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Calcio: Serie B

Pisa, finalmente parla Corrado: il presidente ne ha per tutti, dal Comune ai tifosi, ecco cosa ha detto

di Tommaso Silvi

	Il presidente del Pisa Giuseppe Corrado
Il presidente del Pisa Giuseppe Corrado

Conferenza stampa del patron nerazzurro dopo un mese e mezzo di silenzio: tutte le sue dichiarazioni, tra polemiche e tempi di realizzazione del centro sportivo

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PISA. Un mese e mezzo di silenzio. Dal 20 gennaio in casa Pisa non si sentiva una parola da parte della società. Un buco comunicativo che a tratti è risultato incomprensibile. Rotto finalmente nella mattina di mercoledì 6 marzo dal presidente nerazzurro, Giuseppe Corrado. Una conferenza stampa annunciata con diversi giorni di anticipo, alla quale hanno partecipato oltre 20 giornalisti accreditati. Una sorta di maxi punto della situazione mentre la squadra – dopo il successo in trasferta sul campo del Cittadella, domenica 3 marzo, si è portata a cinque punti di vantaggio sulla zona retrocessione e a soli due punti dall’ottavo posto che vale la partecipazione ai playoff per la Serie A. Il presidente Corrado ha parlato di tutto: dal campo, analizzando il lavoro di mister Aquilani, fino alla questione stadio. Tra settori chiusi per manutenzione e progetti non ancora realizzati, la situazione dell’Arena Garibaldi da tempo scalda la tifoseria organizzata, che nel frattempo continua a tifare in massa da fuori lo stadio nelle partite casalinghe del Pisa, lasciando vuoto il cuore della curva nord. 

«Ci siamo sentiti isolati, Knaster ci è rimasto male» 

Il presidente del Pisa ha esordito spiegando come l’appuntamento di mercoledì 6 marzo sia stato programmato «prima della gara col Cittadella per evitare a fare speculazioni. Abbiamo fatto decantare una situazione per una quarantina di giorni che non ci era piaciuta affatto. Parlavano in troppi e ci siamo limitati a fare solo dei comunicati. Le cose che dovevamo dire le abbiamo dette attraverso forme scritte». Poi Corrado parla dello sciopero della Curva nord: «I tifosi avevano motivi di protesta sulla limitazione della capienza. Noi eravamo una vittima, ma anche noi avevamo l’obiettivo e la facoltà di poter protestare per questo fatto. Eravamo le uniche vittime di una situazione che stava diventando molto negativa anche per noi». Corrado è un fiume in piena e dice che il club ha avvertito una «sensazione di isolamento nelle ultime settimane prima della sfida vinta col Cittadella. Knaster si era stupito che a nessuno interessassero gli sforzi della società sugli investimenti. Ha partecipato a iniziative sportive importanti anche in altri paesi, forse anche in contesti più importanti e non era abituato a questa situazione. L’ha giudicata quasi incomprensibile. Ero abituato a questa situazione – continua Corrado – perché 7 anni fa, quando decidemmo di venire a Pisa, lo facemmo dopo lunghi pensamenti. Quando il sindaco cercava di convincermi per prelevare la società ero dubbioso insieme a Ricci. Ci ha convinto mio figlio. San Piero a Grado non è un terreno nostro, ci abbiamo messo un milione di euro.

«Una città indietro di 30 anni»

Corrado picchia duro: «Questa è una città che per infrastrutture sportive è stata arenata per 30 anni. Non esiste un campo dove allenarsi quando piove. Chi ha amministrato deve pensare a qualche struttura sportiva. Il sindaco Filippeschi al tempo mi disse di venirci incontro. Il sostegno è stato assumersi 800 mila euro di debiti, in soli 15 giorni con una visita dell’ingegner Longhi della Lega. Abbiamo rilevato delle spese che competevano al Comune e che aveva anticipato a Ngm. Quelle spese le abbiamo recuperate al 50% per due anni. Gli uffici che ho trovato ho scoperto che erano stati dati in affitto gratis alla società e poi, appena arrivati, ci sono costati 40 mila euro d’affitto. Il sindaco ci offrì la possibilità di un ufficio alla Sesta Porta per poi scoprire che pagavamo una tariffa di canone del 35% maggiorata secondo i dati della camera di commercio. Questi sono stati gli ostacoli frapposti a chi veniva a investire per un progetto sportivo che mancava da 35 anni. Ho cercato di far capire a Knaster che il disinteresse ci aveva colpito». 

Sul campionato

Il presidente del Pisa prosegue parlando della situazione campo: «A Cittadella abbiamo schierato 7 giocatori nati dopo il 2000. Lo sciopero della Curva poi crea un danno incommensurabile sotto il profilo del sostegno. Sotto questo aspetto non aggiungiamo valore, ma lo togliamo un po’. Fuori casa abbiamo fatto 20 punti mentre in casa 14. Se avessimo lo stesso rendimento saremmo ai playoff vicino al Palermo», aggiungendo che «non sono mai stati contattati altri allenatori per sostituire Aquilani». 

