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Pisa, cronaca di un flop annunciato. E il “delitto” ha tanti colpevoli

di David Biuzzi
Pisa, cronaca di un flop annunciato. E il “delitto” ha tanti colpevoli

È stata evitata la catastrofe, ma resta il fallimento

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Uno dei capolavori regalati al mondo dalla penna e dal genio di Gabriel Garcia Marquez diventa quasi una (triste) foto della notte della grande delusione del Pisa.

È un romanzo del 1981 e il titolo dice già tutto o quasi: “Cronaca di una morte annunciata”. È, in sintesi, la storia dell'assassinio di Santiago Nasar da parte dei gemelli Vicario. L’ingegno dell’autore, non a caso l’uomo che ha portato il realismo magico nella letteratura, è che il racconto inizia proprio dalla fine. Cioè dall’omicidio. La ricostruzione degli eventi che portano fin lì, appunto, dimostra e denuncia come il delitto fosse annunciato e chi poteva evitarlo non l’ha fatto. Ecco, l’ultima notte del Pisa, la sciagurata partita con la Spal, è la cronaca di un flop annunciato. Perché lo scenario peggiore, ovvero restare fuori dai playoff per demeriti propri e nonostante i risultati favorevoli dagli altri campi. E, inutile girarci intorno, non riuscire a battere una squadra retrocessa e addirittura rimediare un altro ko è clamoroso. Quasi come lo storico Roma-Lecce 2-3 dall’aprile 1986 che regalò uno scudetto alla Juventus.

Eppure il tonfo era davvero annunciato. Negli ultimi due mesi, infatti, il rendimento dei nerazzurri è stato da retrocessione diretta senza se e senza ma. Negli 8 incontri che hanno seguito la vittoria (l’ultima) col Benevento (del 18 marzo) sono arrivati appena 2 punti (col Cagliari in casa e Brescia), 3 allargando il campo alle ultime 10 (pari interno con il Palermo). Dopo l’ultimo vero guizzo (il blitz di Parma del 28 febbraio) qualcosa si è rotto. O forse, più semplicemente, non ha mai funzionato. Se non nel periodo d’oro coinciso con il ritorno al timone del condottiero Luca D’Angelo dopo l’esonero di Rolando Maran. Periodo che, alla luce dei fatti, si è rivelato decisivo per evitare la catastrofe. Quella, per intendersi, che ha spazzato via il Benevento e le sue ambizioni. Insomma, poteva andare peggio. Molto peggio. È una certezza, questa, come quella che sull’annata 2022/2023 del Pisa resta l’etichetta fallimentare.

Un fallimento figlio di tanti problemi. Anche per questo “delitto” sportivo, insomma, i colpevoli sono noti e sono anche più numerosi rispetto ai gemelli Vicario (ah, sia chiaro, nessun collegamento col portentoso portiere dell’Empoli) del romanzo di Marquez. L’involuzione tecnica, ovviamente, porta sul banco degli imputati i giocatori (la curva assolve il solo Masucci e il giudizio è condivisibile), ma se il gruppo è rimasto prigioniero dei suoi fantasmi è anche perché società, tecnico e staff non hanno saputo accompagnarli all’uscita del tunnel. Ora, comunque, è (finalmente) finita. E bisogna guardare avanti, ai probabili tanti cambiamenti che ci saranno. Partendo, però, da una lezione del filosofo Edmund Burke: chi non conosce la storia è condannato a ripeterla.

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