Il Tirreno

Pisa

Riflessioni in neroazzurro

C’è un equilibrio da trovare però guai a smettere di osare

di David Biuzzi
C’è un equilibrio da trovare però guai a smettere di osare

Un fase convince, l’altra no e in mezzo spunta Kierkegaard

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Secondo quanto spiega Ajahn Candasiri, monaca nata ad Edimburgo e co-fondatrice del Chithurst nel West Sussex, nei monasteri buddisti due o tre mesi vengono dedicati a un periodo di ritiro: ritrovare l’equilibrio è il fine ultimo.

Luca D’Angelo e il suo Pisa, purtroppo, non hanno tutto questo tempo a disposizione, ma proprio ritrovare o meglio ancora trovare l’equilibrio è il primo punto del capitolo “compiti da svolgere” ora che il cammino del campionato ha superato il primo quarto. Già, l’equilibrio. Perché a Palermo per larghi tratti si è vista e ammirata forse la migliore versione nerazzurra dall’attuale stagionale. Belli, baldanzosi. Così sono sembrati capitan Marin e soci. Anche troppo padroni del campo, visto che una bella porzione di quello stesso campo se la sono lasciata incustodita alle spalle. Spazi in cui il contropiede rosanero si è infilato come il grissino che affondava nel tenero tonno di un famoso spot. Basta ricordare il primo dei tre gol sul groppone: lancione da distanza siderale, dritto per dritto, del portiere Pigliacelli, torre di Brunori che sovrasta Canestrelli e Di Mariano s’infila tra i (troppo) larghi Barba e Calabresi e infila Nicolas. Tutto facile. Tutto troppo, maledettamente facile.

Proprio quella fase difensiva che col ritorno del tecnico di Pescara era sembrata accendersi, insomma, stavolta ha tradito. Colpa, sicuramente, di prestazioni individuali non all’altezza delle precedenti, tanto che nessuno del quartetto Calabresi-Canestrelli-Barba-Beruatto ha convinto, ma anche e soprattutto di meccanismi che si sono inceppati. Dare copertura a chi va a saltare, tanto per restare sul primo gol incassato, è quasi l’Abc del pallone. E l’organizzazione difensiva è sempre stato un marchio di fabbrica di D’Angelo. E ora deve tornare a esserlo. Indietro non si torna, vero, ma davanti c’è una partita contro un avversario, il Modena, che di squilli (al Como) ne ha piazzati cinque in un colpo solo. Fare di più e meglio, insomma, è un obbligo. Ma con l’equilibrio, appunto. Perché a fare da contraltare ad alcune nefandezze difensive, al Barbera c’è stata una fase propositiva sia produttiva che per ampi frangenti spumeggiante. In questo senso alle conferme (la vena di Gliozzi, lo strapotere fisico di Touré), si è aggiunto Tramoni. Finalmente incisivo, finalmente acceso non a caso in una posizione, il vertice alto del rombo nel 4-3-1-2, che sembra fatta apposta per esaltare le sue (non poche) qualità.

Ma potrà il Pisa supportare e sopportare due attaccanti (magari la coppia d’oro Gliozzi-Torregrossa) e un fantasista meno muscolare di Ionita? Ai posteri, pardon a D’Angelo l’ardua sentenza. Al tecnico, però, ci permettiamo di consigliare un ripasso del pensiero di Søren Aabye Kierkegaard, filosofo, teologo e scrittore danese (Cepenaghen, 1813-1855) padre dell'esistenzialismo: osare è perdere momentaneamente l’equilibrio, non osare è perdere se stessi.

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