Sullo stadio

Corrado affronta anche la questione stadio: «Quando è stata chiusa la gradinata la prefetto mi ha convocato con le autorità. Il sindaco ha fatto presente la situazione. Problematiche strutturali della gradinata e la prefetto era preoccupata. Abbiamo pensato di trasferire in un’altra zona dello stadio i tifosi rinunciando a vendere anche i biglietti. Per la capienza la prefetto era preoccupata e anche io lo ero. Ma doveva essere più preoccupato il sindaco che aveva garantito diecimila posti». Corrado tira in ballo anche eventuali  «danni» da «chiedere al sindaco» per «negligenza». Corrado va avanti: «Successivamente i tifosi hanno saputo che sarebbe stato aperto il curvino. A quel punto l’ennesima sorpresa. L’amministrazione ha detto che “con piccoli lavori sarebbe stato riaperto”. E siamo stati traditi. Sette anni fa chiedemmo la riapertura del curvino. Ci era stato detto che era impossibile, troppi lavori da fare. Al momento della convenzione abbiamo scritto che per aprire il curvino servivano un milione e 800 mila euro. Ora abbiamo scoperto che il curvino si apre in maniera veloce e con soli 140 mila euro. Perché? La risposta non ci è arrivata. C’è anche qualcosa in più. Non aumentiamo la capienza, di fatto sostituiamo i 500 posti con la gradinata. Perché non è stato fatto prima? Un tentativo di spiegazione c’è stato perché il vicesindaco Latrofa ha detto che non sono stati presi in considerazione perché era imminente lo stadio nuovo. Lo stadio però non è mai stato troppo imminente. Abbiamo fatto investimenti strutturali, creato aree hospitality e molto altro. Abbiamo speso – dice ancora Corrado – un milione e duecento mila euro per uno stadio che non è nostro. Alcune spese le abbiamo documentate al Comune. Nel momento in cui abbiamo firmato la convenzione avevamo già un debito col Comune di 750 mila euro ridotto a 400 mila euro. Noi pur di firmare la convenzione in fretta e per essere in grado di giocare lo abbiamo fatto accettando questo taglio. Avevamo appena vinto la Serie C. Da quel momento però abbiamo avuto altre spese. Ma poi i vigili del fuoco ci hanno inibito alcuni locali, non erano più a norma e abbiamo sopperito con spese in locali esterni allo stadio. Nel momento in cui le spese non ci venivano rimborsate dal Comune abbiamo sospeso i pagamenti degli affitti pe recuperare le spese. Il sindaco mi ha pregato perché erano aziende separate di onorare gli affitti in arretrato. Perciò abbiamo pagato Pisamo e sollecitato il Comune. Abbiamo fatto 50 mail a ieri, ma non abbiamo mai avuto risposte. Abbiamo un credito di oltre 400 mila euro e aspettiamo che questo credito venga saldato. Questa è la situazione reale. A tre giorni dal nostro arrivo – dice ancora Corrado – abbiamo avviato il progetto dello stadio. Abbiamo anche accettato una variante con caratteristiche risicate in termini di ritorno. Purtroppo nel 2020 è arrivata la pandemia che ha cambiato i termini di un progetto che stava in piedi a fatica. Abbiamo quindi cercato altri consulenti attraverso Knaster e un altro consulente inglese, per rivederne la progettualità. Le spese erano triplicate anche per le materie prime come il ferro e l’acciaio. Perciò la scorsa estate abbiamo accennato all’idea, seguita da altre città, di comprare lo stadio. L’opportunità dell’alienazione si è presentata. A fine gennaio però abbiamo scoperto che l’iter per la valutazione non era stato neanche avviato. Il Comune ci può dire quanto costa e noi valutiamo. Ma fate presto. Chiediamo e speriamo che si faccia. Non riusciamo a capire perché il curvino cinque anni fa non abbiamo potuto farlo se oggi invece è successo». 

Sul centro sportivo

Giuseppe Corrado alza il velo anche sulla questione centro sportivo. «Siamo stati a San Giuliano, a Cascina, valutando un centro sportivo su cui investire. Non abbiamo trovato niente che fosse adatto a noi. Poi è arrivata l’opportunità per rilevare il terreno per un vecchio credito, da un ex presidente del Pisa. Così abbiamo avviato l’iter per la costruzione. Poi è arrivato Knaster per accelerare le cose ulteriormente. Il progetto così si è avviato. Ad aprile nel 2021 abbiamo dato l’incarico ai progettisti di programmare questo progetto. I vertici del Comune e i tecnici inizialmente avevano previsto la fine dei lavori per la fine di luglio 2023». Corrado continua: «Qui è iniziata la burocrazia. L’approvazione della variante ad esempio, volevamo essere certi che ci fossero tutti gli elementi necessari. Ci sono stati ritardi al ricevimento del battente idraulico, che ha creato tanti problemi. Nonostante questi problemi abbiamo proceduto alla progettazione con stime di valore e rischi crescenti, arrivando in fondo all’iter procedurale. Ci è stato chiesto di consegnare la documentazione finale entro la metà di dicembre 2023 per andare in consiglio alla metà di febbraio. Abbiamo portato tutto. Non volevamo perdere queste scadenze e abbiamo speso 250mila euro in più con le consulenze. Dopo un mese qualche ufficio ci ha telefonato per ulteriori delucidazioni. Poi scopriamo che c’è un ritardo causato da un mancato pagamento di un bollettino di 50 o 500 euro. Il bollettino lo aveva però il Comune e lo abbiamo pagato. Il sindaco però ha dichiarato che il rispetto della scadenza di giugno sarà mantenuto. Noi crediamo che il sindaco rispetterà queste scadenze. Questo è un progetto importantissimo per il Pisa e per Pisa. Questi sono i fatti oggettivi. Troppe parole e scarichi di responsabilità. Il nostro silenzio – conclude il presidente – lo abbiamo fatto perché volevamo protestare anche noi».

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