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Pisa, una città di Serie A. E non solo nel calcio

di Luca Cinotti
Pisa, una città di Serie A. E non solo nel calcio

È qualcosa che riguarda l’animo stesso della città, la sua coscienza e consapevolezza del ruolo che può assumere in primis a livello regionale e poi anche al di là dei confini della Toscana

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PISA. Ieri pomeriggio i tifosi in corteo per festeggiare la promozione del Pisa si sono casualmente incrociati con una parata di cosplayer di Star Wars. “La forza sia con te”, diceva Obi-wan Kenobi. Ed è un augurio che può valere non soltanto per la squadra nerazzurra, ma per tutta la città. Che attraverso la promozione dei ragazzi di Inzaghi ritrova una dimensione di protagonista a livello nazionale – non soltanto nel calcio. Non si tratta del giochino che conosciamo fin troppo bene (da Berlusconi in poi, ma non sono mancati episodi anche prima del 1994) di buttare lo sport in politica. No, è qualcosa che riguarda l’animo stesso della città, la sua coscienza e consapevolezza del ruolo che può assumere in primis a livello regionale e poi anche al di là dei confini della Toscana.

Pisa – per dirlo senza mezzi termini – è una città da serie A. E deve essere convinta di esserlo. Anche quando le cose non vanno bene, anche quando sembra di lottare contro nemici e avversari molto più grandi e attrezzati di noi.

Ci sono dei campi nei quali questa posizione al top è evidente. La sanità, innanzitutto, con uno degli ospedali più importanti in Italia per ricerca e cura, destinato a diventare ancora più grande alla fine dei lavori per il nuovo Santa Chiara. Poi c’è l’Università – anzi, le università.

Ma ci sono altri settori nei quali bisogna prendersi un ruolo da protagonista. Esattamente come ha fatto la squadra di Pippo Inzaghi: ad agosto sapevamo che era fra le migliori, ma poi le promesse vanno mantenute attraverso il lavoro. E allora – per fare un esempio – Pisa può essere di serie A anche nel mondo dei trasporti, difendendo e valorizzando il proprio aeroporto, anche nel confronto con Firenze. E anche in ambito culturale – al di là di quanto già fatto in primis dalle istituzioni universitarie – può proporsi sempre di più come protagonista a livello nazionale. Stesso discorso vale per il turismo, argomento tra l’altro strettamente collegato a quelli precedenti. E si potrebbe andare avanti pensando a tutte le sfide dell’innovazione e di come si possono trasformare in occasione di lavoro e di crescita economica. Partite importanti, da giocare sapendo che non si può sempre vincere. Qualche volta si dovrà marcare il passo, sperando magari in una sorta di girone di ritorno. Una cosa, però, non può mancare: la consapevolezza di valere e meritare la Serie A, una consapevolezza diffusa a tutti i livelli. Quelli istituzionali e politici, certo. Ma anche quelli delle tante realtà associative che si muovono nei quartieri e nelle frazioni. E, per finire, tutto questo deve valere anche tra i cittadini.

Aver ritrovato la Serie A dopo 34 anni è motivo di gioia ed è giusto festeggiare. Ma da domani, da dopodomani, dobbiamo trasformare la gioia in carburante per rendere la città protagonista. Inzaghi e i suoi ci hanno dimostrato che è possibile farlo. E allora, perché non tentare?


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