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E' morto Amos Elon, un sionista contro legato a Israele
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Giornalista e storico: in queste due attività è racchiusa la vita pubblica di Amos Elon morto oggi a 83 anni in Toscana, a Ponte Buggione (Pistoia), dove aveva scelto di vivere dal 2004. Un "sionista contro", ma indissolubilmente legato ad Israele, l'ha definito Tom Segev, come lui storico e giornalista di Haaretz, quotidiano progressista, dove hanno tutti e due lavorato a lungo.
Elon era nato a Vienna nel 1926 ed era emigrato con la famiglia nel 1933, all'avvento del nazismo, in Palestina allora sotto mandato inglese. Anni, quelli, in cui era fortissima la spinta sionista, sotto la guida di David Ben Gurion, per stabilire uno stato ebraico in ottemperanza alla promessa di "un focolare nazionale" fatta dall'inglese Lord Balfour nel 1917. Una lotta a cui Elon non si era certo sottratto militando nell'Haganah, l'organizzazione militare clandestina ebraica, e che era riecheggiata nel saggio biografico dedicato alla vita di Theodor Herzl, padre del sionismo.
Agli inizi degli anni '50, aveva cominciato la sua carriera di giornalista ad Haaretz come corrispondente per gli affari europei e statunitensi. Ma senza dimenticare la politica interna di Israele di cui era testimone critico per quanto riguardava l'occupazione dopo la guerra del 1967. Elon aveva più volte sostenuto sia la necessità della creazione di uno stato palestinese sia del ritiro dai Territori occupati. Giornalista influente e ascoltato nella vita pubblica israeliana, Elon collaborava anche al New York Time Magazine e alla New York Rewiew of Books.
Autore di nove libri, alcuni dei quali tradotti anche in Italia, Elon aveva una grande capacità di raccontare la storia. nel suo Requiem tedesco. La storia degli ebrei in Germania 1743-1933 (Mondadori) aveva ripercorso - lui ebreo di origine germanica - i secoli dell'integrazione ebraica spazzata via dal nazismo, ma anche il lungo processo storico culminato poi nella Shoah. Dagli anni '90 Elon aveva cominciato a recarsi sempre piu' spesso in Italia, soprattutto in Toscana, dove si era trasferito in maniera permanente nel 2004. Portava con sé una disillusione nei confronti della politica israeliana nella quale - diceva- negli ultimi 40 anni non era cambiato nulla.
Elon era nato a Vienna nel 1926 ed era emigrato con la famiglia nel 1933, all'avvento del nazismo, in Palestina allora sotto mandato inglese. Anni, quelli, in cui era fortissima la spinta sionista, sotto la guida di David Ben Gurion, per stabilire uno stato ebraico in ottemperanza alla promessa di "un focolare nazionale" fatta dall'inglese Lord Balfour nel 1917. Una lotta a cui Elon non si era certo sottratto militando nell'Haganah, l'organizzazione militare clandestina ebraica, e che era riecheggiata nel saggio biografico dedicato alla vita di Theodor Herzl, padre del sionismo.
Agli inizi degli anni '50, aveva cominciato la sua carriera di giornalista ad Haaretz come corrispondente per gli affari europei e statunitensi. Ma senza dimenticare la politica interna di Israele di cui era testimone critico per quanto riguardava l'occupazione dopo la guerra del 1967. Elon aveva più volte sostenuto sia la necessità della creazione di uno stato palestinese sia del ritiro dai Territori occupati. Giornalista influente e ascoltato nella vita pubblica israeliana, Elon collaborava anche al New York Time Magazine e alla New York Rewiew of Books.
Autore di nove libri, alcuni dei quali tradotti anche in Italia, Elon aveva una grande capacità di raccontare la storia. nel suo Requiem tedesco. La storia degli ebrei in Germania 1743-1933 (Mondadori) aveva ripercorso - lui ebreo di origine germanica - i secoli dell'integrazione ebraica spazzata via dal nazismo, ma anche il lungo processo storico culminato poi nella Shoah. Dagli anni '90 Elon aveva cominciato a recarsi sempre piu' spesso in Italia, soprattutto in Toscana, dove si era trasferito in maniera permanente nel 2004. Portava con sé una disillusione nei confronti della politica israeliana nella quale - diceva- negli ultimi 40 anni non era cambiato nulla.
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