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Calcio: Serie B

Il Pisa cerca ancora se stesso: in cinque partite, quattro moduli diversi – Il punto

di David Biuzzi
Il Pisa cerca ancora se stesso: in cinque partite, quattro moduli diversi  – Il punto

Alberto Aquilani sta tirando la coperta un po’ da tutte le parti alla ricerca di un equilibrio ancora non trovato, proprio come l’identità tattica (e non solo) precisa di una squadra che, in pratica, si comporta quasi come una star del cinema:

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PISA. Secondo sir Winston Churchill - uno che ha fatto la storia, mica pizza e fichi - non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare. E in questo caso il Pisa non può che crescere visto che proprio il cambiamento, paradossalmente, sembra l’elemento di continuità delle ultime non troppo proficue settimane dei nerazzurri.

Già, Alberto Aquilani sta tirando la coperta un po’ da tutte le parti alla ricerca di un equilibrio ancora non trovato, proprio come l’identità tattica (e non solo) precisa di una squadra che, in pratica, si comporta quasi come una star del cinema: cambia abito ad ogni uscita. Nell’ultimo mese, ad esempio, ha consumato 5 partite di campionato (dallo Spezia, 8 ottobre, al Como) cambiando altrettanti sistemi di gioco. Partendo dal 3-5-2 di Cesena (coi liguri) poi corretto nel 3-4-2-1 che, in effetti, è stato il modulo di partenza per 3 gare di fila (quelle interne contro Cittadella e Lecco più la trasferta di Venezia) ma anche con il cambio in corsa attuato sabato scorso con i lariani, quando il tecnico ha scelto il 4-2-3-1 d’inizio stagione per cominciare la gara scegliendo però il 4-1-4-1 già ad inizio ripresa.

E siccome, si sa, il calcio non è una scienza esatta quando si parla di pallone non vale la proprietà commutativa della matematica: cambiando l'ordine dei addendi della addizione, la somma non cambia. Qualcosa di diverso, cioè, si è sempre visto e la capacità di sapere adattare le idee alle necessità contingenti per un allenatore di calcio è una dote e non un difetto. Ancora di più, come nel caso di Aquilani, per chi arriva dalla platea del calcio giovanile (la Primavera della Fiorentina) ed è alla sua prima volta coi grandi (avversari e propri giocatori). Di sicuro c’è stata anche la lunga teoria di infortuni che ha falcidiato la squadra da inizio stagione ad orientare, in qualche modo e in qualche misura, le decisioni dell’allenatore. Alla fine, però, il risultato è che con 12 giornate di campionato già passate in archivio il Pisa non ha ancora trovato la formula magica, l’identità.

La truppa nerazzurra, anzi, sembra prigioniera (almeno in parte) del dilemma della coperta corta. E così quando il 4-2-3-1 delle prime uscite ha cominciato a rivelarsi un po’ pericoloso, di fronte alle ripartenze dell’avversario di turno, cercare altre strade da battere è diventato quasi necessario. Così in più di un’occasione la squadra è sembrata più solida e robusta con la difesa a 3, perdendo però fatalmente qualcosa in avanti e il dato dei -9 gol realizzati rispetto a un anno fa (da 20 siamo scesi a 11) è eloquente. Il Pisa è ancora in cerca di se stesso, insomma. E a questo punto diventeranno fondamentali le prossime decisioni di Aquilani. L’ultima scelta, in ordine di campo, ha prodotto il 4-1-4-1 con cui la squadra ha affrontato la seconda parte della gara contro il Como. Un sistema, anche questo, che può starci perché sia Barberis (come sabato scorso) che Veloso si trovano a proprio agio nel ruolo di play, la coppia centrale della mediana con Marin (che, per caratteristiche, resta forse la vera carta indispensabile nel mazzo) e Valoti garantisce quantità e qualità e gli esterni offensivi garantiscono aiuto alla punta centrale. Una soluzione che potrebbe essere rivista, insomma. Anche se visto il recente tourbillon bisognerà aspettare per capire cosa uscirà stavolta, cioè sabato Bolzano col SudTirol, dal cilindro di Aquilani.




 

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