Il presidio
Pisa, i tifosi, Romeo: King Klaus e l’amore per i nerazzurri
Parla Berggreen, protagonista degli anni d’oro: «Bellissimo il ritorno in A, la città merita la categoria»
PISA. Lo straniero più amato dai tifosi nerazzurri e vera icona per le sue giocate con la maglia numero sette sulle spalle. Una maglia strappata, quella nella gara contro la Juventus, che ancora oggi è sinonimo di senso di appartenenza al mondo Pisa. Klaus Berggreen, 152 partite ufficiali e 33 gol dal 1982 al 1986, è tutto questo e molto altro. Molto più di una salvezza, di una promozione in A e di una Mitropa Cup. Del fatto che con 19 reti è il nerazzurro con più gol in A. King Klaus è ancora oggi amatissimo dal popolo nerazzurro. Poco tempo fa gli è stata conferita anche la cittadinanza pisana assieme al suo amico Henrik Larsen, anche lui ex nerazzurro. Gestisce un negozio di abbigliamento che ha chiamato Pi-Ro. In onore di Pisa e Roma due delle sue tre squadre italiane. La terza è il Torino.
Salve Klaus, che effetto le fa rivedere il Pisa in serie A?
«È davvero bellissimo. Trentaquattro anni sono tanti, troppi. Pisa merita questa categoria e sono davvero contento. La società attuale mi ha invitato insieme a Domenico Progna a vedere Pisa-Modena di qualche mese fa. È stata una giornata emozionante e mi sono commosso per gli applausi dei tifosi. Dopo tanti anni non mi aspettavo qualcosa del genere. Il Pisa ha perso ma poco dopo è andato in serie A. Sono molto felice».
Ha un rapporto ancora molto saldo con i tifosi?
«Sì, e sa perché? Perché dal primo giorno che sono arrivato in città mi hanno subito dimostrato grande affetto. Non avevo fatto ancora nulla. Amo tutti i tifosi del Pisa. Sono davvero grandi. Qui ho vissuto i momenti più belli da calciatore assieme ai mondiali e all’Europeo con la mia Danimarca. Poi c’è una cosa che mi ha colpito tantissimo. Pochi mesi fa i familiari di Sandro Rotunno, dirigente negli anni del grande Romeo Anconetani, mi hanno chiamato per mettermi al corrente della sua morte. Ci vedevamo spesso quando venivo in Italia. Queste sono piccole testimonianze del legame profondo che ho con la vostra città».
Il Pisa di oggi porta avanti la tradizione dei danesi, cosa ne pensa dei suoi connazionali in maglia nerazzurra?
«Li ho incontrati quando sono venuto a Pisa per la cittadinanza onoraria. Ho cercato di dargli qualche consiglio. Dovrei vedere più allenamenti e partite per giudicarli ma devo dire che con il Modena mi ha impressionato Lind. Ci mette una grinta e una determinazione pazzesca. Per me può fare bene anche in serie A».
La sua è stata una generazione di grandi calciatori danesi in Italia ma ancora oggi si punta molto sul vostro mercato, c’è un segreto particolare?
«Forse è diventata un po’ una moda ma la Danimarca sta lavorando bene. Fin da prima dell’età scolastica si inizia a giocare a pallone. Credo che noi danesi ci troviamo bene in Italia perché abbiamo un carattere molto simile al vostro. Io ho fatto presto ad ambientarmi ma anche Laudrup, Elkjaer, il nostro Larsen e molti altri hanno fatto grandi cose».
Come è stato lavorare fianco a fianco con Romeo Anconetani?
«Quando le cose andavano bene era l’uomo più buono del mondo, quando le cose andavano male era molto complicato parlare con lui (sorride). Soprattutto i più giovani temevano le sue sfuriate. Io però posso parlare solo bene di Romeo. È stato un grande intenditore di calcio».
L’aveva anche ceduto al Napoli, nel 1986, ma poi cosa è successo?
«Semplice, mi ero accordato con Sven Goran Eriksson per andare alla Roma. Avevo dato la mia parola a lui e l’ho mantenuta. Certo sarebbe stato bello andare al Napoli di Maradona. Fu proprio Diego a dirmi “tu l’anno prossimo giocherai con noi”. Restarono impressionati dalla mia prestazione e dal mio gol nella gara vinta a Napoli nel gennaio del 1986. Tra l’altro con il “2” del Pisa a Napoli ci sono stati pochi tredici al totocalcio e quindi ci furono vincite record. Ho fatto felice un po’ di persone».
Domenica il Pisa debutta in A contro l’Atalanta. L’unico successo nella storia a Bergamo, per 2-1 nel 1985-86, porta la firma sua e di Kieft. Ci racconta in che modo è arrivata la vittoria?
«Loro erano passati in vantaggio grazie a un gol di Stromberg e poi ho pareggiato io segnando con il fondo schiena. È stato un colpo di fortuna (la parola è un'altra) ma cercavo sempre di dare fastidio in area sui calci d’angolo. Mi dicono spesso che sono un uomo fortunato. È vero, ma la fortuna arriva se te la vai a cercare. E io ho sempre fatto così. Le cose non arrivano per caso».
Cosa si sente di dire al Pisa e ai pisani per questa nuova avventura che comincia?
«Salvarsi in serie A per il Pisa vale molto di più che vincere uno scudetto con le grandi. Competere con i club più importanti non è facile. Ricordo quando mi negarono un rigore con la Juventus a Torino, per poco non scoppia un caso dopo una mia intervista alla Rai dove avevo parlato di torti arbitrali. Quelli della Lega calcio mi vollero sentire per un chiarimento. Ero in Italia da pochi mesi, per fortuna andò tutto bene. Comunque spero che la squadra riesca a salvarsi e mi auguro di tornare il prima possibile all’Arena».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
