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Radicifil ci ripensa: niente procedura di mobilità
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Un presidio di lavoratori della Radicifil nei giorni scorsi sotto le finestre di Palazzo BalìL'azienda fa marcia indietro e accetta di ritirare la procedura di mobilità. Si tratta ancora di un'ipotesi d'accordo, quella raggiunta ieri ad Assindustria tra i dirigenti della Radicifil (l'azienda chiusa con i lavoratori in cassa integrazione a zero ore dal 1º maggio) e i sindacati, che passerà al vaglio, stamani, dell'assemblea di fabbrica
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PISTOIA. L'azienda fa marcia indietro e accetta di ritirare la procedura di mobilità. Si tratta ancora di un'ipotesi d'accordo, quella raggiunta ieri ad Assindustria tra i dirigenti della Radicifil (l'azienda chiusa con i lavoratori in cassa integrazione a zero ore dal 1º maggio) e i sindacati, che passerà al vaglio, stamani, dell'assemblea di fabbrica. La prossima settimana, poi, toccherà a Regione e Provincia dire la loro.
Resta il fatto che è stata ritirata la procedura di mobilità aperta dall'azienda il 24 giugno scorso. L'obiettivo era quello di forzare i tempi, dopo che le parti si erano lasciate con la prospettiva di una "pausa di riflessione", ma alla fine ha prevalso una linea più "morbida". La trattativa, dopo l'incontro di ieri pomeriggio, riparte, dunque, da dove era stata lasciata. Il punto centrale è la somma per l'incentivo all'esodo: era già stato raggiunto, infatti, l'accordo sull'utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali utili, ossia l'esaurimento dell'attuale cassa integrazione a zero ore per crisi, succeduta da quella per cessazione attività e con la possibilità di usufruire di un altro anno di cassa integrazione in deroga. Cioè almeno altri due anni, se non tre, coperti da ammortizzatori sociali. L'unico punto su cui le parti non si erano trovate d'accordo era l'ammontare della somma da stanziare per l'incentivo all'esodo che, nell'ipotesi di accordo di ieri, è stato momentaneamente concordato per 15 mila euro lordi a dipendente, suddivisi in tre traches. Sarà l'assemblea di fabbrica stamani, però, a decidere se accettare o meno l'ipotesi d'accordo.
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Resta il fatto che è stata ritirata la procedura di mobilità aperta dall'azienda il 24 giugno scorso. L'obiettivo era quello di forzare i tempi, dopo che le parti si erano lasciate con la prospettiva di una "pausa di riflessione", ma alla fine ha prevalso una linea più "morbida". La trattativa, dopo l'incontro di ieri pomeriggio, riparte, dunque, da dove era stata lasciata. Il punto centrale è la somma per l'incentivo all'esodo: era già stato raggiunto, infatti, l'accordo sull'utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali utili, ossia l'esaurimento dell'attuale cassa integrazione a zero ore per crisi, succeduta da quella per cessazione attività e con la possibilità di usufruire di un altro anno di cassa integrazione in deroga. Cioè almeno altri due anni, se non tre, coperti da ammortizzatori sociali. L'unico punto su cui le parti non si erano trovate d'accordo era l'ammontare della somma da stanziare per l'incentivo all'esodo che, nell'ipotesi di accordo di ieri, è stato momentaneamente concordato per 15 mila euro lordi a dipendente, suddivisi in tre traches. Sarà l'assemblea di fabbrica stamani, però, a decidere se accettare o meno l'ipotesi d'accordo.
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