Il Tirreno

Pisa

L'analisi

Quando i moduli tattici convivono. Il Pisa senza etichette corre veloce

di Massimo Berutto
Quando i moduli tattici convivono. Il Pisa senza etichette corre veloce

In passato il calcio di D’Angelo è spesso passato dal sistema 4-3-1-2 al 3-5-2  e col Benevento il mix tra le due strategie (con variazioni sul tema) ha inciso

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PISA. Due moduli convivono nel calcio di Luca D'Angelo. Un tempo 4-3-1-2 e 3-5-2 erano alternativi, adesso con le loro variazioni sul tema sono compenetrati l'uno nell'altro.

Come nei più incerti ed equilibrati combattimenti del Gioco del Ponte, il carrello si sposta sono millimetricamente da una parte o dall'altra, per adattarsi all'avversario o alla situazione. Nello schieramento, più prudente del solito, proposto in particolar modo nella ripresa di Pisa-Benevento, molti hanno riconosciuto un 3-4-2-1 o 5-3-2, con Touré prima ed Esteves poi come quinto difensore in fase di non possesso, a fianco di Calabresi, Barba, Caracciolo e il subentrato Beruatto.

Nel Pisa però nulla è come sembra. Il vice mister nerazzurro Riccardo Taddei nel dopo gara ha ridimensionato la portata della novità: «Sono veramente piccole sfaccettature del calcio di oggi. Spesso abbiamo impostato a 3 e difeso a 4. Stavolta Touré difendeva più esterno, mentre altre volte lo faceva più dentro il campo. Piccole variazioni, anche solo di 10/15 metri, fanno sembrare qualcosa di diverso, che però non è così tanto differente». L'aggiustamento, seppur minimo, ha consentito a Morutan di rimpiazzare Touré nella posizione di mezzala destra, rendendo più corto e robusto lo schieramento, in ottica di evitare di trovarsi nuovamente in svantaggio nel primo tempo (missione compiuta). Touré dall'esterno ha finalmente scodellato un cross in grado di sbloccare Moreo e la partita.

Taddei si è soffermato anche sulla fase offensiva: «In alcune partite, con il 4-3-1-2, sei più proiettato a giocare centralmente, con scambi stretti e calciatori abili fra le linee, ma quando abbiamo giocato in ampiezza con i quinti, siamo arrivati tante volte al cross». I puristi delle formule saranno andati in tilt nel comprendere la presenza dei quinti centrocampisti nel 4-3-1-2. Invece nel Pisa di D'Angelo è la normalità: i nerazzurri impostano quasi sempre con 3 difensori, allargando ed avanzando Beruatto (o Esteves) e Touré a mo' di esterni di centrocampo. Il trequartista e le due punte (o i due rifinitori alle spalle dell'unico centravanti) non rappresentano quindi l'unica opzione di offesa. Touré (definito giustamente “calciatore totale” dal compagno Calabresi) sa essere in momenti diversi la mezzala nel rombo di centrocampo, l'esterno d'attacco e il supporto alla difesa.

L'innesto del 3-5-2 nel 4-3-1-2 è un'operazione che viene da lontano: 4 anni fa, fin dall'introduzione del trequartista a costo della rinuncia ad uno dei tre centrali arretrati, D'Angelo ha iniziato a rimodellare la neonata difesa a 4, adottando un terzino sinistro di spiccate doti offensive (l'ex ala Francesco Lisi), bloccando l'esterno basso destro (salvo rare sortite) e sfruttando la mezzala destra (che allora era Verna) spesso sulla fascia. Primi vagiti del Pisa di oggi.

Nella ripresa del match con il Benevento, dopo l'uscita di Touré per Beruatto, netto il passaggio al 3-4-2-1 (3-5-2 in fase di non possesso), vista la compresenza di cinque difensori (Esteves, Calabresi, Barba, Caracciolo e Beruatto). Insomma un altro Pisa affatto disposto a farsi etichettare.


 

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