Il Tirreno

Pisa

L'intervista

Volpecina, Maradona e l’impresa: «Così ho fermato il più grande»

di Fabio Demi
La formazione del Pisa edizione 1985/1986 che in Serie A riuscì a vincere in casa del Napoli
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La formazione del Pisa edizione 1985/1986 che in Serie A riuscì a vincere in casa del Napoli

Il difensore che mise la museruola a Diego ricorda la vittoria al San Paolo di 38 anni fa decisa dal gol di Berggreen e da una sua prova da “9 in pagella”

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Era domenica, il 12 gennaio 1986, perché allora si giocava di domenica, e non nei giorni più disparati della settimana. Non stiamo parlando di una data anonima, bensì di una giornata che ha un posto di primissimo piano nella storia del Pisa. Fu quando i nerazzurri espugnarono il “San Paolo”, piegando addirittura il Napoli di Maradona con un gol di Klaus Berggreen. Un’impresa che, a distanza di 38 anni, ci sentiamo di ricordare e celebrare, a buon pro di chi c’era e di chi non c’era. Io, scusate l’inciso, c’ero. Nelle interviste del dopo partita, l’allenatore nerazzurro Vincenzo Guerini sintetizzò così il suo stato d’animo: «Più felici di me soltanto quelli che hanno fatto 13».

Sì, perché nella schedina del Totocalcio il 13, grazie soprattutto al clamoroso “2” di Napoli, fruttò ai fortunati vincitori la bellezza di 1 miliardo e 231 milioni di vecchie lire. Gli improvvisamente ricchi furono 6 in tutta Italia: 3 a Milano, 1 a Genova, a Firenze e a Napoli. Dunque, secondo il suo “felicitatometro”, Guerini era al settimo posto, a pari merito con un Romeo Anconetani raggiante, con i giocatori del Pisa orgogliosi del loro exploit e con i tifosi nerazzurri immersi in un delizioso brodo di giuggiole. Poi la stagione andò a farsi benedire e finì con una retrocessione choc, ma questo è tutto un altro discorso.

Formazione della partita super: Mannini, Colantuono, Volpecina, Caneo, Ipsaro, Progna, Berggreen, Armenise, Kieft, Muro, Baldieri. Nel finale entrarono Cavallo e Chiti. Furono tutti superlativi, ma il principale protagonista fu Giuseppe Volpecina che, chiamato a marcare Maradona, svolse il terribile compito in maniera sensazionale. Si meritò un 9 nella pagella del “Tirreno” con la seguente motivazione:«Dopo pochi minuti Guerini gli affida Maradona e lui risponde con una prestazione da “Oscar del terzino perfetto”. Fisicamente sovrasta l’argentino, però lo imbavaglia anche in velocità, anticipandolo con una pulizia d’intervento incredibile. Così, raramente ricorre al fallo». Lo stesso Maradona, in sala stampa, ammise: «Finalmente ho trovato un difensore che mi ha marcato senza picchiarmi. Mi ha anche marcato bene».

Oggi Giuseppe Volpecina oggi fa il pensionato a tempo pieno. Dopo aver collaborato per alcuni anni con il Torino come osservatore (insieme ad Antonio Cavallo, altro ex nerazzurro dell’era Anconetani), ha lasciato il mondo del pallone per dedicarsi alla famiglia. Classe 1961, due stagioni a Pisa (1984/85 in Serie B e 1985/86 in A) vive a San Clemente, frazione di Caserta, e apre volentieri l’album dei ricordi.

Sono passati 38 anni, ma immagino che ricorderai bene quella partita in cui vincesti nettamente il duello con Maradona e il Pisa colse una vittoria storica…

«All’inizio la marcatura di Maradona era stata affidata a Caneo, mentre io mi occupavo di Celestini. Ma Bruno non si trovava a suo agio, Diego se lo portava spesso in area di rigore costringendolo a fare il difensore, ma lui era più un centrocampista, dunque dopo pochi minuti il mister capì che era meglio cambiare. Maradona, quando aveva l’avversario diretto più bravo nel difendere, tendeva ad arretrare, quando invece veniva marcato da un centrocampista grintoso tipo Caneo, Iachini o Gattuso, lui tendeva a fare più l’attaccante e ad entrare in area dove i centrocampisti sono meno abituati a giocare. Diego a livello tattico, non lo devo dire io, era un mostro. Quindi, viste le mie caratteristiche di terzino marcatore, il mister pensò che fossi più adatto di Caneo a stare alle costole di quel fenomeno. Lo marcai a uomo per tutta la partita, non lo lasciai un momento, non lo mollai mai, neanche quando indietreggiava o cambiava zona del campo. Io ero abituato a marcare le seconde punte, tutta gente rapida che si spostava da una parte all’altra del terreno di gioco. Poi, intendiamoci, Diego era immarcabile, all’improvviso poteva inventare qualcosa. Io però stavo in una forma splendida e riuscii a limitarlo, a impedirgli di fare ciò che voleva».

