Separazione, margine e aggregazione: ecco il rito che ha riacceso il Pisa
D’Angelo, Maran e quella maledizione del sogno infranto
Il rito di passaggio, per definizione, segna il cambiamento da una condizione a un’altra. Secondo la teoria dell’antropologo francese Arnold Van Gennep è diviso in tre fasi: la separazione, il margine e l’aggregazione.
Alla categoria appartengono cerimonie religiose come battesimi, iniziazioni all’età adulta, nozze, funerali. Esistono anche nel calcio, però, e il Pisa ne sta vivendo uno proprio in questo periodo. Già, perché il passaggio dalla gestione di Rolando Maran a quella di Luca D’Angelo ha prodotto un cambiamento talmente profondo che è impossibile ridurlo al semplice avvicendamento tra professionisti. No, probabilmente la verità è che i nerazzurri, squadra e non solo, di vivere il loro rito di passaggio avevano assoluto bisogno.
Lo richiedeva quel sogno cullato, assaporato e gustato a lungo nella scorsa stagione. Come nel mito del volo di Icaro, in pratica, il Pisa è arrivato così vicino al sole da bruciarsi le ali. È successo nella notte, che per tanti veri resta magica e indimenticabile, del 29 maggio scorso. Nella finale di ritorno dei playoff persa col Monza dopo un susseguirsi di emozioni e ribaltoni, di speranze e delusioni, di gioie e dolori. Evidentemente ha lasciato più strascichi di quanto si potesse pensare perché una mezza rivoluzione di mercato e il cambio della guardia al timone di comando non ne ha attutito gli effetti.
No, ad inizio stagione (di questa stagione) era come se la delusione di quella nottata non fosse ancora passata. Troppo fragile, la squadra, per riallacciare i fili del discorso interrotto, troppo anche per rispondere agli episodi sfavorevoli che sul campo di gioco, durante una partita, prima o poi si materializzano. Una spirale negativa pericolosa e da cui uscire non è mai semplice. Come una maledizione. E per spezzare il sortilegio, appunto, c’è bisogno di un rito di passaggio. Che si è materializzato con il ribaltone in panchina. Così Maran ha pagato il conto per tutti. Lui che in quella notte di maggio neanche c’era. Ma ricordate la teoria di Van Gennep? La prima fase è la separazione. Quella che D’Angelo aveva vissuto in precedenza (con il divorzio di giugno). È tornato con i postumi già smaltiti, insomma. E il suo impatto, non a caso, è stato ed è devastante: vittoria all’esordio (di Perugia), prima gara senza reti al passivo (col Parma) alla seconda.
Tra le poche certezze legate al calcio c’è quella che coi “se” e coi “ma” non si va da nessuna parte, è vero, eppure la sensazione che l’eventuale conferma del tecnico di Pescara potesse produrre risultati diversi (rispetto agli attuali) c’è. E anche il fortissimo legame con il popolo nerazzurro, per esempio, poteva risentirne. No, il rito di passaggio serviva davvero e ora bisogna fare di tutto per continuare a raccoglierne i frutti.
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