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Riflessioni in nerazzurro

Pisa, giusto danzare sulle punte. Ma quelle di Baryshnikov

di David Biuzzi
Pisa, giusto danzare sulle punte. Ma quelle di Baryshnikov

A poco più di un mese dal ritorno al timone del condottiero Luca D’Angelo, insomma, il primo passo è stato compiuto. Non è figlio del caso, ma di un percorso iniziato proprio con il nuovo inizio del tecnico di Pescara che ha avuto il grande, enorme merito di risvegliare una squadra che si stava intristendo e intricando dentro una crisi sempre più seria, sempre più profonda

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Svegliarsi da ultimo della classe e andare a letto fuori dalla zona playout. Non è da tutti, ma è da Pisa. Il primo squillo piazzato all’Arena – nella vittoria per 4-2 di domenica 23 ottobre contro il Modena -, infatti, vale anche e soprattutto questo: riscoprirsi, finalmente, fuori dalla sabbie mobili. Non a distanza di sicurezza, si basi bene, ma fuori.

A poco più di un mese dal ritorno al timone del condottiero Luca D’Angelo, insomma, il primo passo è stato compiuto. Non è figlio del caso, ma di un percorso iniziato proprio con il nuovo inizio del tecnico di Pescara che ha avuto il grande, enorme merito di risvegliare una squadra che si stava intristendo e intricando dentro una crisi sempre più seria, sempre più profonda. Ora, invece, la brigata nerazzurra è tornata fiera e baldanzosa. Riesce a reagire alle difficoltà (come il gol iniziale del Modena), riesce ad esprimere un potenziale offensivo (e in questo caso i meriti sono anche di chi lo ha messo insieme, ovvero la società) che è davvero tanta roba. Là davanti, proprio come racconta Luciano Spalletti per il suo Napoli capolista al piano superiore, non esistono prime donne e rincalzi (eccezion fatta, ovviamente, per chi con questa categoria ha poco a che spartire, ovvero Ernesto Torregrossa) ma “titolari da 60 (minuti)” e “titolari da 30 (minuti)”. Proprio il match col Modena ne è stato l’esempio lampante: il trio Tramoni-Gliozzi-Sibilli ha iniziato la demolazione dei gialloblù, quello Morutan-Torregrossa-Masucci ha terminato l’opera. Perfetto il progetto e la messa in opera del capocantiere D’Angelo. E anche se non sempre sarà possibile azzeccare tutte le scelte, i cambi e i tempi, navigare nella terra dell’abbondanza cantata da Leonard Cohen e raccontata dal film di Wim Wenders (nel 2004) è comunque un privilegio.

Ma attenzione, non è finita. Anzi, ad oggi per i nerazzurri valgono e possono solo valere le parole di un altro film, “Il burbero” pronunciate da Adriano Celentano: il meno è fatto. Perché togliersi dalla zona rossa era davvero solo il primo passo e perché la netta crescita fatta registrare dalla truppa non equivale ad aver risolto tutti i problemi.

Nella fase di non possesso, infatti, c’è più di qualcosina da registrare. Il Pisa incassa, il Pisa concede, il Pisa non ha la sicurezza dei tempi migliori (la passata stagione). C’è da trovare la quadratura del cerchio, insomma. Perché la vocazione della squadra era, è e deve restare offensiva, ma non sempre si possono segnare 3 gol a partita (2,5 l’ottima media nelle 4 partite del D’Angelo-bis).

Quindi i nerazzurri continuino a danzare sulle punte, ma quelle del grande Michail Nikolaevic Barysnikov: «Non cerco di ballare meglio di chiunque altro – la sua lezione – cerco solo di ballare meglio di me stesso». Migliorarsi, insomma, è un obbligo.

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