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Riflessioni in nerazzurro

Pisa, seguire la lezione di Bergson è servito e serve ancora di più

di David Biuzzi
Pisa, seguire la lezione di Bergson è servito e serve ancora di più

Continuare a creare se stessi contro l’incognita dalla sosta: la truppa di D'Angelo e una scalata che fa sognare il popolo pisano

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Esistere significa cambiare, cambiare significa maturare, maturare significa continuare a creare se stessi incessantemente. È una delle lezioni lasciate all’umanità dal filosofo francese Henri-Louis Bergson (1859-1941, premio Nobel per la letteratura nel 1927) ed è una lezione che il Pisa sembra aver fatto propria.

Perché esiste, eccome se esiste, la truppa di Luca D’Angelo. Così tanto da essere tornata a occupare un posto al tavolo delle grandi in poco più di tre mesi. Era desolatamente ultima lo scorso 20 settembre, quando il condottiero tornò al timone, e con tutti e due i piedi ben piantati dentro i playoff oggi. Ma non solo. Già, perché è anche cambiata, profondamente cambiata, ritrovando prima una verve offensiva mai del tutto sopita, anche nei giorni più bui, poi la solidità che nel calcio è da sempre il marchio di fabbrica di chi nutre ambizioni. È maturato, insomma, il Pisa. E proprio come indica Bergson è capace, oggi più che mai, di ricreare sempre se stesso e quella splendida magia che lo ha accompagnato un 2022 che certamente ha avuto il demerito di non coronare quel grande sogno cullato per tanti mesi, ma che resta comunque uno splendido anno per quello che ha rappresentato in termini di crescita (generale) e per le tante, incredibili emozioni che ha saputo regalare.

Sembravano sopite da un avvio di stagione (questa) non in linea con le aspettative, ma ora che stanno passando i titoli di cosa sono tornate a bussare alle porte delle case e delle anime del popolo nerazzurro. Già, arriva il 2023 e il Pisa è di nuovo dove deve stare, lassù in alto. A giocarsela. Con metà viaggio, 19 partite, ancora da consumare ma anche con la possibilità di farlo con molte più certezze in valigia. Una, la più importante, si chiama consapevolezza. Ed è un’arma che l’ambiente Pisa (cioè la squadra, ma anche la società, la piazza) hanno fatto sempre più propria, che è cresciuta settimana dopo settimana, partita dopo partita, allenamento dopo allenamento. Nelle ultime uscite, Ferrara inclusa, è stata determinante come determinante dovrà continua a essere quando la palla tornerà a rotolare.

In questo quadro che di tinte fosche ne ha sempre meno, infatti, ora l’unica vera e non banale incognita da considerare è questa sosta. Non è lunghissima come altre volte, è vero, ma spezza il ritmo di una brigata che non perde da 14 lunghe partite e che nelle ultime 13 si è presa, con pieno merito, la bellezza di 27 punti. Farà male? Farà bene? Le risposte arriveranno dal 14 gennaio in poi. Ma se il Pisa continuerà a seguire la lezione che l’ha riportata ai vertici (sì, proprio quella di Bergson) allora i problemi veri, quelli che si chiamano guai, saranno tutti per le altre, per chi dovrà vedersela con questo gran bel Pisa.

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