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PIAZZA DEL CARMINE
Le opere di Gianfranco Chiavacci in mostra alla banca Ipibi
Paolo Gestri
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Autoritratto fotografico di Chiavacci 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Quando l'arte fa miracoli. Per esempio, quando nasce dai conteggi di un ragioniere in banca. E' il caso di Gianfranco Chiavacci del quale è in corso una piccola quanto significativa mostra nei locali della banca Ipibi, in piazza del Carmine a Pistoia. Gianfranco Chiavacci, educato a tenere in ordine i conti, ma cresciuto nella fama d'artista, 75 anni di cui oltre cinquanta condivisi con la pittura, frequentati alcuni corsi di programmazione presso l'Ibm, intraprese una sperimentazione pittorica basata sul linguaggio binario degli elaboratrori elettronici, esperienza che lo portò anima e cuore all'arte astratta ed informale. Siamo nella metà degli anni Sessanta del secolo scorso quando Chiavacci esordisce a Firenze alla galleria Flog. C'era anche Fernando Melani, l'artista considerato padre dell'astrattismo a Pistoia, suo primo amico ed interlocutore. Ancora Firenze, poi Brescia e Torino vedono il nostro pittore protagonista di un personale linguaggio artistico frutto di elaborazioni tecnologiche e parascientifiche. Elaborare lo spazio bidimensionale della pittura e fare arte attraverso la logica extraartistica dei programmatori, fu la sua grande scommessa. Senza peraltro tradire - non sia mai detto - i vecchi, cari, tradizionali pennelli. Per i palati fini e le menti più sottili e attente, gli esiti furono e sono sorprendenti. Immagini vecchie di quarant'anni fa, più o meno, ma che ammirate oggi hanno la stessa freschezza di allora, di una modernità arabe fenice che miracolosamente riappare sorgiva. Poco dopo, anche la fotografia per il nostro artista diventa oggetto di elaborazione mentale, di modo che frutti immagini ex novo, mai viste prima, da cogliere nell'attimo in cui manifestano l'apice della propria rivelazione. Stamperà su alluminio: «con tecniche del passato - ha scritto Serena Bedini -riesce autenticamente a tracciare i colori sgargianti del futuro, (creando) un viaggio impensabile nel tempo». Eppure, c'è da precisare che Chiavacci l'estetica l'ha trovata piuttosto che ricercata. Come diceva Picasso: «Io non cerco, trovo!». Per cui, ci limitiamo a godere del risultato finale di colori che nascono da una disposizione matematica e che la mano mano d'artista ha sperimentato fino a scoprire il loro intimo equilibrio e metterli in gioco armonico tra loro. Nel frattempo, Pistoia è artisticamente cresciuta. Fernando Melani, Lando Landini, Barni, Buscioni e Ruffi l'hanno definitivamente tirata fuori dalle secche di una stanca tradizione (ma nessuno dimentica i precedenti Marino, Michelucci, Agenore Fabbri, Nativi e Nigro), ed ecco che anche Chiavacci diventa "propheta in patria". Negli anni Novanta espone nelle sale affrescate del palazzo comunale ed alla fortezza di Santa Barbara, oltre ad aprire al pubblico il proprio studio. Si occupa inoltre di opere Mail art e di libri d'artista. Infine, nel 2001 e 2003 è presente nelle mostre "Abitanti e Sonde" al palazzo Fabroni. Attualmente espone alla pratese "Di Mauer", presso giovani galleristi che hanno scelto di ospitare un "giovane". Il fatto è che Chiavacci lascia interagire l'elettronica con il proprio pensiero e la propria manualità: i colori fluttuano, nelle pittura come nella fotografia, in un'arte coltivata come si coltiva un fiore che non si sa quali esatti colori e forme potrà assumere quando sarà sbocciato.
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