Il Tirreno

Pistoia

Da lunedì via al presidio degli operai

C'è il timore che i macchinari della Radicifil siano portati a Bergamo

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PISTOIA. Una notizia inaspettata per i 137 operai della Radicifil, la chiusura dell’azienda, la seconda più grande realtà produttiva della città dopo la Breda. Un fulmine a ciel sereno contro cui però loro promettono «dura lotta». Ieri, nel primo pomeriggio, i lavoratori si sono riuniti in assemblea all’interno della sede di via Fiorentina. La prima iniziativa in ponte è l’organizzazione di un presidio permanente di fronte ai capannoni della fabbrica. Giorno e notte, a partire da lunedì, decine di operai, a turno, veglieranno lo stabilimento. La rabbia è tanta. Contro la scelta della chiusura e anche le modalità con cui è stata presa dai dirigenti bergamaschi. L’obiettivo del presidio è anche quello di impedire fisicamente che qualsiasi tipo di macchinario esca dalla fabbrica. Il timore degli operai è che tutti gli strumenti vengano trasferiti da Pistoia e portati in blocco in Lombardia. «Strumenti nuovi - sottolinea Michelangelo Bardini, un lavoratore della Radicifil -. Comprati nel 2007, con un investimento da 3-4 milioni di euro». 50 milioni di decifit sul bilancio del 2008 è la situazione che l’azienda ha presentato ai sindacati per motivare la drastica decisione della chiusura.

Situazione aggravata da un quadro europeo del mercato del nylon in crisi dal 2005. Ma gli operai di Pistoia non ci stanno a pagare sulla loro pelle i debiti di Bergamo. «Lo stabilimento di Pistoia è sano - spiega Renzo Berti, rappresentante dell’Rsu dell’azienda - non abbiamo problemi di produzione, abbiamo lavorato fino a pochi giorni fa a pieno regime con 19 linee di produzione attive sulle 20 totali. Adesso, almeno, vogliamo l’apertura di un tavolo di trattativa con i dirigenti». Ieri pomeriggio erano in tanti all’assemblea e, poi, fuori dallo stabilimento. Il Primo Maggio, festa dei lavoratori, sarà anche il primo giorno chiusura dell’azienda. La mattina gli operai saranno in prima fila con un loro striscione di protesta nella consueta manifestazione a Pistoia. Intorno alle 15.30 è arrivato anche il sindaco Renzo Berti che ha parlato con il rappresentante sindacale dell’azienda, suo omonimo. «È un duro colpo per la città - ha affermato il primo cittadino - e il Comune non può esserne indifferente. Come prima cosa chiediamo alla proprietà di venire a Pistoia a rendere conto di persona della situazione».

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