Quei maledetti rigori che trattengono il Pisa
Una fuga sfumata... dagli undici metri: i quattro errori sono costati cinque punti
PISA. Undici metri... di rabbia, di delusione, di rammarico. Sono quelli del Pisa di Luca D’Angelo che, al netto di una stagione da applausi, continua ad avere un pessimo rapporti con i calci di rigore.
L’occasione per antonomasia, nel calcio. Ma poi bisogna sfruttarla. E i nerazzurri lo fanno poco, troppo poco. Meno della metà della volte in cui avrebbero potuto farlo, visto che delle sette massime punizione fin qui avute a favore solo tre sono finite in fondo al sacco. E hanno prodotto appena un punticino. Quello preso ad Alessandria con l’1-1 di Ernesto Torregrossa. Gli altri andati a buon fine portano la firma di Lorenzo Lucca, con la Reggina, e di Yonatan Cohen, a Cosenza. In entrambi i casi, però, il Pisa già era avanti e ha vinto di due (rispettivamente 2-0 e 0-2).
Dei quatto gettati alle ortiche, invece, solo quello di Robert Gucher, col Monza, era a costo zero: nerazzurri avanti 2-1 sia al momento dell’errore che al triplice fischio di fine ostilità. Diverso il discorso nelle restanti tre occasioni: apre Alessandro De Vitis a Crotone, sul parziale di 1-0 per i locali che poi vinceranno 2-1, poi Lorenzo Lucca nell’1-1 interno col Perugia e quindi Ernesto Torregrossa una manciata di ora fa nello 0-0 con la Ternana. Tradotto in soldoni sono un pari e due vittorie non arrivate. Ovvero cinque punti. Gli attuali 41 in classifica, insomma, potevano essere 46. In cronaca di una fuga mai nata.
Con i se e con i ma la storia non si fa, insegna un vecchio proverbio. Il rammarico, però, resta. E la sensazione che quella dei rigori sia un’autentica maledizione, per il Pisa, prende corpo pensando alla prodezza di Nicolas (su Ciano, uno specialista) nel match interno con il Frosinone che però non ha evitato la sconfitta interna. Come ci ha insegnato Francesco De Gregori nell’immortale “Leva calcistica della classe ’68”, insomma, non bisogna aver paura di sbagliare un rigore, un calciatore non si giudica da questi particolari. Ma se la butti dentro, dagli undici metri, è decisamente meglio...
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