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Riflessioni in nerazzurro

Piasa, già compiuto il primo passo ma servono Nietzsche e Sirio

Piasa, già compiuto il primo passo ma servono Nietzsche e Sirio

Il punto Bene l’atto di onestà, ora c’è bisogno della volontà

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Mettiamolo subito in chiaro, giusto per evitare fraintesi ma anche facili (e sterili) ironie: non è il caso del Pisa. No, non lo è però sia in ambito psicoterapia che in una realtà seria e importante come quella degli Alcolisti Anonimi il punto di partenza è la stesso: riconoscere di avere un problema è il primo passo verso la guarigione.

Già. Ed è questo, alla resa dei conti, quel poco, pochissimo di buono che resta dopo il rovescio di Terni. Quella frase pronunciata da Luca D’Angelo, non a caso e non per caso, il condottiero, a contesa finita (e schiaffo incassato): «I problemi ci sono». Lo ha detto, il tecnico, confermando la sua onestà intellettuale ma soprattutto di essere in prima fila per provarli a risolvere. Ci sono davvero, i problemi, e di varia natura. A livello tecnico-tattico, dopo un avvio di gara più che incoraggiante al Liberati, è emersa una frattura sempre più netta tra il blocco difesa-centrocampo e l’attacco. Una terra di nessuno di alcune decine di metri in cui gli umbri hanno iniziato a sguazzare prendendo alla fine il sopravvento in una partita che per 30 minuti manco avevano iniziato a giocare. Avere il coraggio di tenere la linea arretrata più alta o quella avanzata più bassa, in questo caso, può bastare per ritrovare la compattezza perduta. Più difficile, però, è capire e correggere l’altro problema, quello mentale.

Che il Pisa ha per stessa ammissione del tecnico e più semplicemente perché lo dicono i numeri: 3 sconfitte nelle ultime 3 uscite lontano dal caldo e rassicurante abbraccio nerazzurro dell’Arena. Con avversari abbordabili (in successione Modena, Cosenza e Ternana) ma che hanno prevalso, ed ecco la ferita che davvero brucia, perché hanno inseguito, cercato e voluto la vittoria più dei nerazzurri. In questo senso, però, un’immediata e possibilmente definitiva inversione di marcia è quasi d’obbligo. La vita, come diceva il filosofo tedesco Friedrich Wilhelm Nietzsche, è una resistenza continua all'inerzia che tenta di sabotare il nostro volere più profondo; chi si stanca di volere, vuole il nulla.

Quindi i nerazzurri devono prima di tutto volerlo. Volere i playoff, volerci arrivare bene per giocarseli, voler risolvere i guai attuali. Tempo e modi ci sono, perché la forza fisica di Touré tornerà, perché gli assi Torregrossa e Morutan ritroveranno la brillantezza perduta. Il Pisa, insomma, resta padrone del suo destino anche più di quello che dice la classifica. Ma non può prescindere dalla volontà, dallo spirito. Altro aspetto non banale, in questo senso, è che al Liberati dopo D’Angelo siano stati due grossi calibri dello spogliatoio come i senatori Caracciolo e Masucci a metterci la faccia. È un inizio, se non altro. E per proseguire serve tenere a mente non solo Nietzsche ma anche la lezione del drammaturgo romano Publilio Siro: bene visse colui che poté morire come volle.

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