Torregrossa in nazionale, il padre: «L’amore per Pisa e il Venezuela. Vi racconto mio figlio Ernesto»
Club, Nazionale, famiglia: emozioni e ricordi del papà di Torregrossa. «Dura lasciarlo andare a 14 anni, ma se fosse rimasto mi avrebbe preso il posto»
PISA. Il sogno di tutti i giocatori è quello di indossare la maglia della Nazionale. E a volte l'orgoglio diventa ancora più forte quando giochi per la nazione dove è nato tuo padre. Un tempo tanti assi sudamericani vestivano la maglia azzurra, Sivori e Altafini giusto per fare due nomi a caso, oggi Ernesto Torregrossa fa il percorso inverso e indossa quella del Venezuela visto che su padre Lirio è nato a Colabazo nel 1968.
Torregol è il secondo giocatore di nazionalità italiana a indossare la maglia della Vinotinto allenata dall'ex ct dell'Argentina José Nestor Pekerman. Il primo, tra il 2004 e il 2005, è stato l'attaccante Massimo Margiotta, attuale responsabile del settore giovanile del Verona, che ha realizzato due reti in undici partite.
Ora ci proverà Torregrossa. E a raccontare il bomber nerazzurro e le emozioni per questa prima convocazione ci pensa proprio papà Lirio, ex attaccante che ha militato nelle giovanili azzurre negli anni ’80 e ha esordito in Coppa Italia con la maglia del Torino nel 1985/86. «Il Venezuela faceva la corte a Ernesto da un paio d'anni – spiega Torregrossa senior – e adesso che si sta riprendendo bene dopo i problemi dovuti all'ernia ha deciso di andare con grande entusiasmo a giocare queste due amichevoli con Panama e Siria a Dubai. La speranza è che possa esordire già stasera e fare buone cose».
La soddisfazione è tanta e secondo Lirio Torregrossa è bello godersi un passo alla volta. «Della convocazione abbiamo saputo 10 giorni fa ed è stata una bella sorpresa e una grande emozione. Per ora credo che il suo obiettivo sia quello di far bene in queste due gare e ovviamente con la maglia del Pisa. Per la Copa America o per le qualificazioni al mondiale del 2026 ci sarà tempo».
Una famiglia di sportivi, quella di Ernesto. Non solo papà Lirio ma anche la mamma ha giocato a Pallavolo in Italia con la Nike di San Cataldo, il paese della Sicilia, in provincia di Caltanissetta, dove è nato e cresciuto Ernesto; il fratello Raul, inoltre, gioca nella Sancataldese mentre la sorella Dominique, che non fa sport, è una giovanissima ballerina e attrice. «Mia moglie Karina è Argentina e giocava già a buoni livelli nel suo paese. Qui in Italia è arrivata fino alla serie A2. Ernesto ha 30 anni ma è andato via di casa per giocare già a 14 anni e avere dei genitori che conoscono un po' quest'ambiente lo ha sicuramente aiutato».
La famiglia comunque è sempre presente nella vita di Ernesto anche se il lavoro lo costringe a tornare raramente dalle parti di casa. «Non è facile staccarsi così presto dal proprio figlio ma ci sentiamo tutti i giorni e spesso andiamo noi a trovare lui, le nostre due nipotine e la sua compagna a Pisa. Quando gioca il sabato non mi perdo una partita in casa e mi prendo due aerei nel giro di poche ore. C’ero anche a Palermo e ci siamo divertiti a vedere quell'emozionante 3-3».
Lirio racconta il rapporto di Ernesto con i colori nerazzurri e con la città della torre pendente. «Ernesto ama Pisa. È voluto rimanere a tutti i costi perché vuole portare la squadra in Serie A. La finale che abbiamo perso con il Monza, dico così perché sono tifoso del Pisa anch'io, non gli è ancora andata giù. Sente che la società e la città gli vogliono bene e questa cosa lo ha coinvolto tantissimo. Il Pisa anche quest'anno è molto forte e a Cagliari lo ha dimostrato».
Padre e figlio, tra l’altro, hanno avuto un allenatore in comune, ovvero Claudio Ranieri. Lirio nella Campania Puteolana nel 1987/88 ed Ernesto nella Sampdoria 2020/2021. «Ranieri si ricorderà poco di me perché ero giovanissimo. È un allenatore che con i giocatori è un po' come un po' papà perché riesce a trasmettere tranquillità. Un po' come D'Angelo con il Pisa. I risultati danno ragione a loro».
Lirio ed Ernesto per poco non hanno giocato insieme. E Torregrossa senior oggi ci scherza su: «Quando lui è andato nelle giovanili della Lucchese io giocavo ancora a San Cataldo. Meno male che non è rimasto, altrimenti mi avrebbe preso il posto».
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