Nuovo incubo al bar: caffè a un euro
Cristiano Marcacci
Dopo la brioche, il rischio è che aumenti presto anche la tazzina
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PISTOIA. Aumentata la brioche, per quanto tempo ancora il prezzo dell'espresso rimarrà invariato? La domanda rimbalza come una palla magica, senza trovare per il momento una risposta. La sensazione è che tutti siano in attesa del collega più coraggioso, che compie il primo passo. Per poi imitarlo e adeguarsi. Per i clienti dei bar l'incubo è quello di trovare tra qualche giorno il caffè ad un euro. Nelle principali città italiane del nord, come Milano, Torino, Bologna, Firenze e Genova, la corsa al rincaro è già partita. E, di conseguenza, scoppia la protesta. Le associazioni dei consumatori s'infuriano subito e minacciano uno sciopero nazionale della tazzina, il prossimo 13 settembre, contro i “furbetti del bancone”.
E a Pistoia, cosa succede? Per ora, nessuno parla esplicitamente di rialzi dei prezzi relativi alla caffetteria, ma nelle prossime settimane qualcuno potrebbe essere tentato di vedere l'effetto che fa, direbbe Jannacci. Magari supportato dall'ultima rilevazione effettuata dalla Federazione italiana pubblici esercizi, secondo la quale tra il febbraio del 2006 e lo stesso mese di quest'anno, a Pistoia il caffè non è aumentato di un solo centesimo. Anzi, in virtù dell'inflazione, sarebbe diminuito di 0,26 centesimi.
A proposito di Fipe, sentiamo cosa ne pensa il vicepresidente provinciale Moreno Ianda, titolare del ristorante “La Bussola” e del wine-bar “Quore” in centro a Quarrata: «Per la verità, nel corso degli ultimi incontri, non abbiamo mai parlato del costo del caffè. All'ordine del giorno avevamo ben altri argomenti più importanti ed urgenti, come le spese sempre maggiori per i dipendenti e la concorrenza della ristorazione pseudo-associativa che la fa da padrona durante l'estate. Il sottoscritto, nel bar di Quarrata, il caffè ce l'ha a 0,85 e lì rimarrà».
Dall'orbita di Confcommercio ci spostiamo a quella di Confesercenti. Pier Luigi Lorenzini, titolare di un bar in Sant'Agostino, è il presidente provinciale della Fiepet. «Se mi chiedete se i baristi hanno intenzione di portare prossimamente il caffè a un euro - afferma - vi rispondo che non mi posso pronunciare. Per un motivo ben preciso: non esistono cartelli di categoria e sui prezzi vige la liberalizzazione. Se dicessi che noi rappresentanti settoriali diamo indicazioni sui prezzi da applicare, commetterei un'illegalità. È una normativa che ha indubbiamente comportato molti svantaggi, creando alla fine un'autentica giungla. Se domani un collega vuol portare il costo del caffè a 1,10 euro è padronissimo di farlo. Erano decisamente migliori i tempi in cui le categorie potevano mettersi d'accordo su un listino da applicare».
Una riunione tra i baristi, comunque, è in vista. A rivelarlo è Sandro Pedaggi della Confesercenti, secondo il quale la forchetta dei caffè pistoiesi è attualmente tra gli 80 e i 90 centesimi. «Per il momento - dice - non ci sono notizie di aumenti in vista. Nei prossimi giorni, ci sarà un incontro con gli associati, nel corso del quale parleremo anche del listino prezzi, anche se, con la liberalizzazione oggi in vigore, non possiamo certo andare ad imporre i prezzi. Però, sarebbe opportuno che la linea di condotta fosse univoca. Far pagare un euro il caffè mi sembrerebbe comunque esagerato, mi auguro si comprenda».
Forse accade per deformazione professionale, ma i rappresentanti dei consumatori sentono già la puzza del caro-caffè. «Al rientro dalle ferie - fa notare Vincenzo Cannici della Federconsumatori - in alcuni dei bar che frequento il caffè è aumentato, qualcuno l'ha portato a 0,85, qualcun altro a 0,90. Ma sarà bene che si fermino, perché un euro sarebbe inaccettabile. Anche perché si sa tutti che sul caffè esiste il maggior guadagno da parte di un barista».
E a Pistoia, cosa succede? Per ora, nessuno parla esplicitamente di rialzi dei prezzi relativi alla caffetteria, ma nelle prossime settimane qualcuno potrebbe essere tentato di vedere l'effetto che fa, direbbe Jannacci. Magari supportato dall'ultima rilevazione effettuata dalla Federazione italiana pubblici esercizi, secondo la quale tra il febbraio del 2006 e lo stesso mese di quest'anno, a Pistoia il caffè non è aumentato di un solo centesimo. Anzi, in virtù dell'inflazione, sarebbe diminuito di 0,26 centesimi.
A proposito di Fipe, sentiamo cosa ne pensa il vicepresidente provinciale Moreno Ianda, titolare del ristorante “La Bussola” e del wine-bar “Quore” in centro a Quarrata: «Per la verità, nel corso degli ultimi incontri, non abbiamo mai parlato del costo del caffè. All'ordine del giorno avevamo ben altri argomenti più importanti ed urgenti, come le spese sempre maggiori per i dipendenti e la concorrenza della ristorazione pseudo-associativa che la fa da padrona durante l'estate. Il sottoscritto, nel bar di Quarrata, il caffè ce l'ha a 0,85 e lì rimarrà».
Dall'orbita di Confcommercio ci spostiamo a quella di Confesercenti. Pier Luigi Lorenzini, titolare di un bar in Sant'Agostino, è il presidente provinciale della Fiepet. «Se mi chiedete se i baristi hanno intenzione di portare prossimamente il caffè a un euro - afferma - vi rispondo che non mi posso pronunciare. Per un motivo ben preciso: non esistono cartelli di categoria e sui prezzi vige la liberalizzazione. Se dicessi che noi rappresentanti settoriali diamo indicazioni sui prezzi da applicare, commetterei un'illegalità. È una normativa che ha indubbiamente comportato molti svantaggi, creando alla fine un'autentica giungla. Se domani un collega vuol portare il costo del caffè a 1,10 euro è padronissimo di farlo. Erano decisamente migliori i tempi in cui le categorie potevano mettersi d'accordo su un listino da applicare».
Una riunione tra i baristi, comunque, è in vista. A rivelarlo è Sandro Pedaggi della Confesercenti, secondo il quale la forchetta dei caffè pistoiesi è attualmente tra gli 80 e i 90 centesimi. «Per il momento - dice - non ci sono notizie di aumenti in vista. Nei prossimi giorni, ci sarà un incontro con gli associati, nel corso del quale parleremo anche del listino prezzi, anche se, con la liberalizzazione oggi in vigore, non possiamo certo andare ad imporre i prezzi. Però, sarebbe opportuno che la linea di condotta fosse univoca. Far pagare un euro il caffè mi sembrerebbe comunque esagerato, mi auguro si comprenda».
Forse accade per deformazione professionale, ma i rappresentanti dei consumatori sentono già la puzza del caro-caffè. «Al rientro dalle ferie - fa notare Vincenzo Cannici della Federconsumatori - in alcuni dei bar che frequento il caffè è aumentato, qualcuno l'ha portato a 0,85, qualcun altro a 0,90. Ma sarà bene che si fermino, perché un euro sarebbe inaccettabile. Anche perché si sa tutti che sul caffè esiste il maggior guadagno da parte di un barista».
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