Lo stesso Maradona alla fine della partita ammise che lo avevi marcato correttamente…

«In effetti come giocatore ero grintoso ma abbastanza pulito negli interventi, giocavo sulla velocità, sull’anticipo, anche sul contrasto duro, non mi tiravo indietro, fisicamente ero messo bene, ma mai scorretto. Ho marcato tanti avversari fortissimi senza litigi o fallacci, pensa che in carriera non sono stato mai espulso. Con un po’ di presunzione posso dire di essere stato sempre attento, concentrato, se subivo un’ammonizione riuscivo a gestirmi in modo tale da non prendere il secondo giallo».

Tutta la squadra a Napoli fece una grande partita.

«Proprio così. Il Napoli non aveva solo Maradona, era pieno di giocatori fortissimi, da Giordano a Bagni, lottava per lo scudetto, dunque per vincere al San Paolo era necessaria una prestazione straordinaria da parte di tutti noi. E ci riuscimmo alla grande».

Ripercorriamo in breve la tua carriera e la tua permanenza in nerazzurro.

«Sono cresciuto nel Napoli, con cui nel 1979 vinsi lo scudetto Primavera. Poi mi mandarono a Palermo, dove rimasi quattro anni, ma non fui confermato. Romeo Anconetani mi seguiva da una vita e approfittò della situazione per portarmi a Pisa nel 1984. Rimasi due anni in nerazzurro e tornai a Napoli, dove vinsi lo scudetto nella stagione 1986-87. Poi giocai nel Verona di Osvaldo Bagnoli, un altro che mi stimava molto».

Dicevi di Anconetani.

«Mi conosceva fin dai tempi della Primavera del Napoli, perché noi facevamo il torneo di Viareggio che Anconetani, molto organizzato e preparato, seguiva a tappeto. Ebbe pazienza, il presidente, e alla fine riuscì a prendermi. Mi ricordo che quando arrivai a Pisa per firmare il contratto, lui mi venne incontro dicendomi: “Volpecina, finalmente dopo tanti anni sono riuscito a portarla a Pisa!”. Era contentissimo. Quell’anno facemmo un grande campionato di Serie B, e anche in Serie A andavamo bene».

Già, però retrocedemmo. Cosa successe?

«Ci furono una serie di circostanze negative tutte insieme. Non riuscimmo a gestire una posizione di classifica ottimale, oltre alla vittoria con il Napoli battemmo anche l’Inter, stavamo a metà graduatoria. Arrivarono i primi problemi e il finale di campionato fu davvero brutto, però avremmo meritato di restare in Serie A. E se fossimo rimasti nella massima categoria, Anconetani non mi avrebbe lasciato partire. Sarei rimasto anche in Serie B, tanto che feci il ritiro precampionato a Volterra. Però con il presidente avevo un accordo sottoscritto con una semplice stretta di mano: se il Napoli, e solo il Napoli, mi avesse cercato, sarei stato ceduto. Infatti arrivò la richiesta del Napoli, che aveva bisogno di un terzino, e Anconetani mantenne la promessa. Credo anche che fece un buon affare dal punto di vista economico, come sapeva fare lui».

Tornasti a Napoli e vincesti lo scudetto…

«Sì, quello fu un anno trionfale. Diego, che aveva appena vinto il Mondiale, giocò il miglior campionato della sua carriera, ma tutta la squadra era fortissima. Io detti una mano sulla fascia sinistra».

Che rapporto avevi con Maradona?

«Ottimo, come tutti i giocatori. Lui con noi era eccezionale fuori e dentro il campo, mai ha litigato con i compagni. Noi comuni mortali sbagliavamo, e lui mai un rimprovero, anzi, applaudiva e diceva: andrà meglio la prossima volta. Giocavamo tranquilli, motivati, e vincevamo nonostante la grande concorrenza. Il gruppo, formato da molti campani, dava il 120 per cento ed ebbe la meglio su squadroni come il Milan, l’Inter, la Juventus, la Sampdoria. Il Milan soprattutto era pazzesco: ti aggredivano, ti raddoppiavano, non ti facevano giocare. Ma ti voglio dire una cosa: quel Napoli lì, se giocasse oggi, vincerebbe dieci campionati di seguito».

Ok Giuseppe, ti faccio avere le pagine del Tirreno su quel Napoli-Pisa 0-1…

«Grazie, sono dei bei ricordi da far vedere ai figli e ai nipoti…».

Sai quanto ti detti in pagella? Nove!

«Eeeeeehhh, addirittura. È stato un grande piacere rivivere dopo tanto tempo quei bei momenti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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