Il presidio
Settanta firme contro l'incrocio
Saverio Melegari
Uno studio approfondito potrebbe dimostrare che l'incrocio più pericoloso di tutta la città è quello fra via di Ramini e via Vecchia Casalina. Siamo a Casenuove di Masiano, aperta campagna, vivai a non finire e autotreni che a qualsiasi ora del giorno e della notte transitano indisturbati e, apparentemente, tranquilli
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PISTOIA. Uno studio approfondito potrebbe dimostrare che l'incrocio più pericoloso di tutta la città è quello fra via di Ramini e via Vecchia Casalina. Siamo a Casenuove di Masiano, aperta campagna, vivai a non finire e autotreni che a qualsiasi ora del giorno e della notte transitano indisturbati e, apparentemente, tranquilli. Almeno fino a quest'incrocio dove tre abitazioni rappresentano degli ostacoli visivi non indifferenti per gli automobilisti. E, di fatti, quasi ogni giorno succede un incidente.
I residenti vivono con il terrore che, da un momento all'altro, possa accadere ciò che si verificò il 18 gennaio 2001, quando, in quel preciso punto perse la vita il 56enne pistoiese Giancarlo Pisaneschi. Da allora in poi gli abitanti hanno già dato vita a quattro petizioni, l'ultima è quella attuale con 70 firme, dove si chiede la messa in sicurezza di quest'incrocio maledetto.
«Non ci sentiamo sicuri ad uscire di casa - dice Iolanda Betti -. Siamo al buio perché non c'è nessun tipo di illuminazione e, soprattutto chi viene dalla via Vecchia Casalina, non può vedere chi sopraggiunge dalle altre direzioni: è costretto ad affacciarsi troppo nel centro dell'incrocio ed ecco che avvengono gli incidenti. Chiediamo da diversi anni anche la completa asfaltatura della strada, per avere qualche vibrazione in meno in casa».
Se questa realtà è insostenibile per gli automobilisti, figurarsi per coloro che abitano proprio sull'incrocio: i muri di cinta delle case vengono spesso abbattuti e devono essere ritirati su a proprie spese. «Sono d'accordo - afferma Concetta Lupo - sull'allargamento dell'incrocio. Mi viene tolto un pezzo di giardino, però almeno ci potrà essere un po' più di sicurezza. Siamo stufi, ogni volta, di ricostruire i muri».
Notevoli le difficoltà anche per camminare: segnaletica assente, mancanza di attraversamenti pedonali e marciapiedi e residenti stessi che chiedono un nuovo parcheggio, visto che non tutti hanno un garage e non si sentono tanto sicuri a lasciare l'auto in mezzo alla strada.
«Sono tanti anni che lottiamo - conferma Silvano Tempestini - ma con risultati pressoché nulli. Ogni tanto viene l'assessore con i tecnici ma poi non si vede più nessuno. Oltre a riasfaltare c'è la seria necessità di rialzare tutta la zona».
A complicare la vita per chi proviene da via Vecchia Casalina, oltre alle tre abitazioni che tolgono quasi del tutto la visibilità, c'è infatti anche un avvallamento del terreno. «Siamo in balìa degli eventi - dice Manuela Giaconi -, e ci sentiamo abbandonati. Tutti questi bisonti che passano di qua alzano polvere, che poi finisce nelle nostre abitazioni, mentre gli automobilisti a volte non rispettano il segnale di stop ed ecco che succedono gli incidenti: la segnaletica non è adeguata».
I residenti vivono con il terrore che, da un momento all'altro, possa accadere ciò che si verificò il 18 gennaio 2001, quando, in quel preciso punto perse la vita il 56enne pistoiese Giancarlo Pisaneschi. Da allora in poi gli abitanti hanno già dato vita a quattro petizioni, l'ultima è quella attuale con 70 firme, dove si chiede la messa in sicurezza di quest'incrocio maledetto.
«Non ci sentiamo sicuri ad uscire di casa - dice Iolanda Betti -. Siamo al buio perché non c'è nessun tipo di illuminazione e, soprattutto chi viene dalla via Vecchia Casalina, non può vedere chi sopraggiunge dalle altre direzioni: è costretto ad affacciarsi troppo nel centro dell'incrocio ed ecco che avvengono gli incidenti. Chiediamo da diversi anni anche la completa asfaltatura della strada, per avere qualche vibrazione in meno in casa».
Se questa realtà è insostenibile per gli automobilisti, figurarsi per coloro che abitano proprio sull'incrocio: i muri di cinta delle case vengono spesso abbattuti e devono essere ritirati su a proprie spese. «Sono d'accordo - afferma Concetta Lupo - sull'allargamento dell'incrocio. Mi viene tolto un pezzo di giardino, però almeno ci potrà essere un po' più di sicurezza. Siamo stufi, ogni volta, di ricostruire i muri».
Notevoli le difficoltà anche per camminare: segnaletica assente, mancanza di attraversamenti pedonali e marciapiedi e residenti stessi che chiedono un nuovo parcheggio, visto che non tutti hanno un garage e non si sentono tanto sicuri a lasciare l'auto in mezzo alla strada.
«Sono tanti anni che lottiamo - conferma Silvano Tempestini - ma con risultati pressoché nulli. Ogni tanto viene l'assessore con i tecnici ma poi non si vede più nessuno. Oltre a riasfaltare c'è la seria necessità di rialzare tutta la zona».
A complicare la vita per chi proviene da via Vecchia Casalina, oltre alle tre abitazioni che tolgono quasi del tutto la visibilità, c'è infatti anche un avvallamento del terreno. «Siamo in balìa degli eventi - dice Manuela Giaconi -, e ci sentiamo abbandonati. Tutti questi bisonti che passano di qua alzano polvere, che poi finisce nelle nostre abitazioni, mentre gli automobilisti a volte non rispettano il segnale di stop ed ecco che succedono gli incidenti: la segnaletica non è adeguata».
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