L’arbitro e il gioiello di casa rallentano la corsa del Pisa
Marsura (gran gol) colpisce, il Perugia pareggia con un contestato rigore (concesso dal Var) e Lucca spreca dal dischetto
David Biuzzi
PISA. Sono due avversari inattesi a rallentare la corsa del Pisa. Che inanella un altro risultato utile, resta davanti a tutti, ma tutto sommato getta via una vittoria che si stava costruendo non con una superiorità marcata, ma comunque con pieno merito.
Succede nel cuore della ripresa, con i nerazzurri avanti grazie al gioiello stavolta confezionato da Marsura (la gradita sorpresa di D’Angelo nell’undici iniziale) e in controllo del match. Al 25’, però, sugli sviluppi di un corner c’è un contatto, dalle parti di Nicolas, fra Gucher (da poco in campo) e Sgarbi. Niente di che, tanto che l’arbitro Giampiero Miele di Nola - a due passi - fa ampi gesti al difensore umbro di rialzarsi. Poi, però, l’addetto al Var Marini, via radio, gli dice altro, lo “convoca” al video e ci scappa il rigore. Lo trasforma De Luca, dopo un paio di minuti di attesa e proteste, e si torna in parità. Una manciata di minuti dopo, però, il penalty è dall’altra parte. Stavolta lo assegna il direttore di gara, per una spinta (più vistosa che forte) di Zanandrea a Lucca. Il biancorosso, già ammonito, viene espulso, ma stavolta il protagonista in negativo è in bomber. Che certifica il momento nero (600 minuti senza gol, l’ultimo alla Reggina ad inizio ottobre e una prestazione, quella di ieri, già negativa di suo) facendosi respingere il tiro da Chichizola e, giusto per non farsi mancare niente, ostacolando addirittura Cohen (altro subentrato) sulla respinta.
Due stramaledetti rigori, insomma, e due protagonisti in serata no (l’arbitro, soprattutto, ma anche il gioiello della casa) gettano alle ortiche la terza vittoria consecutiva e il conseguente tentativo di fuga. Un peccato. Un vero peccato. Perché, come accennato, pur senza brillare come al Rigamonti il Pisa la partita se la stava portando a casa. Merito del solito ottimo avvio, ma anche di un atteggiamento sempre positivo e propositivo. Lo stesso, in effetti, si più dire del Perugia del fucecchiese Alvini che, nonostante qualche pesante assenza, sceglie di giocarsela senza parcheggiare il pullman in area di rigore come il 3-5-2 iniziale potrebbe far pensare.
Dalle buone intenzioni, di entrambe, nasce un primo tempo bello e giocato su buoni ritmi. Il Pisa (che conferma il 4-3-1-2 con Hermannsson al posto dello squalificato Caracciolo, il ritorno di Touré in mezzo e il già citato “ripescaggio” di Marsura in avanti) potrebbe bussare subito con Sibilli, ma stavolta l’uomo spara a salve da ottima posizione (2’), ma gli umbri fanno lo stesso con l’ex Lisi (3’), omaggiato dalla curva con uno striscione. I ritmi sono alti, le occasioni si susseguono da ambo le parti. Al 10’, infatti, Nicolas dice no alla capocciata di De Luca e pochi secondi dopo Marsura estrae il coniglio dal cilindro: riceve palla sulla sinistra, si accentra eludendo Sgarbi e col destro a rientrare la piazza sul palo lungo. È un gran gol. Proprio come quelli di Cohen al Benevento e Sibilli al Brescia. E proprio come allora i nerazzurri provano a costruirci il successo. Al di là di una rete annullata a Kouan per fallo di De Luca su Beruatto al 22’ (forse l’unica decisione giusta di Miele), infatti, concedono poco (e comunque sempre meno), reclamano due rigori che potevano starci (considerato soprattutto quello poi dato agli ospiti) su Lucca e Touré e nella ripresa sembrano controllare senza eccessivi affanni. Certo, il risultato è in bilico, ma la sensazione è che difenderlo sia possibile.
Fino ai due episodi già descritti. Che, di fatto, aprono un’altra partita. Il Pisa, infatti, s’innervosisce fino a perdere lucidità e a sprecare la superiorità numerica. Il resto lo fa ancora Chichizola nel finale (su Gucher), mentre la generosità basta per provarci fino all’ultimo secondo - un buon segnale per il futuro - ma non a riuscirci.
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