Le stelle del Pisa sono riaccese
Da Beruatto a Touré passando per Marin: la pozione magica di D’Angelo funziona. Nelle ultime uscite sono tornati brillanti come nei giorni belli della scorsa stagione
PISA. «Ma quando penso a te, mio caro amico, ciò che era perduto è ritrovato, e ogni dolore ha fine». Già, William Shakespeare lo aveva già capito e scritto anche se, ovviamente, non pensava certo al Pisa o al pallone.
In casa nerazzurra, però, è successo, sta succedendo, proprio in queste settimane. Il “caro amico”, ovviamente, è Luca D’Angelo e in questo caso è il suo ritorno, più che il semplice pensiero, che sta cancellando i dolori di un avvio di stagione maledettamente complicato e riportando a galla quello che a un certo punto sembrava davvero perduto. Come la capacità di essere sempre e comunque squadra, anche quelle di soffrire e subire ma senza mai rinunciare a catapultarsi in avanti per rispondere colpo su colpo. Lo spirito dei giorni belli, insomma. Quello che tanto piace al popolo nerazzurro.
Ma non solo. Già, perché i primi 180 minuti del D’Angelo-bis hanno riportato in copertina anche protagonisti che sembravano essersi smarriti tra le pagine del romanzo di un campionato più nero che opaco. È il caso, soprattutto, di Pietro Beruatto. Già, perché quello che il tecnico di Pescara definisce «il miglior terzino della Serie B» e che tale in effetti era stato nello scorso campionato, in questo avvio di stagione sembrava il fratello cattivo (o, almeno, quello molto meno bravo) del giocatore ammirato per mesi spadroneggiare sulla corsia mancina asfaltando gli avversari in stile Takaya Todoroki del (vecchio) cartoon “Grand Prix e il campionissimo” e crescendo gara dopo gara nella fase difensiva. In sostanza quello che è successo col Parma, dopo i buoni segnali già evidenziati a Perugia.
Stesso discorso, più o meno, per Idrissa Touré. Il gigante del centrocampo stava galleggiando ai margini della squadra durante la gestione di Rolando Maran, ma col ritorno di D’Angelo ha ritrovato non solo il posto nell’undici di partenza ma anche il gol, a Perugia, e il modo di mettere in luce e a disposizione della squadra la sua straboccante fisicità. Continua e probabilmente continuerà a non essere sempre preciso nelle giocate e nelle scelte, il tedesco (nato a Berlino da genitori guineani) ma nel 4-2-3-1 serve come il pane perché nelle catena di destra (con Calabresi dietro e un fantasista davanti) rende perfetto (o quasi) l’equilibrio.
D’Angelo, insomma, ha riacceso quasi di colpo entrambi, permettendo ai nerazzurri di ritrovare due giocatori che furono determinanti in tanti successi della scorsa stagione e che possono e devono esserlo anche in queste. Ma nel conto in qualche misura va messo anche Marius Marin. Lui, in realtà, del tutto spento non era mai sembrato, ma neanche ai livelli dello strepitoso campionato 2021/2022. Col Parma, invece, è tornato il guerriero che contrasta tutto e tutti, che recupera palloni in quantità industriale e che si taglierebbe un braccio pur di non perderne uno.
C’è la rigenerazione dei singoli, insomma, dietro il cambio di passo del Pisa. Che è ancora nelle sabbie mobili, è vero, ma che ora sembra poterne uscire. Non è scontato e neanche semplice, ma D’Angelo sembra quasi Panoramix, il druido che grazie alla sua pozione magica (e segreta) rende invincibili Aterix, Obelix e gli altri irriducibili Galli che nel loro piccolo villaggio in Armorique riescono a tenere testa all’impero romano e al suo esercito.
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