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Acqua minerale, rincari fino al 500 per cento
Inchiesta sui prezzi delle bottiglie da mezzo litro: l’incredibile balzo dall’ingrosso al bar
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PISTOIA. I prodotti più richiesti in un bar? Caffè e acqua. E se per i caffè i prezzi rimangono più o meno sempre gli stessi da città a città, la spesa per le classiche bottigliette di plastica da mezzo litro di minerale possono subire variazioni più o meno pesanti. Molte volte si è sentito di prezzi, soprattutto nelle grandi città, letteralmente alle stelle e a volte anche improponibili. Da questo punto di vista, Pistoia rimane su cifre piuttosto moderate e l’inchiesta condotta ha portato ad individuare dei prezzi che vanno da 80 centesimi fino ad un euro. Rispetto al rivenditore all’ingrosso, dove la bottiglia costa 15 centesimi, rincari che superano quindi il 500%, prezzi doppi invece rispetto al supermercato. I motivi di queste discrepanze (sembra che, fortunatamente, non ci siano corpose differenze fra centro e periferia) sono molteplici: prezzo proposto al singolo gestore dal grossista, tasse da pagare, personale del bar, corrente elettrica per la continua refrigerazione e, non ultimo, anche il guadagno.
«I prezzi sono liberi - commenta Marco Baldasseroni, responsabile dei pubblici esercizi di Confcommercio - Prima i listini venivano confrontati e calmierati ogni due tre anni, trovando un’intesa di massima sui prodotti più venduti. Poi l’Antitrust ha vietato ciò ed ognuno è libero di fare il prezzo che ritiene opportuno, ovviamente senza uscire dal mercato». Rispetto a quanto viene fatto pagare all’ingrosso o nei supermercati, la singola bottiglia d’acqua cambia notevolmente prezzo, ma ci sono da considerare anche alcuni vantaggi. Inoltre, la nostra città, riesce ad avere ancora prezzi molto competitivi rispetto ad altre città limitrofe. «Il bar può fornire la bevanda fresca in qualsiasi momento e in orari che la grande distribuzione non può coprire - aggiunge Baldasseroni - Ci sono poi costi di gestione più alti che riguardano qualsiasi prodotto da asporto. Devo dire che rispetto a località di mare o città d’arte, le differenze sono sostanziose e gli stessi effetti dell’euro si sono fatti sentire di più su alcuni prodotti rispetto ad altri». Ma gli esercenti cosa ne pensano di questa situazione?
«Bisogna partire da un punto chiave - avverte Andrea Del Terra, proprietario del Caffè Cavour di Pistoia - Molto dipende dal prezzo che il grossista ci fa, che ovviamente non può essere quello della grande distribuzione, e io, ovviamente, non posso andare a fare le scorte al supermercato. Non voglio giudicare ciò che fanno gli altri colleghi, ma preferisco guardare solo ai miei affari. Nel prezzo ci deve rientrare l’approvvigionamento, i costi dell’esercizio e l’enorme mole fiscale che dobbiamo sorbirci quotidianamente». Sembrano quindi lo Stato e le tasse imposte per i locali pubblici il fattore scatenante dell’aumento dei prezzi. tasse sono sempre più pressanti. Io lavoro nella correttezza e il mio listino dei prezzi è esposto all’interno del bar. La percentuale di ricarico del fisco è indubbiamente superiore nei nostri confronti rispetto a quella della grande distribuzione. Il prezzo quindi lo si determina dalle spese vive più ciò che dobbiamo pagare di tasse, in riferimento agli studi di settore. E poi, almeno uno o due centesimi li potrò pretendere anche io oppure nemmeno quelli?».
«I prezzi sono liberi - commenta Marco Baldasseroni, responsabile dei pubblici esercizi di Confcommercio - Prima i listini venivano confrontati e calmierati ogni due tre anni, trovando un’intesa di massima sui prodotti più venduti. Poi l’Antitrust ha vietato ciò ed ognuno è libero di fare il prezzo che ritiene opportuno, ovviamente senza uscire dal mercato». Rispetto a quanto viene fatto pagare all’ingrosso o nei supermercati, la singola bottiglia d’acqua cambia notevolmente prezzo, ma ci sono da considerare anche alcuni vantaggi. Inoltre, la nostra città, riesce ad avere ancora prezzi molto competitivi rispetto ad altre città limitrofe. «Il bar può fornire la bevanda fresca in qualsiasi momento e in orari che la grande distribuzione non può coprire - aggiunge Baldasseroni - Ci sono poi costi di gestione più alti che riguardano qualsiasi prodotto da asporto. Devo dire che rispetto a località di mare o città d’arte, le differenze sono sostanziose e gli stessi effetti dell’euro si sono fatti sentire di più su alcuni prodotti rispetto ad altri». Ma gli esercenti cosa ne pensano di questa situazione?
«Bisogna partire da un punto chiave - avverte Andrea Del Terra, proprietario del Caffè Cavour di Pistoia - Molto dipende dal prezzo che il grossista ci fa, che ovviamente non può essere quello della grande distribuzione, e io, ovviamente, non posso andare a fare le scorte al supermercato. Non voglio giudicare ciò che fanno gli altri colleghi, ma preferisco guardare solo ai miei affari. Nel prezzo ci deve rientrare l’approvvigionamento, i costi dell’esercizio e l’enorme mole fiscale che dobbiamo sorbirci quotidianamente». Sembrano quindi lo Stato e le tasse imposte per i locali pubblici il fattore scatenante dell’aumento dei prezzi. tasse sono sempre più pressanti. Io lavoro nella correttezza e il mio listino dei prezzi è esposto all’interno del bar. La percentuale di ricarico del fisco è indubbiamente superiore nei nostri confronti rispetto a quella della grande distribuzione. Il prezzo quindi lo si determina dalle spese vive più ciò che dobbiamo pagare di tasse, in riferimento agli studi di settore. E poi, almeno uno o due centesimi li potrò pretendere anche io oppure nemmeno quelli?».
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