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Calcio: Serie B

Una rivoluzione in sei giornate: il Pisa di D’Angelo è da applausi

di Massimo Berutto
Una rivoluzione in sei giornate: il Pisa di D’Angelo è da applausi

Il condottiero di Pescara ha eguagliato il numero di partite della gestione Maran ma ottenendo numeri assai diversi e coinvolgendo già 20 giocatori nel progetto

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PISA. Adesso Luca Angelo ha preso pieno possesso del Pisa 2022/23. Nella gara con il Cosenza il tecnico pescarese ha eguagliato il numero di gare (6) di campionato totalizzate dal predecessore Rolando Maran e ha sostanzialmente completato almeno la prima fase del processo di coinvolgimento della rosa nel suo progetto tattico.

Ieri e oggi

Da ora in poi il lavoro di D'Angelo peserà più dell'eredità ricevuta al suo ritorno e infatti, non a caso, il Pisa è già fuori della zona playout (con 6 avversarie alle spalle), non troppo lontano dai playoff, il cui limite si colloca in un mischione di cinque squadre a +5. Sei gare contro sei, il tecnico pescarese ha totalizzato 12 punti, 10 in più rispetto a Maran. Basti pensare che D'Angelo procede ad una marcia media di 2 lunghezze a giornata, mentre Maran ne ha racimolate altrettante in 6 partite. I gol all'attivo sono praticamente raddoppiati fra una gestione e l'altra: 7 nella prima fase, 13 nella seconda. La difesa è l'unico capitolo nel quale i progressi sono stati meno marcati: da 11 reti al passivo a 7. Anche un modesto Cosenza è riuscito a perforare il Pisa e, senza una prodezza di Livieri, sarebbe tornato in partita sul 3-2. Ecco il principale margine di miglioramento, oltre alla (mai semplice) conferma di quanto di buono è già stato realizzato. L'attuale responsabile della squadra ha sicuramente sfruttato il lavoro di Maran, penalizzato dall'arrivo alla spicciolata dei nuovi acquisti, ma ha costruito un impianto e uno spirito di squadra impiegando molto meno del mese e mezzo finora a disposizione (Maran ha avuto due mesi e mezzo).

Tutti coinvolti

Oltre a dare una bella sistemare ai numeri e a raccogliere ottimi risultati, D'Angelo ha rivitalizzato l'intera rosa, ricollocando tutti gli elementi nel suo modo di intendere il calcio. In 6 partite il mister abruzzese ha consegnato una o più maglie da titolare a 20 giocatori diversi. L'equivalente di quasi due squadre, con i relativi portieri, visto l'impiego (per necessità) di Livieri al posto dell’acciccato Nicolas. Ne mancano 7 all'appello (compreso il fedelissimo De Vitis, che ha avuto da Maran due chance dal 1'), ma solo 3 non hanno goduto neppure di un'opportunità da subentrati. Si tratta, nello specifico, del terzo portiere Dekic, dell'infortunato Caracciolo e del giovane Piccinini (che, invece, aveva giocato durante la gestione di Maran). Nelle ultime settimane D'Angelo ha affrontato le imprese più difficili, ossia disciplinare e rilanciare dall'inizio Rus (centrale nato in Romania e in arrivo dal campionato ungherese: dunque abituato a difendere in modo diverso da come si fa in Italia) e soprattutto gli “anarchici” Esteves e Morutan, che hanno iniziato a calarsi nei precisi compiti che l'allenatore attribuisce a vari ruoli. Ormai si è assottigliata, in molti casi annullata, la differenza fra “vecchi” e “nuovi”: sono tutti gli uomini di D'Angelo lanciati alla rimonta in classifica.

Sapersi adattare

Ma oltre agli interpreti D’Angelo ha saputo cambiare spesso anche lo spartito, adattando quest’ultimo, ovvero il sistema di gioco, alle caratteristiche dei primi. Così dovendo per forza sintetizzare il modulo non si potrebbe che indicare un 4-3-fantasia visto che è proprio la disposizione degli attaccanti a cambiare a secondo di chi gioca dal fischio iniziale e, naturalmente, la disposizione degli avversari. Che sia 1-2, 2-1 o più semplicemente 3, però, cambia poco: il Pisa crea sempre e segna quasi sempre. Punti fermi la mediana a 3 e la difesa a 4. Ma cambia, però, la costruzione del gioco. Se il terzino destro è Calabresi, ad esempio, si accentra per iniziare l’azione insieme ai due centrali mentre Beruatto parte in posizione avanzata e Touré si allarga in una sorta di 3-4-2-1 o 3-4-3; con Esteves, invece, tocca a Nagy abbassarsi mentre il portoghese si alza. Dettagli, anche in questo caso. Importanti certo, ma il meccanismo del Pisa ora gira a dovere in un modo o nell’altro.


 

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