Il Tirreno

Pistoia

Un mini utile per la Banca di Pistoia

Amadori verso la presidenza dopo le votazioni per il rinnovo del cda

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PISTOIA. Con soli undici voti contrari, l’assemblea dei soci della Banca di Pistoia ha approvato il bilancio consuntivo 2008. Che offre numeri non esaltanti ma assolutamente entro i limiti garantiti dal patrimonio della banca che ha toccato quota 51 milioni di euro, mentre l’utile è stato piccolo piccolo ma in linea con la tendenza delle casse rurali, come ha sottolineato il presidente della Federazione delle banche di credito cooperativo della Toscana, Clementi. All’ordine del giorno dell’assemblea, anche il rinnovo del consiglio di amministrazione. Alle votazioni hanno partecipato un migliaio di soci e le operazioni di scrutinio si sono protratte fin dopo mezzanotte. Alle 21,30 appariva però quasi certa l’elezione di Amadori alla presidenza, nonché la riconferma del cda uscente con l’ingresso di Cipriani e Vaccaro. Quella di ieri è stata un’assemblea molto partecipata come solo nel lontano 2003 lo fu, ma allora l’istituto di credito cercava di riemergere da un commissariamento devastante e i soci vollero far sentire tutta la loro vicinanza e il loro peso.

Diverse le motivazioni della mobilitazione di ieri. Forse per i conti non certo esaltanti, forse perché qualcuno aspettava da sei anni il primo momento di difficoltà per una inspiegabile e poco comprensibile “redde rationem”, forse per la preoccupazione che la Banca di Pistoia possa diventare qualcosa di diverso dallo spirito originario. Un mixer che ha acceso la platea dei soci dopo la lettura dei numeri. Il bilancio si articola su tre assi portanti, come ha sottolineato il presidente uscente Piergiorgio Caselli: l’accantonamento di sette milioni di euro per fronteggiare con tranquillità il periodo critico che tuttavia non ha impedito un utile («Segno che la banca è stata gestita correttamente», ha affermato Caselli) di oltre un milione e centomila euro, il ritorno del dividendo dopo tantissimi anni. Utile troppo piccolo? «E’ la conseguenza della scelta di concedere mutui ipotecari con un punto di interesse al di sotto delle altre banche - ha detto Caselli - Abbiamo rinunciato a 2 milioni di euro ma abbiamo dato risposte ai nostri soci e ai nostri clienti».

A testimoniare la bontà della gestione del cda, la quasi estinzione del prestito subordinato di 8 milioni concesso dalla Federazione nel periodo del post commissariamento. Numeri che hanno sollecitato l’intervento di numerosi soci, alcuni dei quali hanno messo sotto accusa sia il rapporto tra banca e compagine sociale (Umberto Biagi: «Il socio non viene mai coinvolto, non viene considerato, è solo un numero: che ci stiamo a fare?») che i conti di bilancio e alcune scelte di finanziamento di imprese. A chi come Paolini ha rimproverato i vertici di aver concesso un finanziamento elevatissimo - seppur insieme ad altre banche - alla Giusti per l’edilizia per costruire l’albergo nelle ex Breda, ha risposto Alessio Bartolomei che ha sottolineato come quel finanziamento sia stato importante per un investimento nell’area simbolo della città. E poi, ha proseguito Bartolomei, fare banca significa proprio aiutare le imprese e quindi, ovviamente, accollarsi anche i rischi: «Mettersi a servizio dei clienti è sbagliato?», ha chiesto Bartolomei.

L’avvocato Iozzelli ha invece ricordato, più pragmaticamente, che i soci hanno tutto il diritto di avere le informazioni sui conti della banca ma non quello di entrare nel merito delle scelte che sono solo di competenza del cda. L’accantonamento alto? «Questo - ha osservato Stefano Morandi - sottolinea la prudenza della banca in una situazione difficile». A chi chiedeva che, visti i numeri, il cda intero si presentasse dimissionario, ha risposto Piero Becciani che non ha mancato di dare un consiglio: i cambiamenti si fanno garantendo una certa osmosi, non con atti radicali. Andrea Amadori, vicepresidente uscente e candidato alla presidenza, ha chiuso l’assemblea con un intervento durissimo nei toni. A Biagi ha ricordato le decine e decine di progetti a favore dei soci e del territorio: comitato di finanza etica che ha rafforzato il legame della banca con il mondo del volontariato e dell’associazionismo no profit; il microcredito a favore di centinaia di persone che vivono in situazioni di temporanea difficoltà economica o sociale, «mettendole in condizioni di pagare l’affitto, di comprare i libri di scuola per i figli, sottraendole allo spettro dell’usura»; il microcredito a favore dell’Etiopia, il credito per le nuove attività a favore dei giovani con poche o nessuna garanzia; la Fondazione delle banche di Pistoia e Vignole che è diventata uno dei principali punti di riferimento per migliaia di giovani, centinaia di associazioni, enti, scuole.

«Dov’è - ha chiesto polemicamente Amadori - questa distanza da banca e corpo sociale di cui qualcuno ci accusa? E che dire della compagine sociale cresciuta di mille unità portando nelle casse della banca quasi un milione di euro?». Infine i conti. Amadori ha fatto un balzo indietro di sei anni ricordando che gli attuali vertici non si sono limitati a gestire il vasto e prolungato contenzioso generato dalle elevate minusvalenze presenti sui depositi titoli di migliaia di clienti e soci, «originati da investimenti che non erano stati fatti da questo consiglio d’amministrazione ma da chi ci ha preceduto» e gestiti anche da chi lasciò la banca appena un anno prima del commissariamento e che oggi si presenta candidato. Dopo il commissariamento, ha ricordato il vicepresidente, grazie anche al lavoro del presidente Caselli, è stata avviata una serie di importanti e innovative scelte per dare alla Banca di Pistoia «quella giusta immagine di istituzione socialmente responsabile ed eticamente orientata che i soci reclamavano a gran voce».

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