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Gli operai Radicifil: non firmiamo
Marta Quilici
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Assemblea alla Radicifil«Noi non firmiamo niente». C'è tensione tra gli operai Radicifil per l'incontro di stamani in Regione tra sindacati e azienda.
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PISTOIA. «Noi non firmiamo niente». C'è tensione tra gli operai Radicifil per l'incontro di stamani in Regione tra sindacati e azienda. Dopo i primi due incontri a vuoto delle settimane scorse e dopo l'accesa assemblea di fabbrica di giovedì scorso, stamani una delegazione di circa 50 operai aspetterà l'esito dell'incontro.
Il grido della fabbrica sarà uno solo: «chiediamo il massimo, altrimenti per adesso non si firma nulla».
Sono i lavoratori a voler far sentire direttamente la propria voce anche al di là delle mediazioni sindacali. Sicuramente non acconsentiranno alla proposta dell'azienda presentata nell'incontro di mercoledì scorso in Regione: i dirigenti avrebbero acconsentito a non avviare le procedure di mobilità, garantendo l'esaurimento dell'attuale periodo di cassa integrazione, in cambio dell'accesso al filo e alle macchine. Di fatto l'azienda ha proposto lo smantellamento del presidio di fabbrica che va avanti dal primo maggio notte e giorno, in cambio della cassa integrazione.
All'assemblea di giovedì scorso i sindacati hanno messo al corrente l'assemblea della situazione, ma l'unica alternativa all'accordo sembrava essere un "muro contro muro". Non è così per molti operai della Radicifil che, invece, vogliono prendere tempo, ritardando l'accordo, per effettuare altre valutazioni. Innanzitutto ritengono possano esserci possibili compratori e stanno addirittura valutando la possibilità di mettere su una cooperativa per rilevare l'attività.
Ma la volontà di marcare una certa autonomia dai sindacati è testimoniata anche dalla riunione svoltasi ieri pomeriggio nello stabilimento: per fare chiarezza sulle varie voci più o meno attendibili e sulle impressioni nate intorno alla complessa vicenda Radicifil, ieri pomeriggio, infatti, una quarantina di lavoratori si sono riuniti in assemblea: una riunione informale a cui non erano presenti sindacalisti né provinciali né aziendali.
Il grido della fabbrica sarà uno solo: «chiediamo il massimo, altrimenti per adesso non si firma nulla».
Sono i lavoratori a voler far sentire direttamente la propria voce anche al di là delle mediazioni sindacali. Sicuramente non acconsentiranno alla proposta dell'azienda presentata nell'incontro di mercoledì scorso in Regione: i dirigenti avrebbero acconsentito a non avviare le procedure di mobilità, garantendo l'esaurimento dell'attuale periodo di cassa integrazione, in cambio dell'accesso al filo e alle macchine. Di fatto l'azienda ha proposto lo smantellamento del presidio di fabbrica che va avanti dal primo maggio notte e giorno, in cambio della cassa integrazione.
All'assemblea di giovedì scorso i sindacati hanno messo al corrente l'assemblea della situazione, ma l'unica alternativa all'accordo sembrava essere un "muro contro muro". Non è così per molti operai della Radicifil che, invece, vogliono prendere tempo, ritardando l'accordo, per effettuare altre valutazioni. Innanzitutto ritengono possano esserci possibili compratori e stanno addirittura valutando la possibilità di mettere su una cooperativa per rilevare l'attività.
Ma la volontà di marcare una certa autonomia dai sindacati è testimoniata anche dalla riunione svoltasi ieri pomeriggio nello stabilimento: per fare chiarezza sulle varie voci più o meno attendibili e sulle impressioni nate intorno alla complessa vicenda Radicifil, ieri pomeriggio, infatti, una quarantina di lavoratori si sono riuniti in assemblea: una riunione informale a cui non erano presenti sindacalisti né provinciali né aziendali.
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