IL LIBRO
San Zeno, Sant'Atto e gli altri: il Medioevo e la città
Paolo Gestri
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La statua di San Jacopo 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. La Società pistoiese di storia patria e la Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia hanno pubblicato gli atti del convegno di studi, (maggio 2008), sul "Culto dei Santi e culto dei luoghi nel Medioevo pistoiese", diciottesimo volume della collana "Biblioteca storica pistoiese". Il libro è stato recentemente presentato dal presidente della società, Giuliano Pinto e dai curatori, Anna Benvenuti e Renzo Nelli. Tesi di fondo è che nell'epoca medioevale vita civile e vita religiosa coincidevano; che i santi erano parte integrante della vita di tutti i giorni, pienamente integrati e partecipi delle scelte quotidiane dei popoli sotto l'Ecclesia di Roma. Ebbene, dieci saggi d'inconfondibile sapore locale, prettamente pistoiese, ma nel contempo universale per il valore europeo e oltre dei temi trattati, riempiono le duecento pagine della pubblicazione che spazia dall'Alto medioevo al secolo XV, quando ormai il "tempo di mezzo", già intriso d'Umanesimo, lasciava spazio al Rinascimento. Il primo saggio, di Mauro Ronzani, si sofferma, appunto, su "Il volto cangiante della chiesa vescovile di Pistoia nell'età dei Cadolingi e Guidi" (923 - 1124), mentre Elena Vannucchi ci informa dei "Santi di tutti e santi propri. (in una) Ricognizione tra confraternite e devozioni a Pistoia nei secoli XIV e XV. In questo ampio spazio di tempo appaiono tutti i santi "registi e attori", se così si può dire della vita religiosa e civile a Pistoia, nel suo insieme, indistinta e, come detto, inseparabile nei due aspetti. A Pistoia, come d'altra parte nel resto del mondo cristiano, la Chiesa scandiva le ore, le preghiere e gli affari, i doveri e le pene: sempre nel nome supremo di Dio. Così anche la nostra città, e probabilmente più di altre, visse quel tempo sotto il cielo della teologia, comunque foriero di avanzamento civile: in molti pensano, il suo miglior tempo. C'è da chiedersi, ad esempio, come si sarebbe sviluppata la città senza San Zeno, e più ancora senza Sant'Atto. E' fin troppo noto che il culto jacopeo innalzò la città a livello europeo: i fedeli non arrivavano mai solo loro, ma con tutto un seguito di gente che, per il solo fatto di incontrarsi, avanzava nel tempo. Come bisogna domandarsi quanto e come il santo eremita Baronto abbia influito alla rinascita dei monasteri, ossia dei commerci e dell'economia in genere. E perchè San Ludovico fu tanto acclamato? Ecco dunque che Paolo Golinelli svela "Le origini del culto di San Zeno in Pistoia" e Pierantonio Piatti riporta in luce la "Tradizione eremitica e (la) memoria agiografica" riprendendo "il caso San Baronto". Di San Ludovico fra tradizione agiografica e diffusione del culto "in partibus Tusciae", parla Isabella Gagliardi, mentre del santo vescovo Atto, come agiografo e santo, si occupa Antonella Degl'Innocenti, così come Raffaele Argenziano ne ricerca l'iconografia e la possibile ricostruzione del suo antico sepolcro. Ma l'intero volume, concluso da un indice dei nomi di persona, dei toponimi e degli autori, riserva culturali sorprese, soprattutto cittadine.
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