Il Tirreno

Pistoia

Quasi 500 in lista per una casa popolare

Francesco Albonetti
Quasi 500 in lista per una casa popolare

Il Sunia accusa: «Gravi ritardi, il bando è ancora quello del 2005»

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PISTOIA. Mutui-casa strozzati dal rialzo dei tassi, canoni di affitto troppo alti ma anche una gestione dell’edilizia popolare a Pistoia tutta da rivedere. E’ il Sunia a lanciare un nuovo allarme sul fronte dei piani-casa per i più deboli, coloro per i quali gli affitti sono comunque alti anche se calmierati o derivanti da contratti concordati. Tre i punti di accusa del sindacato inquilini: la politica urbanistica negli ultimi è stata ispirata da logiche di interessi economici privati, che non tengono conto dei bisogni della gente; la gestione della manutenzione lascia a desiderare, visto che risultano alloggi popolari vuoti perché inagibili; occorre snellire gli uffici, accorpando le competenze che creano gravi ritardi nei meccanismi di assegnazione degli alloggi. «La realizzazione di nuove case popolari è ferma al 1996 - dice Davide Innocenti, segretario del Sunia - Da quanto ci risulta recentemente nel sono stati fatti solo 18 alle Piastre per l’emergenza e i 16 in via Gentile già destinati. Abbiamo una graduatoria con quasi 400 domande, ma è ancora provvisoria ed è relativa al bando del 2005, cioè alla situazione di due anni fa.

Perché questi ritardi? Perché l’emergenza abitativa è in mano ai servizi sociali, mentre della gestione dei bandi e delle assegnazioni se ne occupa l’ufficio casa. Occorre dare organicità agli uffici, accorpando queste competenze». E non c’è solo questo: le elezioni hanno ritardato ulteriormente le operazioni di pubblicazione della graduatoria. «Fino a pochi giorni fa - aggiunge Innocenti - non era stata ancora nominata la nuova commissione consiliare che se ne deve occupare. E questo blocca il lavoro degli uffici». Su questo fronte, la buona notizia è attuale: la commissione è stata formata nella seduta consigliare di ieri e l’8 ottobre si riunirà per esaminare i ricorsi per arrivare alla pubblicazione definitiva della graduatoria (relativa al bando 2005) per l’assegnazione degli alloggi. L’altro capitolo sul quale Innocenti insiste è quello della gestione del patrimonio. E qui le responsabilità non sono del Comune, ma della Spes: «Ci sono delle lacune notevoli da colmare, che derivano anche dal fatto che la manutenzione viene affidata troppo al caso e all’emergenza, mentre manca un piano organico delle priorità dei lavori.

A noi risulta che ci sono appartamenti sfitti perché, in attesa di essere ripristinati, non possono essere abitati. Abbiamo chiesto a più riprese alla Spes il dato sugli alloggi sfitti quando ancora c’era Bernardi e non ci è stato mai dato. Lo abbiamo richiesto al nuovo presidente. Non sappiamo quanti sono, ma anche se questi appartamenti fossero solo tre o quattro, con quasi 500 famiglie che aspettano un alloggio sarebbe ugualmente vergognoso». Innocenti è convinto che negli ultimi anni a Pistoia si sia costruito tanto nel privato, senza che ve ne fosse un reale bisogno legato a flussi migratori o boom delle nascite, mentre non si è costruito per nulla nel pubblico, a fronte di un bisogno vero evidenziato dalle 463 domande in graduatoria, dalle decine di sfratti e dall’aumento della morosità. L’ultimo appunto riguarda i controlli. Il segretario del sindacato inquilini non ha timore di riconoscere che, nella guerra fra poveri alla conquista di un tetto, vi siano anche diversi furbi: «Occorre una linea dura contro chi si affida ad escamotage e giochini sulle assegnazioni, perché poi ad andarci di mezzo sono le famiglie che ne hanno veramente bisogno. Ci sarebbe bisogno di un controllo costante, non saltuario».

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