Il presidio
Cesare e Martin Luther King tracciano la strada da seguire
Il punto Col percorso in salita guai a farsi frenare dalla paura
Inutile girarci troppo intorno: è più difficile. Sì, la situazione del Pisa e la sua corsa playoff si è complicata dopo l’ultima tornata di campionato.
Certo, dietro sembra che nessuno abbia voglia e forze per correre, ma il margine di vantaggio resta minimo e dietro l’angolo c’è da affrontare una partita, quella di Ascoli, resa importante e forse anche qualcosina di più dall’attuale graduatoria (bianconeri a -3) e dagli strascichi del velenoso ko col Bari che costringeranno i nerazzurri ad affrontarla in situazione di semi-emergenza. Attenzione, però, perché il quadro non è a tinte fosche. O almeno non soltanto.
Ed è la stessa partita con il Bari che, in qualche modo, deve servire da lezione. Non dobbiamo aver paura che della paura, diceva Giulio Cesare, e seguendo la linea di uno dei personaggi più importanti e influenti della storia i giovanotti di Luca D’Angelo sono stati capaci di tenere testa alla terza forza del campionato anche giocando in inferiorità numerica per oltre 80 minuti. Senza l’episodio controverso (per lo sviluppo dell’azione con il determinante coinvolgimento dell’arbitro) del rigore allo scadere saremmo qui a celebrare un’impresa, a vedere il cielo con molte meno nubi. Così non è stato e così non è, purtroppo, ma le tante cose buone fatte prima di quello stramaledetto ultimo minuto restano. A partire dalle scelte del tecnico, che in 10 non ha rinunciato a nessuno dei 4 giocatori offensivi schierati dal via: ha detto ai suoi “non fatevi schiacciare” ed è stato accontentato. Certo non sono state tutte rose e fiori, perché l’avvio qualche domanda lo lascia e soprattutto quel contropiede incassato sul primo corner a favore che ha prodotto l’espulsione di Nagy. Nota negativa quanto il rosso preso da Caracciolo a gara finita. Da quel momento, però, il Pisa si è come trasformato. Nonostante la forza dell’avversario e le difficoltà oggettive è rimasto sempre raccolto in una manciata di metri. Squadra compatta e combattiva, insomma. Proprio come una coorte dell’esercito romano, per rimanere a Cesare.
Nel sacrificio collettivo, poi, non a caso sono tornate ad emergere anche le qualità dei singoli. Con lampi di vero Morutan, con Torregrossa finalmente tornato al gol (126 giorni dopo) per un rigore nato proprio da un recupero palla del folletto romeno e da una giocata fatta di classe ed esperienza dell’attaccante. L’unica vera preoccupazione del Pisa, insomma, deve essere quella di mantenere questo tipo di attitudine. Ad Ascoli e non solo. Ultimamente si era vista poco, soprattutto in trasferta, ma ora è tornata bisogna tenersela stretta. Aggrapparcisi proprio, per mantenere il posto nei playoff e poi per giocarseli come si può e come si deve.
E per chi oggi teme o trema valga una delle lezioni lasciate al mondo da Martin Luther King: un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.
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