Pisa. Come in un film horror
Un gol pazzesco di Olivieri sancisce un’altra beffa sui titoli di coda e lancia il Venezia. Ai nerazzurri non basta giocarsela alla pari e rispondere a Pohjanpalo con Bonfanti
PISA. Diceva Agatha Christie che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova. È universalmente riconosciuta come la “regina del Giallo”, inteso come genere letterario e non come colore, e dunque darle retta non è tempo perso. Con la differenza che, nel caso del Pisa, gli indizi ormai sono ben più di tre e il genere del romanzo calcistico che stanno scrivendo i nerazzurri in questa stagione oscilla tra il thriller e l’horror.
Non solo. In realtà stavolta c’è anche un pizzico di fantascienza. Già, perché è l’unico modo di definire l’episodio che sancisce la vittoria del Venezia e, quindi, l’ennesima beffa. Ovvero la sforbiciata volante di Olivieri al minuto numero 47 del secondo tempo. Gol pazzesco, che l’attaccante cresciuto nell’Empoli e già corteggiata dal Pisa dei Corrado anni fa ha forse imparato nelle stagioni consumate ai bordi della prima squadra della Juve: roba da CR7, insomma. A rende ancora più amaro il boccone da dover ingoiare. Anche perché è l’ultimo di una lunga serie (valga per tutti l’esempio di sette giorni fa a Parma) che per Aquilani e i suoi rende necessario una cassa di Maalox, come canta Ligabue, per provare a pettinarsi lo stomaco. Poca importa, infatti, se prima di quello stramaledetto asso pascato nel (ricco) mazzo di veneti c’è una partita interpretata bene, consumata sui fili dell’equilibrio contro la seconda forza della compagnia come già accaduto con la prima. No, tirando le somme c’è poco. Anzi niente visto che i nerazzurri perdono di nuovo, perdono ancora. Tornando più vicini ai playout che ai playoff. Quindi a doversi guardare le spalle prima che il film cominci davvero e diventare spaventoso.
Riavvolgendo il nastro, il Pisa inizia con lo stesso assetto e gli stessi interpreti del Tardni. Bonfanti per l’acciaccato Torregrossa è l’unica eccezione. L’avvio è duro, complicato, nei primi 180 secondi la palla danza sempre non troppo distante dall’area di rigore di Nicolas, nei primi 15 minuti nella metà campo di Caracciolo e soci. Ma il fortino tiene, regge l’urto. E col passare dei minuti il Pisa guadagna campo. Al 42’ spreca pure il vantaggio con Valoti che sparacchia alto un (prezioso) assist di Calabresi da due passi, ma a ricordare che dall’altra parte c’è un avversario tosto al 44’ ecco Phojanpalo a sfiorare il bersaglio.
La ripresa si apre con Oliviri (ahi) per Pierini e lo stesso canovaccio. Pisa e Venezia, in sostanza, si scambiano cazzottoni come Rocky Balboa e Ivan Drago sul ring nella quarto film della serie, ma nessuno va giù. All’ora di gioco tocca a Beruatto (per Esteves) e Arena (per Valoti) ma al 17’ alle corde ci finiscono i nerazzurri con Pojhanpalo, non a caso capocannoniere del campionato, che impallina Nicolas dopo una mischia innescata da una punizione laterale di Tessmann. Colpo duro, non c’è che dire, ma non abbastanza per il Pisa. Che trova le energie per reagire e pareggiare una manciata di minuti dopo, 23’, con Arena che imbuca e Bonfanti che, da centravanti di razza, manda al bar Svoboda e pareggia incrociando il sinistro. Stremato deve uscire (al 26’ per Mlakar) ma lo Squalo ha morso ancora. Si torna al punto di partenza, dunque, e le due squadre ricominciano a darsene di santa ragione senza rinuncia a cercare la via del successo. Atteggiamento che da onore ai nerazzurri, anche se purtroppo la fortuna non aiuta gli audaci. Al 40’ entrano Barberis (per Veloso) ed Hermannsson (per Calabresi) e dopo gli spari a salve di Mlakar (incornata larga al 43’) e Candela (sinistro sballato al 44’) si entra nella zona rossa e, come raccontato, il Pisa ci casca di nuovo. E ora, a partire da mercoledì sera col Modena, dovrà, di nuovo, scacciare le paure e i fantasmi.
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