro in una ditta di biancheria

Non tiene più neppure la qualità. Il settore della biancheria per la casa a Quarrata è il secondo, dopo quello del mobile, per importanza e numero di aziende sul territorio: ci sono oltre 150 aziende che lavorano nell'ambiente, ma di queste oltre il 50% hanno fatto ricorso alla cassa integrazione per una parte o la totalità dei propri dipendenti

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QUARRATA. Non tiene più neppure la qualità. Il settore della biancheria per la casa a Quarrata è il secondo, dopo quello del mobile, per importanza e numero di aziende sul territorio: ci sono oltre 150 aziende che lavorano nell'ambiente, ma di queste oltre il 50% hanno fatto ricorso alla cassa integrazione per una parte o la totalità dei propri dipendenti. E se fino a pochi mesi fa riuscivano a stare a galla almeno quelle poche aziende che puntavano sulla qualità, adesso, anche per loro sono arrivati i tempi difficili.
La paura è che anche per questo settore sia minacciata la filiera: intorno al commercio e alla produzione della biancheria per la casa a Quarrata negli anni sono sorte micro-aziende dedite al ricamo, alla stiratura, alla cucitura e al confezionamento che adesso rischiano di chiudere, trascinate dalla crisi delle aziende più grosse per le quali hanno sempre lavorato. Basti pensare che il settore del tessile, abbigliamento e calzaturiero, di cui la biancheria per la casa rappresenta circa un quarto delle aziende, registrava lo scorso maggio, in tutta la provincia, 1791 lavoratori in cassa integrazione, con un coinvolgimento di 167 aziende.
«Attualmente - spiega Gabriele Gori, responsabile del settore biancheria per la casa Confartigianato - si stima che le aziende siano salite a 200 e i lavoratori a 2000». Rappresentando circa un quarto delle aziende tessili, i lavoratori in cassa integrazione nel settore della biancheria per la casa sono intorno ai 500, concentrati soprattutto nella zona di Quarrata e in parte di Pistoia. «Il problema - spiega Gabriele Gori- è che se gli ordini continuano a diminuire, a settembre e a ottobre molte aziende si troveranno in serie difficoltà. E non si salveranno neppure quelle imprese, anche ben strutturate, che finora resistevano perché puntavano sulla qualità. La loro chiusura o ristrutturazione metterà in crisi tutta la filiera e si rischierà un impoverimento di tutto il territorio. La sensazione, purtroppo, è che, se le cose continuano così, le aziende che riapriranno dopo le vacanze estive, saranno obbligate a effettuare ristrutturazioni e riduzione del personale». E aggiunge: «potrebbero venire incontro alle aziende anche le istituzioni locali, ad esempio riducendo la Tia».
I sindacati confermano il ritratto preoccupante del settore: «quello della biancheria per la casa - spiega Danile Gioffredi, segretario settore tessile Cgil - è un settore di nicchia, forte nella zona soprattutto per i rapporti commerciali con l'estero e in particolare verso l'America; purtroppo la riduzione delle esportazioni sta causando la moria di molte aziende piccole o piccolissime del nostro territorio». Conferma il dato anche Carlo Menci della Uil che, però, invita ad essere fiduciosi per il futuro.

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